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Google, a tre ore dalla denuncia antitrust

A distanza di settimane dal fallimento del progetto Googlehoo, emergono interessanti retroscena sul caso. Sandy Litvack, legale coinvolto dalla DOJ nel procedimento, fa sapere che Google ha ritirato l'offerta a tre ore appena dalla denuncia dell'antitrust

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A distanza di poche settimane emergono interessanti retroscena relativamente al caso Googlehoo. Google, infatti, aveva proposto al commissione antitrust della DOJ un accordo con Yahoo, accordo che avrebbe tolto il motore di Sunnyvale dal mercato spuntando le armi alla concorrenza. Dal Department of Justice, però, la risposta tardava ad arrivare, fin quando è poi andato tutto in fumo. Ora si sa il perchè.

La mancata risposta del DOJ non era una attesa volta a maggiori indagini, ma nascondeva invece un suggerimento a Google: lasciate perdere finché siete in tempo. La corda è stata tirata fino all’ultimo: Eric Schmidt aveva addirittura minacciato di procedere anche senza risposta, perchè «il tempo è denaro». Neanche l’estrema minaccia ha però funzionato, ed il silenzio del DOJ si è fatto sempre più significativo. L’ultimo giorno il DOJ ha comunicato a Google che ad una certa ora una denuncia formale sarebbe stata messa agli atti per violazione delle norme antitrust.

Google, a questo punto, si è trovato di fronte ad un bivio: affrontare una denuncia per comportamento anticoncorrenziale (lesiva anche per l’immagine, oltre che per gli improbabili esiti a cui si sarebbe giunti) oppure mollare la presa e lasciare Yahoo al proprio destino. Così è stato fatto, a tre ore appena dal deposito della sentenza. Jerry Yang ha avuto modo di rammaricarsi per questo comportamento, ma la sua opinione era ovviamente dettata dai problemi per l’ennesima occasione persa per il proprio gruppo.

Le voci scaturiscono ora per mezzo di Sandy Litvack, uno dei legali coinvolti nella vicenda. Nello specifico Google sarebbe stata ammonita per duplice violazione della Sherman Antitrust Act. L’opinione della DOJ emerge dalle carte, ma è chiaro come il tutto si sviluppasse sotto la pressione delle pubbliche opposizioni all’accordo, nonché dagli incontri privati con i quali Microsoft ha fatto esplicita azione di lobby.