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Cala la scure sui siti pro-ana e pro-mia

L'on.Beatrice Lorenzin è la prima firmataria di una nuova norma che dovrebbe portare sul campo misure concrete per disincentivare l'immissione online di informazioni riconducibili a propaganda in favore di anoressia e bulimia. La proposta è in discussione

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La norma sembra però manifestare alcune ambiguità. Finché non sarà possibile analizzare nei dettagli il testo, ad esempio, non sarà possibile giudicare in che modo la legge verrà portata all’atto pratico, e se il tutto non possa essere una forma di censura che, se mal formulata, possa estendersi ad altre casistiche o comunque creare una testa di ponte per altro oscurantismo estraneo alle buone intenzioni palesate con la proposta contro l’anoressia. Non solo. Dall’intervista sembra trapelare anche la volontà di iniziative differenti ed estranee al web, quali una maggior regolamentazione delle immagini portate sui media generalisti quali la tv: «”Noi proponiamo forme di contrasto, non solo su via telematica, per ostacolare l’istigazione a pratiche alimentari che incitano alla malattia […] Una pubblicità o forme di comunicazione che strizzano l’occhio all’anoressia proponendo modelli di magrezza esagerata, sono sicuramente sbagliate, ma non possono essere reato».

La Lorenzin tira in ballo anche Google, spiegando come vi sia in parallelo una iniziativa propositiva: «Abbiamo parlato con i responsabili di Google Italia e abbiamo trovato disponibilità per l’attivazione di siti di “contro-informazione” positiva per combattere questi disturbi alimentari»: trattasi in questo caso di una via meno rischiosa per le libertà dei espressione e, probabilmente, di un dispositivo di lungo periodo più efficace che non la censura. Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sembra però essere soprattutto dalla parte del pugno duro: «mi auguro che si possa trovare un accordo, anche con l’opposizione, in particolare con le parlamentari più sensibili al problema, ottenere una corsia preferenziale e cancellare questi siti di morte».

Nei giorni scorsi una iniziativa di stampo differente è stata avanzata dal Governo sotto il motto di “Chi si ama ci segua”: il sito Timshel.it è stato presentato dal ministro per le politiche giovanili Giorgia Meloni come possibile alternativa all’informazione distorta presente il rete. Il sito spiega i problemi dell’accoppiata anoressia/bulimia e cerca di offrire un sostegno per quanti in Italia soffrono a causa del problema. All’atto della presentazione di Timshel.it, Giorgia Meloni ha auspicato una normativa valida per ostacolare l’immissione online di informazioni distorte sull’anoressia ed ha proposto un approccio simile a quello francese: 2 anni di carcere e 30000 euro di sanzione pecuniaria potrebbero essere una sanzione sufficiente per disincentivare la disinformazione.

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