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StumbleUpon si svincola da eBay

StumbleUpon ha trovato una separazione consensuale con eBay che riporta il piccolo gruppo allo status di startup. L'assenza di strategie di lungo periodo ha riportato il gruppo nelle mani dei fondatori originali. Ora per Skype potrebbe accadere lo stesso

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A far fallire il matrimonio tra le parti è stata l’assenza di una visione d’insieme di lungo periodo: quando le parti hanno concordato l’assenza di un obiettivo comune, il lavorare assieme è divenuto impossibile e pertanto si è arrivati ad una separazione consensuale. Nei rispettivi annunci non v’è traccia di dettagli relativamente al lato economico dell’affare ed al tempo stesso sembrano non esservi convenevoli: le parti si lasciano in modo sostanzialmente freddo dopo un biennio che ha raggelato gli entusiasmi iniziali conditi da milioni di dollari ed un contesto economico ben differente.

Quel che rende questa vicenda ancor più interessante è il momento specifico in cui avviene. Da poche ore, infatti, è maturata la convinzione per cui Niklas Zennstrom e Janus Friis potrebbero essere vicini ad un ri-acquisto di Skype dopo averlo ceduto ad eBay nel 2005. Il percorso, se venisse completato, prefigurerebbe una sovrapposizione esatta con la vicenda di StumbleUpon: una onerosa acquisizione tra squilli di trombe, una sostanziale assenza di strategie di lungo respiro, una separazione consensuale ed un ritorno alle origini, tra le braccia di chi ha cullato per primo l’idea.

La vicenda Skype è però ben più difficoltosa. In ballo v’è un servizio che ha saputo crescere a ritmi vertiginosi, che matura un buon fatturato e che è un emblema oltre che un servizio. Skype oggi è qualcosa di importante che mal si adatta ad eBay solo per l’assenza di sinergie tra il marketplace ed il client VoIP. Lasciare che Skype possa divincolarsi è dunque qualcosa di molto più complesso e già alcuni analisti hanno espresso la propria opinione contraria: seppur se sembra confermato il fatto che Zennstrom e Friis starebbero raccogliendo capitali per presentarsi armati alla porta di John Donahoe (CEO Skype), difficilmente l’affare andrà in porto. La vicenda Skype prevede comunque tempi ben più lunghi e molte complicazioni, il che divide per ora la sorte del gruppo da quella di StumbleUpon. La cui storia ricomincia oggi.

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