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Skype sarà quotato in Borsa

Entro la prima metà del 2010 Skype sarà quotato in borsa. L'annuncio arriva direttamente da eBay, ove si motiva la scelta dello spin-off con la necessità di massimizzare il valore di un gruppo che rappresenta ad oggi un forte business stand-alone

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Inutile far dietrologie, ma la storia va ripercorsa. Zennstrom e Friis sono stati i fondatori di Skype e ne hanno retta la guida fino alla clamorosa acquisizione da parte del gruppo eBay per 2.6 miliardi di dollari (cifra in seguito riformulata a quota 3.1 miliardi). Dal 2005 ad oggi Skype ha continuato a crescere seguendo un ritmo in continua accelerazione grazie alla forza del brand, all’aumentato numero degli utenti utilizzanti la rete, grazie ad una maggiore diffusione della cultura degli strumenti del Web e grazie alle continue novità apportate al client. Skype è infatti sempre stato un passo avanti rispetto ai desideri del pubblico: la telefonia prima, l’interfaccia migliorata poi, le chiamate video in seguito. Oggi Skype è il non-plus-ultra delle chiamate grazie alla qualità del servizio ed alla prepotente dimensione della propria community: 400 milioni di utenti già iscritti per una media costante di oltre 10 milioni di connessioni contemporanee.

Quando il rapporto tra Skype ed eBay ha iniziato a scricchiolare con maggior serietà, ecco che la coppia Zennstrom/Friis è tornata improvvisamente a far capolino. Nei giorni passati infatti la coppia si è ripresentata sotto i riflettori ed il merito non è né di Kazaa (la loro prima creatura), né Joost (l’ultimo, e poco fortunato, esperimento). I loro nomi, invece, tornano in auge nel contesto ipotetico di un ritorno di fiamma per riacquisire Skype dalle stesse mani a cui è stato venduto pochi anni or sono. Magari con un prezzo di favore, perché no.

Gli analisti si son subito trovati su fronti opposti. Da una parte v’erano le rassicurazioni di chi vedevano Zennstrom e Friis attivi sul fronte della raccolta dei capitali per tentare la scalata alla proprietà di Skype; dall’altra si sono progressivamente fatti vivi coloro i quali hanno visto con estremo scetticismo questo ritorno di fiamma, francobollando come «improbabile» l’iniziativa di riacquisto ipotizzata. Conferme? Nessuna, in entrambi i casi. Ed in assenza di notizie i rumor fecondano.

Un primo scossone alla situazione giunge da StumbleUpon: 24 ore prima dell’annuncio dell’IPO per Skype si viene a sapere che StumbleUpon è tornato nelle mani dei primi fondatori, coloro i quali per 75 milioni di dollari l’hanno in passato venduto a Skype. Pochi i dettagli economici, ma il tutto sembra quasi essere un preludio ad una fine già scritta anche per Skype: divorzio consensuale e cessione a Zennstrom e Friis. Ma l’ipotesi è tanto perfetta da meritare una immediata e sonora smentita: nessuna cessione in atto, o quantomeno non nella formula ipotizzata. Skype, invece, verrà messa in pubblica offerta ed ogni singolo privato cittadino che crede nelle potenzialità del servizio potrà investirvi la propria somma per acquisire la propria quota di azionariato.

La storia di Skype ricomincia da qui, dunque. Da una avventura in solitaria che parte da Wall Street. Forse.

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