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Il microblogging in Italia: funziona o no?

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Il fenomeno del Microblogging è qualcosa di “abbastanza” recente e innovativo. Tuttavia la cosa (perlomeno a mio avviso) in Italia non riesce ad emergere con la stessa intensità rispetto ad altri paesi.

Cerchiamo di capire a cosa potrebbero essere dovute le ragioni di tale “mancato interesse” e di comprendere meglio che cosa sia il microblogging.

Per chi non lo sapesse:

Il micro-blogging (o microblogging o micro blogging) è una forma di pubblicazione costante di piccoli contenuti in Rete, sotto forma di messaggi di testo (normalmente fino a 140 caratteri), immagini, video, audio MP3 ma anche segnalibri, citazioni, appunti. Questi contenuti vengono pubblicati in un servizio di Social Network, visibili a tutti o soltanto alle persone della propria community.

Tali servizi sono largamente impiegati (come avete letto o visto) dalle grosse aziende che intendono mantenere un contatto costante con i clienti, i dipendenti o i semplici interessati ma non solo: le “comuni utenze” adottano tali strumenti facendo un vero e proprio life-sharing: dove ciò che viene condiviso non è un semplice contenuto, un documento, una risorsa ma l’utente stesso.

Lasciando da parte le mie personali convinzioni sul fenomeno, vorrei provare a portare la discussione ipotizzando le ragioni per cui (a livello italiano) non vi sia un uso così massiccio e consapevole di tali strumenti.

Secondo voi a cosa è imputabile la causa?

Personalmente sono convinto che il vincolo sia prettamente di natura economica. I servizi di Microblogging risultano interessanti (e veramente utili) se usati dal cellulare come servizi “SMS-like”. Il problema è che in Italia i costi in questo senso sono davvero proibitivi.

Voi cosa ne dite? Qual è la vostra esperienza in merito? E cosa ne pensate del microblogging: solo una perdita di tempo oppure uno strumento davvero interessante?