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Facebook e le fotografie fantasma

Secondo l'Università di Cambridge, le fotografie rimosse dagli utenti dai social network permangono sui server degli stessi siti web anche a 30 dì dalla loro cancellazione. I milioni di foto fantasma potrebbero costituire un serio rischio per la privacy

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Altri siti web si sono invece rivelati molto più reattivi nella cancellazione definitiva delle immagini, dimostrando di avere un miglior sistema di gestione delle fotografie sui loro server. La scomparsa dell’immagine inviata dai ricercatori della Università di Cambridge si è rivelata pressoché istantanea su Flickr, Orkut e Photobucket, mentre ha richiesto alcune ore per Picasa e Fotki, e alcuni giorni nel caso di Tagged e Friendster.

Secondo la ricerca, il ritardo nella rimozione delle fotografie caricate dagli utenti è solitamente dovuto all’architettura utilizzata dai siti web per la gestione delle immagini. Le fotografie risiedono su server dedicati dai quali i server per la gestione del sito web vero e proprio attingono per fornire i contenuti agli utenti. Tale soluzione consente di alleggerire i sistemi, ma comporta spesso che le immagini si accumulino nella cache dei server non consentendo una loro rapida e definitiva eliminazione.

I ricercatori suggeriscono ai grandi social network di focalizzare maggiormente la loro attenzione su questi aspetti, che in alcuni casi possono ledere la privacy degli utenti convinti di aver rimosso un’immagine che rimane invece ancora accessibile tramite la sua URL. Riprendendo la definizione di Larry Lessig, Bonneau e colleghi invitano a valutare l’obbligo di preservare la riservatezza dei dati degli utenti non come un problema legato alla legge, ma come un problema strettamente legato al codice e alla progettazione delle architetture nei network. Una maggiore attenzione in questo senso potrebbe forse ridurre il fenomeno delle decine di milioni di fotografie fantasma che ogni giorno si aggirano nella Rete.