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Iran: le proteste aiutano il marketing del Web 2.0

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In questi giorni su Internet, sui giornali e alle televisioni si parla molto delle proteste che stanno avvenendo in Iran in seguito alle recenti elezioni. Il problema politico e di ordine pubblico sorto in questi giorni a Teheran ha spronato alcune delle aziende che operano con i servizi online a mettere a punto nuovi servizi.

Così, nel giro di pochissimo tempo, Google ha annunciato di aver realizzato una versione del suo popolare servizio di traduzione dal persiano all’inglese e viceversa. Intanto su Twitter si parla continuamente dell’Iran e delle proteste grazie alla potenza del microblogging.

Facebook non poteva mancare all’appello, e nei giorni scorsi ha annunciato di aver reso disponibile una versione in persiano del social network grazie alla collaborazione di più di 400 persone di madrelingua, le quali si sono adoperate per tradurre le pagine del portale.

Insomma, il dubbio è proprio quello di star assistendo ad una sorta di sistema pubblicitario gratuito di questi servizi, che in realtà, proprio a causa delle forti limitazioni presenti in Iran, non sempre possono essere utilizzati dagli internauti.

Le connessioni a Google sono infatti state rallentate dalle autorità. Lo stesso accade per Facebook e per Twitter, che non sempre possono essere utilizzati. Allora alcuni analisti, a cominciare dal team di Foreign policy, hanno fatto nascere delle considerazioni inquietanti: Google, Facebook e Twitter hanno ricevuto, in questi giorni e grazie a questi eventi, pubblicità sui mass media in modo del tutto gratuito. Con la crisi economica attuale quella eventualmente attuata di proposito dai tre giganti della nuova era del Web potrebbe essere stata una vera e propria strategia di marketing.