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Second Life cerca di sopravvivere

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Cinquecentomila utenti attivi su 15 milioni di avatar registrati. Pochino per il mondo virtuale che fece furore qualche anno fa. Second life, come luogo virtuale di promozione commerciale e di rappresentanza per le imprese, non ha mai sfondato (fece rumore un articolo di Wired, del 2007, che raccontava come il tabellone virtuale della Coca Cola avesse avuto 27 visite in un mese).

Non sfonda nemmeno per i giochi: ha numeri ridicoli rispetto, per esempio, a World of Warcraft che ha 11 milioni di utenti, che pagano 10 euro a testa per poter gareggiare.

Linden Lab, la società che ha sviluppato il “mondo parallelo”, ha dovuto chiudere le banche e i casinò di Second Life: le prime, dopo che la più antica di esse, Ginko Financial, se ne scappò da S.L. con 750.000 dollari degli investitori; i secondi dopo una visitina dell’FBI nella sede della software house alla ricerca di presunte irregolarità.

SL viene usato invece per gli incontri, per i meeting fra avatar.

A dispetto di tutto, quelli della Linden non demordono e danno la colpa del parziale fiasco commerciale all’inesperienza delle aziende nei codici di comunicazione del Nuovo Mondo e si attendo sviluppi positivi, magari grazie a qualche possibile sinergia inedita. Leggi, il collegamento dell’avatar all’identità di Facebook.

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