Legge di stabilità: e la banda larga?

Scompare dal dll di stabilità ogni traccia relativa ad un possibile investimento contro il digital divide e per la promozione della banda larga.

Il Senato ha dato in mattinata il via libera al dll di stabilità (n.2968), che passa così ora alla Camera. Si prevede una approvazione repentina utile a consentire un passaggio rapido al nuovo Governo che, sembra ormai certo, sarà presieduto da Mario Monti. Nel testo approvato al Senato, però, sembra essere scomparsa ogni traccia di quanto si suggeriva alla vigilia in tema di connettività.

Nessun cenno, nessun provvedimento, nessuna ipotesi: semplicemente, il termine “banda larga” non è previsto nel nuovo ddl. Tutto rimane com’è. In una fase tanto delicata per il paese, insomma, lo scottante tema del digital divide è stato accantonato, lasciando la patata bollente in mano al Governo che verrà. Ogni intervento in merito, del resto, avrebbe significato sì vantaggi nel lungo periodo, ma nell’immediato sarebbe stato inserito alla voce dei costi. Il che, probabilmente, non è in questa fase accettabile per un paese che ha la necessità di rasserenare i mercati.

Di particolare interesse l’articolo 5, nel quale si sancisce definitivamente l’allocazione del surplus di entrate ottenuto dall’asta per le frequenze 4G. Invece di tornare nel settore come richiesto, infatti, tale somma è «riassegnata al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato». Ma era qualcosa che si dava ormai per assodato.

L’UE si è riservata di valutare i provvedimenti per richiedere eventuali misure ulteriori, ma al contempo ha sollecitato l’approvazione immediata del dll rimandando ad un secondo momento la revisione. Se non ci saranno richiami da parte dell’UE nei termini previsti dall’Agenda Digitale o improbabili emendamenti presentati alla Camera, insomma, la situazione è quella che trapela dal testo passato al Senato: non vi sono fondi e non vi sono indicazioni relative ad un eventuale impegno della Cassa Deposito e Prestiti. La ricerca per i termini “banda larga” va a vuoto. Sfuma pertanto su quest’ultimo dll l’inseguimento dei fondi per un esecutivo che più volte li ha promessi e più volte li ha negati, lasciando il cerino nelle mani dei privati che, da parte loro, hanno sempre gridato all’eccessivo rischio negando così impegni specifici senza un parallelo aiuto dello Stato.

Capitolo chiuso. Avanti il prossimo (Governo).

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