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Criptovalute: sono valide ovunque?

Spesso nei Bitcoin è vista una forza destabilizzante che alcuni stati hanno preferito tener lontana da sé attraverso normative ostili o espliciti divieti.

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Le criptovalute sono sempre più utilizzate in tutto il mondo. Nonostante questo non sono ancora considerate legali ovunque e la loro stessa natura giuridica è in progressiva fase di definizione in parallelo alla conoscenza sul tema ed all’accettazione culturale di un nuovo tipo di denaro basato su paradigmi e strumenti nuovi.

Paesi​ ​in​ ​cui​ ​il​ ​Bitcoin​ ​è​ ​legale

In un’economia di libero mercato le persone sono libere di stipulare contratti e regolare i rapporti con i debitori/creditori, come ad esempio sono libere di scegliere se utilizzare l’Euro come moneta di scambio, piuttosto che il Bitcoin, o ancora un altro metodo di pagamento. Nei Paesi a libero mercato, infatti, le persone possono accettare di ricevere Bitcoin per la vendita di un bene e tutto ciò in maniera totalmente legale. Fra questi troviamo ad esempio l’Italia, in cui chiunque è libero di possedere Bitcoin o altre criptovalute e di utilizzarli per pagare in qualunque negozio vengano accettati. In Giappone, in particolare, il Bitcoin è divenuto una moneta di uso sempre più comune e viene utilizzato anche nelle situazioni quotidiane.

Percezione​ ​del​ ​Bitcoin​ ​da​ ​parte​ ​degli​ ​stati

Nei Paesi con economia a libero mercato, infatti, viene vietato l’uso di uno strumento solo se questo può arrecare un danno alla società. Il Bitcoin, però, ha un livello di rischiosità addirittura inferiore a quello della normale attività bancaria, come dimostrato nel report del 4 luglio 2017 del Consiglio dell’Unione Europea, intitolato “Report from the Commission to the European Parliament and to the Council on the assessment of the risks of money laundering and terrorist financing affecting the internal market and relating to cross-border situations” (pdf).

La presenza della nuova moneta infatti è considerata molto utile per i risparmiatori. È però chiaro che, mentre il Bitcoin viene considerato utile o “neutro” dal punto di vista della collettività, dato che si usa solo se lo si vuole, al contrario per le autorità monetarie il Bitcoin può risultare in qualche modo “fastidioso” essendo una sorta di concorrente rispetto alla situazione di monopolio per la gestione della moneta. Se però in genere lo stato favorisce la concorrenza, anche con Antitrust, perché questa volta dovrebbe essere negativa la presenza di una moneta alternativa in grado di creare concorrenza nella gestione della moneta?

Bitcoin nel mondo

Bitcoin nel mondo (immagine: No colonies Antarctica).

Altri​ ​Paesi

Tuttavia ci sono alcuni Paesi in cui il punto di vista sul Bitcoin può essere differente. Ad esempio nei Paesi con dittature o regimi comunisti l’uso del Bitcoin può non essere totalmente libero. Solo questione di tempo? Con ogni probabilità è così, poiché si tratta di arrivare a far colimare una valuta proveniente dal futuro con ideologie o sistemi organizzativi provenienti dal passato, scaricando tutte le frizioni conseguenti sul presente.

In alcuni Paesi il Bitcoin non è proibito direttamente, né espressamente dichiarato come illegale, ma ci sono interpretazioni contenziose per via di vecchie normative che ne ostacolano la liber aadozione. Lo stesso avviene anche in molti Paesi dell’Asia, in cui però vi sono costanti evoluzioni sul tema. Tuttavia, nonostante non tutti i Paesi riconoscano ancora il Bitcoin, questo viene sempre più utilizzato in tutto il mondo per via delle sue caratteristiche e della sua stessa natura.

La sua diffusione non è arginabile con semplici prese di posizione o con la mera inerzia di poche nazioni.

Approfondimento redatto in collaborazione con Conio.com

Immagine: No colonies Antarctica