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Primo test della Sony a7 III: mirrorless tuttofare

Qualche scatto in compagnia della nuova mirrorless full frame a7 III: una fotocamera che Sony definisce basic, ma che a conti fatti di basic ha ben poco.

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Con l’introduzione nel 2013 del primo modello, nemmeno Sony si sarebbe aspettata di poter assistere a una tale crescita dell’universo mirrorless, in particolare nell’ambito dei modelli full frame. Il segmento ha però innescato un trend che l’ha portato velocemente a rosicchiare una considerevole quota di mercato al catalogo reflex. Merito di una continua evoluzione della componentistica, di un’ottimizzazione in termini di design e di performance ormai adeguate per soddisfare ogni tipo di esigenza. Abbiamo messo mano all’ultima nata della famiglia: la Sony a7 III.

Sony a7 III: il test

La a7 III arriva a poco più di tre anni di distanza dal predecessore (che rimarrà in vendita a prezzo ribassato) andando a completare la gamma mirrorless di Sony. È lo stesso produttore a definirla “basic”, ma è sufficiente dare uno sguardo all’elenco delle specifiche per capire che di basic la fotocamera ha davvero poco. Anzitutto eredita alcune caratteristiche dall’ammiraglia a9 (guarda il nostro test) come il sistema di stabilizzazione integrato, il sensore full frame retroilluminato (in questo caso è assente la tecnologia Stacked), la sensibilità ISO che arriva a 204800, lo scatto silenzioso e l’autofocus a 693 punti PDAF con sistema Eye AF in AF-C per mantenere il fuoco agganciato sugli occhi del soggetto inquadrato.

Le prestazioni sono inferiori, ma comunque di tutto rispetto, per quanto riguarda la velocità dell’algoritmo che gestisce l’autofocus e nella raffica, che in questo caso arriva a 10 fps in pieno formato (con un buffer sufficiente per 177 immagini acquisite senza interruzioni). La new entry compie invece un passo in avanti per quanto riguarda la registrazione video in 4K, grazie alla compatibilità con gli standard S-Log2/3 e al supporto nativo per la modalità HDR (Hybrid Log Gamma). Insomma, dal quadro generale emerge in modo piuttosto chiaro perché Sony la definisca la fotocamera più versatile del suo catalogo, anche in considerazione del prezzo di commercializzazione (2.300 euro al lancio per il solo corpo macchina, 2.500 euro in kit con l’obiettivo SEL2870). Interessante la promozione che consente di estendere gratuitamente la garanzia, anche per danni accidentali, acquistando il prodotto entro il 30 aprile.

Veniamo dunque al test, per capire come si comporta sul campo. Premettiamo che il tempo a disposizione è stato poco, insufficiente per una prova approfondita, anche in considerazione della necessità di prendere confidenza con feature come la tecnologia Eye AF che possiamo definire una sorta di evoluzione del classico Face Detection. Il fotografo Amedeo Francesco Novelli, Sony Global Imaging Ambassadors, ci ha guidati in una sessione di shooting con due ballerini di tango argentino. Di seguito la galleria con i nostri scatti raccolti in una mezz’ora circa.

Sony a7 III

La nuova a7 III (in offerta su Amazon a 0 euro) porta un sensore retroilluminato in quello che Sony definisce un “modello entry” (lo ripetiamo, di entry o basic ha ben poco), il che si traduce in una migliore gestione della luce anche nelle situazioni più complesse. Altra caratteristica degna di nota è l’autonomia: con la stessa batteria già in uso sulla a9 si passa da 480 a 710 scatti con una sola ricarica.

La gamma si completa così rivolgendosi a ogni target, dall’amatore al professionista: a7R III per chi necessita di ottenere immagini con una risoluzione molto elevata, a7S II per chi si trova a operare in condizioni di illuminazione difficoltose, a9 per chi non accetta compromessi in termini di velocità e ora a7 III per un bacino più ampio di fotografi e videomaker che cercano un buon equilibrio fra tutte queste feature.