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Papua Nuova Guinea banna Facebook per un mese

Papua Nuova Guinea vorrebbe bandire per un mese il social network per studiare gli effetti delle fake news sulla popolazione.

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Papua Nuova Guinea, nazione vicina all’Australia, avrebbe intenzione di bloccare l’accesso a Facebook per un mese a causa delle fake news. Le autorità locali spiegano che questo “periodo di pausa” darebbe l’opportunità di poter indagare sull’impatto delle fake news sulla popolazione, sulla pornografia e sugli account fasulli. Il progetto di mettere al bando Facebook per un mese è stato annunciato dal ministro delle comunicazioni di Papua Nuova Guinea, Sam Basil, che ha dichiarato a Post Courier che il governo non può permettere che l’abuso di Facebook continui nel Paese.

La penetrazione di Internet all’interno dello stato della Papua Nuova Guinea non è molto elevata e quindi il social network non è così diffuso come negli altri Paesi. In ogni caso, è davvero poco probabile che il divieto possa essere accolto con favore dalla popolazione. Post Courier ha riferito che Basil ha anche lanciato l’idea di un social network alternativo per sostituire Facebook nel Paese.

L’Australian Broadcasting Corporation riferisce che questo piano controverso è solo un’idea presa in considerazione per la piattaforma di Mark Zuckerberg, ma sta già sollevando domande sulla censura governativa. Papua Nuova Guinea non sarebbe, però, il primo Paese al mondo a mettere al bando il social network.

La società è già stata bandita dall’operare in alcuni Paesi, tra cui Cina e Corea del Nord, e in altri Paesi si sono verificati arresti intermittenti. Il servizio è stato vietato in Sri Lanka per circa una settimana all’inizio di quest’anno, dopo le accuse secondo le quali gli strumenti dell’azienda venivano utilizzati per diffondere violenza.

I recenti scandali di Cambridge Analytica, però, sembrerebbero non aver agevolato la posizione di Facebook, soprattutto in quei Paesi dove Facebook è già visto con sospetto.

Facebook è intervenuto sulla vicenda affermando di aver contattato le autorità locali della Papua Nuova Guinea per comprendere meglio le loro preoccupazioni.

Fonte: The Verge • Immagine: FirmBee via Pixabay