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LibreOffice sul Microsoft Store non è LibreOffice

The Document Foundation nega di avere legami con la versione di LibreOffice presente da alcuni giorni all'interno del Microsoft Store.

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L’arrivo di LibreOffice all’interno del Microsoft Store di Windows 10 era stato salutato con estremo favore. Una delle migliori suite Open Source alternative ad Office 365 poteva essere scaricata direttamente dallo store delle applicazioni del sistema operativo di Microsoft. Tuttavia, a poche ore dalla scoperta sono iniziati ad emergere i primi dubbi sull’applicazione. Interpellata, The Document Foundation affermò di non essere lei dietro questa iniziativa e che si trattava, dunque, di un’operazione di terze parti. L’organizzazione no-profit che sviluppa LibreOffice dichiarò subito che avrebbe verificato se l’arrivo nel Microsoft Store della sua suite violasse in qualche modo le licenze di distribuzione dell’applicativo.

La stessa The Document Foundation ha, adesso, condiviso un comunicato ufficiale in cui evidenzia come sul Microsoft Store sia presente una versione non ufficiale della sua suite LibreOffice. L’organizzazione continuerà ad indagare sull’accaduto ma ci tiene a sottolineare che non si tratta di una versione ufficiale creata da The Document Foundation, quindi la pagina dell’app risulta essere fuorviante. L’unica fonte ufficiale da cui può essere scaricato gratuitamente il software, ovvero senza alcun costo per l’utente finale, è solo sito web di LibreOffice. Infine, l’organizzazione evidenzia che i soldi che gli utenti possono pagare a titolo di donazione non sono raccolti da The Document Foundation.

L’applicazione sul Microsoft Store, dunque, non è la vera LibreOffice. Il vero problema di questa storia non è tanto il fatto che qualcuno abbia deciso di caricare una versione della suite senza autorizzazione, facendola passare per quella vera ma quanto i mancati controlli da parte di Microsoft. Il gigante del software, infatti, insiste nell’affermare la grande sicurezza del suo store delle applicazioni per Windows 10.

Quanto accaduto dimostra, invece, che Microsoft deve lavorare ancora molto da questo punto di vista.