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La Cina chiude le porte a Facebook

Il Governo centrale della Cina ha deciso di stracciare l'autorizzazione concessa a Facebook per aprire una sua controllata a Hangzhou.

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La Cina ha deciso di chiudere nuovamente le porte a Facebook. Negli ultimi giorni era emersa la notizia che il social network aveva ricevuto l’autorizzazione per creare una nuova controllata in Cina a Hangzhou che si sarebbe occupata di sostenere sviluppatori e startup locali. Non potendo essere presente come la sua piattaforma a seguito del ban del 2010, la società di Mark Zuckerberg era finalmente riuscita a mettere nuovamente piede sul suolo cinese attraverso una controllata che avrebbe spinto sulle realtà innovative del Paese.

Ma Mark Zuckerberg ha potuto gioire per questa iniziativa solamente per poche ore. Il Governo cinese, infatti, ha deciso di ritirare l’autorizzazione concessa a Facebook per aprire la sua attività a Hangzhou. Il motivo non è chiaro ma sembra da ricercarsi nel fatto che le autorità centrali della Cina si sarebbero arrabbiate per la decisione della provincia di Hangzhou in quanto non sarebbero state consultate in merito alla decisione. In particolare, a mettere il freno alla nuova iniziativa di Facebook sarebbe stata l’autorità cinese sul cyberspazio. L’autorizzazione è stata, quindi, revocata e a questo punto è difficile capire se per la società di Mark Zuckerberg ci sia un qualche spazio per poter tornare ad operare in qualche modo in Cina.

Il social network, infatti, sta lavorando da tempo per poter mettere nuovamente un piede dentro il Paese, ma senza alcun successo. Un problema per Facebook visto che la Cina è un mercato molto importante. A pesare sulla decisione del Governo cinese probabilmente anche le recenti tensioni politiche tra l’America e la Cina.

Facebook e i funzionari del Governo cinese non hanno voluto commentare questa nuova decisione. Facebook si è sempre dimostrato “testardo” nel voler provare a tornare a mettere un piede dentro la Cina e probabilmente continuerà a lavorare per poter tornare ad essere presente all’interno del Paese.

Fonte: The New York Times