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Le onde gravitazionali potrebbero trasferire dati

Usare le onde gravitazionali per trasferire dati è la nuova teoria inclusa in uno studio della RUDN University.

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Usare le onde gravitazionali per codificare e trasferire dati, proprio come avviene con quelle elettromagnetiche usate per trasportare i segnali radio. Questa è la possibilità confermata dai matematici della RUDN University. Le onde gravitazionali sono delle perturbazioni dello spazio-tempo che si propagano con carattere ondulatorio. Incluse nella teoria della relatività generale di Eistein nel 1916, sono state osservate sono cento anni dopo, una scoperta che è valsa anche un Nobel per la Fisica.

Si tratta quindi di una forma di radiazione: come un’onda elettromagnetica consente di risalire alle vibrazioni del campo elettromagnetico, le onde gravitazionali permettono invece di osservare le distorsioni dello spazio-tempo. Si potrebbero immaginare come delle tracce di vibrazioni, con lo spazio-tempo distorto e compresso da perturbazioni della forza di gravità che si propagano nell’Universo.

La nuova teoria, pubblicata su Classical and Quantum Gravity, è basata sulle onde gravitazionali descritte con astrazioni matematiche, che porterebbero a pensare come possibile codificare e trasferire dati. Chiaramente si tratta di matematica estremamente complessa, ma gli scienziati hanno riferito che questa possibilità potrebbe essere realtà. Tutto questo porterebbe a importanti implicazioni pratiche soprattutto nel campo dell’esplorazione e scienze dello spazio. Pensando infatti ai vari metodi di comunicazione wireless, questi accusano un decadimento nel tempo e in base alla distanza con cui vengono utilizzate. Ovviamente si creano problemi soprattutto nello spazio, dove i segnali devono viaggiare su lunghissime distanze tra le stazioni e i satelliti.

Al contrario invece le onde gravitazionali viaggiano a una costante velocità della luce e subiscono un’influenza minore dalla gravità prodotta da grandi formazioni rispetto alle onde elettromagnetiche. Chiaramente è troppo presto per pensare di avere già la possibilità di trasferire dati in maniera quasi istantanea nello spazio. Questo studio però potrebbe essere il primo passo in futuro verso nuove forme di comunicazione tra distanze importanti.

Fonte: RUDN University • Immagine: R. Hurt/Caltech-JPL