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Chainblock arriva a Roma

Sbarca a Roma, Chainblock la startup che punta tutto su una serie di ATM sparsi per la città utili ad acquistare Bitcoin e altre criptomonete.

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In giro per il mondo vengono chiamati BATM, ovvero “Bitcoin automated teller machine” e l’Italia ne conta pochi, giusto qualche decina. Servono, a differenza degli ATM tradizionali, a versare soldi da convertire in criptovalute, principalmente bitcoin ma non solo. Direttamente dal bancomat, si carica la cifra che si vuole sul proprio portafoglio digitale, il wallet, oppure si lascia che sia la macchina stessa a crearne uno.

L’idea di Chainblock è quella di far spuntare tanti altri BATM lungo il nostro paese, nelle grandi città così come in quelle più piccole. Quella che quattro anni fa era conosciuta come Robocoin Italia oggi è una stratup completamente dedicata al mondo delle criptomonete. È cambiato il nome ma non l’obiettivo di affiancare al flusso economico tradizionale quello decentralizzato e privo di organi controllori, poggiato totalmente su una delle tecnologie di blockchain.

Chainblock, capitanata da Federico Pecoraro, riparte da Roma, dove installerà i suoi primi ATM personalizzati, il primo della capitale ma il nono in Italia dopo quelli di Firenze, Alba, Torino, Verona, Cagliari, Milano (2) e uno “mobile”, al fianco della startup durante fiere e conferenze. Se legarsi ai soli bitcoin avrebbe permesso a Chainblock di essere affiancata dalla moneta 2.0 per eccellenza, il team ha deciso di aprirsi anche alle altre, in modo particolare ethereum e litecoin. Come ha spiegato a La Repubblica, Pecoraro:

Nel 2013 elaboravamo con un Atm non più di quattro transazioni a settimana, oggi siamo tra le 50 e le 60 operazioni: in cinque anni abbiamo venduto oltre 500 Bitcoin a 7mila clienti per un transato superiore ai 4 milioni di euro.

Il bello della digitalizzazione della moneta è che per caricare le valute sul proprio conto basta scannerizzare il codice QR associato all’account, prima della procedura. Chi non ha ancora un profilo può crearselo direttamente dai BATM, effettuando una scansione della carta d’identità, patente o passaporto, inserendo il numero telefono, password e infine un selfie che servirà di riconoscimento. Ma cosa farci oggi con monete del genere? In realtà già tanto, ad esempio software per il computer (come gli antivirus di Avira), giochi su Steam e servizi online, tra cui Badoo.

Fonte: La Repubblica • Immagine: Chainblock