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Streaming: azienda bloccherà l’account sharing

Una società presenta al CES 2019 un sistema per bloccare l'account sharing per i servizi di streaming, a disposizione dei fornitori di contenuti.

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L’account sharing è ormai una prassi più che consolidata per gli appassionati dello streaming, soprattutto video. Approfittando dei piani di abbonamento più costosi, quelli che permettono di sfruttare la visione contemporanea su più dispositivi, non capita di rado che gruppi di amici si accordino per condividere la spesa. Sebbene la pratica sia perlopiù tollerata dai fornitori di servizi, un’azienda britannica ha intenzione di porre fine alla condivisione delle password, sfruttando una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale.

L’idea, presentata al CES 2019, nasce da Synamedia: il gruppo ha presentato una piattaforma, a disposizione dei fornitori dei servizi audio e video, per monitorare e tracciare il comportamento degli abbonati tramite tecnologie di intelligenza artificiale. Il sistema può infatti comprendere se un abbonamento con visione multipla venga usato in modo improprio, ad esempio fuori dai confini della medesima abitazione.

La tecnologia rileva dati quali la provenienza degli accessi, la durata della fruizione, la tipologia di contenuti vista e molto altro ancora e, tramite l’intelligenza artificiale e il machine learning, è in grado di stilare un profilo degli utenti. Ad esempio, se si notano due accessi contemporanei da luoghi geograficamente molto distanti, il sistema allerta il fornitore dell’accesso allo streaming. Così ha spiegato Jean-Marc Racine, CTO di Synamedia, in un intervento per The Verge:

Un pattern tipico potrebbe essere quello di un abbonato che sta contemporaneamente usando il servizio sia dalla costa ovest che da quella est degli Stati Uniti. È molto improbabile si tratti della stessa persona.

Sebbene il gruppo abbia sottolineato come l’approccio non voglia essere punitivo, poiché le decisioni in merito spettano sempre alla piattaforma che offre il servizio di streaming, l’annuncio sta generando una media preoccupazione fra gli utenti sui social network, considerando come la pratica sia davvero molto diffusa. Rilevate le anomalie, le piattaforme possono decidere se bloccare l’accesso all’account condiviso o, ancora, fornire all’utente una notifica d’avviso o ignorare il tutto.

Interrogato da The Verge sull’eventuale possibilità di mantenere l’account sharing, o di aggirare l’algoritmo, il CTO dell’azienda risponde:

Direi che, se ti piace un contenuto, devi pagarlo. A quel punto non hai nulla di cui preoccuparti.