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Attacco DDoS contro Telegram, colpa della Cina

Secondo il CEO Pavel Durov, l'attacco DDoS contro Telegram sarebbe stato organizzato dalla Cina in seguito alla manifestazione di protesta a Hong Kong.

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Telegram ha subito un imponente attacco DDoS (Distributed Denial of Service) che ha messo fuori uso il popolare servizio di messaggistica in alcuni paesi. Secondo il sito Downdetector, i problemi maggiori sono stati segnalati in Brasile e sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Il CEO di Telegram, Pavel Durov, ha dichiarato che l’attacco è stato organizzato dalla Cina.

La software house russa ha comunicato che l’attacco DDoS ha causato problemi di connessione per alcuni utenti. In pratica i server di Telegram hanno ricevuto svariati GB di richieste contemporanee. Per generare un traffico dati così elevato è stata probabilmente utilizzata una botnet composta da migliaia di computer infettati da malware. L’azienda è prontamente intervenuta e al momento il servizio funziona regolarmente. Non sono tuttavia da escludere nuovi attacchi in futuro. Secondo il CEO, l’attacco DDoS è stato orchestrato dal governo cinese in risposta alle proteste di Hong Kong.

Telegram è stato in passato utilizzato per organizzare attentati terroristici e manifestazioni contro governi oppressivi. Ieri migliaia di persone hanno circondato i palazzi governativi di Hong Kong per protestare contro la legge che dovrebbe consentire l’estradizione di criminali verso la Cina. Molti cittadini sospettano che la legge sia stata scritta dal governo cinese e che possa essere utilizzata per estradare anche i dissidenti.

La polizia locale ha arrestato un giovane di 22 anni, in quanto accusato di cospirazione. Il giovane, successivamente rilasciato su cauzione, avrebbe organizzato la protesta attraverso un gruppo Telegram con oltre 20.000 utenti. Vista l’impossibilità di intercettare i messaggi protetti dalla crittografia, il governo cinese avrebbe deciso di effettuare un attacco DDoS in modo da bloccare le comunicazioni attraverso il servizio.

Fonte: Telegram • Via: The Next Web