Facebook, 50 mila utenti vittime di società di sorveglianza

Secondo un report di Meta, sarebbero migliaia gli utenti di Facebook spiati. Tra le figure colpite celebrità, politici, giornalisti e cittadini comuni.

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Clamorosa rivelazione di Meta Platforms che in un rapporto annuale intitolato “Threat Report on the Surveillance-for-Hire Industry” dello scorso 16 dicembre 2021, ha rivelato come 50 mila utenti della controllata Facebook siano stati spiati da alcune società di sorveglianza private accusate di hacking e di altri abusi in oltre 100 Paesi. Tra le sette agenzie di sorveglianza citate nel report ci sarebbero anche l’azienda di spyware indiana BellTroX, l’europea Cytro e l’israeliana Nso Group, che è stata inserita nella lista nera all’inizio di dicembre dopo settimane di rivelazioni su come la sua tecnologia veniva impiegata contro la società civile.

Facebook lancia l’allarme spie social

Facebook, a sua volta accusata da più parti di spiare i suoi utenti e di studiare i giovani per fidelizzarli con Instagram, ha dichiarato alla stampa di essersi subito messa all’opera intraprendendo delle azioni esecutive contro le sette società di sorveglianza “incriminate” che hanno sede in quattro Paesi, inviando loro lettere di diffida, rimuovendo circa 1.500 account falsi correlati,  bloccando indirizzi Web potenzialmente dannosi per gli iscritti a Facebook e inviando alle persone spiate una nota che le ha avvertite del pericolo.

Da quanto emerge dalla relazione di Meta e Facebook, quelli che vengono definiti “mercenari informatici” e che spesso affermano che i loro servizi prendono di mira solo criminali e terroristi, in realtà monitorerebbero un targeting indiscriminato di individui, tra cui giornalisti, celebrità, dissidenti, famiglie di membri dell’opposizione o attivisti per i diritti umani e perfino gente comune, che in teoria non dovrebbe suscitare alcun interesse da parte di queste aziende di spionaggio. “La nostra speranza con questo rapporto sulle minacce è di contribuire a questo sforzo globale e aiutare a far luce su questo settore”, ha dichiarato Mike Dvilyanski, Head of Cyber Espionage Investigations del gruppo.

“Per supportare il lavoro delle forze dell’ordine – ha aggiunto David Agranovich, Director, Threat Disruption – disponiamo già di canali autorizzati in cui le agenzie governative possono inviare richieste legittime di informazioni, anziché ricorrere al settore della sorveglianza su commissione. Questi canali sono progettati per salvaguardare il giusto processo e riportiamo pubblicamente il numero e l’origine di queste richieste”. E ancora: “Affinché la nostra risposta collettiva contro gli abusi sia efficace, è imperativo che le piattaforme tecnologiche, la società civile e i governi democratici aumentino i costi di questa industria globale e disincentivino questi servizi abusivi di sorveglianza a noleggio”. Ma su quest’ultima frase qualcuno ha già innescato una nuova polemica, ovverosia sul fatto che disincentivare dei servizi abusivi di sorveglianza non significa al contempo incentivarne allo spionaggio altri, come per esempio da chi gestisce un social network.

 

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