Alla ricerca dell'Arca di Noè: il video virale sul web è reale, dove stanno scavando

Il gruppo Noah’s Ark Scans ha diffuso a settembre 2026, dal sito di Durupınar, nell’est della Turchia, il primo video girato dentro un foro di carotaggio.
Il gruppo Noah’s Ark Scans ha diffuso a settembre 2026, dal sito di Durupınar, nell’est della Turchia, il primo video girato dentro un foro di carotaggio.
Alla ricerca dell'Arca di Noè: il video virale sul web è reale, dove stanno scavando

L’obiettivo è verificare alcune anomalie sotterranee che i promotori collegano alla possibile presenza dei resti dell’Arca di Noè. Un’ipotesi che continua a far discutere, ma che molti geologi contestano: finora, infatti, non ci sono prove archeologiche solide.

Nel filmato pubblicato dal gruppo si vede all’opera Gopher, un piccolo robot su ruote con telecamera, calato nei fori aperti durante la campagna di carotaggi. Doveva arrivare sul fondo delle perforazioni e riprendere da vicino gli strati del terreno nella formazione di Durupınar, quella struttura allungata che da decenni alimenta letture, ipotesi e polemiche. Secondo Noah’s Ark Scans, il foro più profondo avrebbe raggiunto finora circa 18 metri.

Le immagini, però, sono più tecniche che spettacolari: si vedono sedimenti sciolti, pareti instabili e un terreno difficile da attraversare. Proprio quel materiale avrebbe messo in difficoltà il robot, con le ruote che faticavano ad avanzare. “Dovremo modificarlo”, ha spiegato il gruppo sui social, facendo capire che serviranno nuovi test prima di ottenere riprese davvero utili.

Nel video, va detto, non compaiono resti riconoscibili né strutture chiaramente costruite dall’uomo. Per ora documenta soprattutto le condizioni del foro di carotaggio e quanto sia complicato muoversi in profondità. Non una scoperta.

Georadar e cavità sotterranee: le anomalie che riaccendono l’ipotesi dell’Arca

La nuova campagna è partita da alcune rilevazioni con georadar, uno strumento usato per leggere il sottosuolo senza scavare subito. In base a queste indagini, Noah’s Ark Scans sostiene di aver individuato possibili cavità sotterranee o discontinuità nel terreno. Elementi che il gruppo considera compatibili con una struttura sepolta. Il progetto, secondo quanto comunicato dai promotori, è stato autorizzato dalle autorità turche ed è diretto dall’Università Cumhuriyet di Sivas.

Tecnici calano una sonda robotica in un foro di carotaggio, con campioni di terreno e attrezzatura su un pendio arido
Un robot con telecamera viene calato in un foro di carotaggio durante le indagini sul sito di Durupınar, in Turchia.

Il sito si trova nella Turchia orientale, non lontano dal confine con l’Iran, in una zona già nota agli studiosi per la forma particolare del rilievo. Vista da lontano, la sagoma può ricordare una grande imbarcazione. Da qui il collegamento, nel tempo, con l’Arca di Noè. Lo stesso gruppo, però, in un aggiornamento precedente aveva usato toni più cauti: le anomalie radar, aveva ammesso, “non provano un’origine archeologica”. Un punto decisivo.

Il georadar può indicare vuoti, fratture, umidità diversa o cambiamenti nella composizione del terreno. Ma da solo non dice se ciò che vede sia naturale o prodotto dall’uomo.

Campioni in laboratorio: lo strato duro, il legno pietrificato e l’attesa dei risultati

Durante una delle perforazioni, ha riferito Noah’s Ark Scans, una punta si sarebbe rotta a circa 4-5 metri di profondità dopo aver incontrato uno strato descritto come “più duro del calcare”. I promotori hanno avanzato, con prudenza, l’ipotesi del legno pietrificato. Al momento, però, non esiste alcuna conferma indipendente.

I campioni estratti sono stati inviati a laboratori esterni per analisi più approfondite. I risultati, secondo le comunicazioni del gruppo, potrebbero arrivare durante l’inverno. Solo allora si potrà capire se il materiale abbia caratteristiche organiche, minerali o se rientri semplicemente nella geologia locale.

Nel post legato al primo video, il gruppo ha anche sostenuto che, nei tratti verificati, non sarebbero stati trovati né roccia né substrato roccioso. Per i promotori sarebbe un dato coerente con le anomalie indicate dal radar. Anche questo, però, dovrà essere valutato da specialisti indipendenti. In geologia, l’assenza di un substrato subito visibile non è una prova archeologica.

Scienza e fondi: perché i geologi parlano di formazione naturale e quanto costa andare avanti

Il sito di Durupınar non entra oggi nel dibattito sull’Arca di Noè. Già nel 1996 i geologi Lorence Collins e David Fasold conclusero che la formazione, lunga circa 160 metri, aveva origine naturale. La posizione prevalente tra i geologi resta questa: sarebbe una struttura modellata da processi naturali, non ciò che resta di una nave antica.

L’interesse, però, non si è mai spento. Gruppi privati, ricercatori indipendenti e appassionati di archeologia biblica continuano a seguire il caso. Ma tra un’anomalia geofisica e una scoperta archeologica c’è molta strada. Servono dati stratigrafici, datazioni, analisi dei materiali, confronti tra laboratori e pubblicazioni sottoposte alla comunità scientifica. Finora, tutto questo manca. C’è poi il capitolo dei costi.

Noah’s Ark Scans ha avviato una raccolta fondi su GiveSendGo: l’obiettivo dichiarato è arrivare a 600.000 dollari per finanziare carotaggi, analisi e nuove operazioni sul campo. Al momento, secondo i dati diffusi dal gruppo, sarebbero stati raccolti circa 84.000 dollari. La ricerca, dunque, va avanti tra aspettative, prudenza e scetticismo. Il video del robot Gopher ha riportato l’attenzione sul sito turco, ma non cambia il punto centrale: per parlare davvero di Arca di Noè non bastano una sagoma nel terreno e alcune anomalie radar. Servono prove. E dovranno reggere al vaglio della scienza.

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