Altro che buoni fruttiferi, chi vuole un rendimento elevato da Poste Italiane sceglie questo prodotto

Chi punta a rendimenti superiori a quelli di libretti e buoni postali, presso Poste Italiane ha un'alternativa meno pubblicizzata.
Chi punta a rendimenti superiori a quelli di libretti e buoni postali, presso Poste Italiane ha un'alternativa meno pubblicizzata.
Altro che buoni fruttiferi, chi vuole un rendimento elevato da Poste Italiane sceglie questo prodotto

Si rivolge soprattutto a chi dispone di una somma consistente da impiegare, e funziona in modo profondamente diverso dal risparmio tradizionale.

Il prodotto è la gestione di portafogli in ETF, distribuita con i marchi Postefuturo Investimenti e Poste Gestione Patrimoniale. Non è Poste a gestire materialmente il denaro: la società si appoggia a Moneyfarm — fintech fondata nel 2011, regolata dalla britannica Financial Conduct Authority e iscritta all’albo Consob — di cui è azionista dal settembre 2019, affiancata da BlackRock nella costruzione delle linee. Il risparmiatore firma un mandato di gestione e affida il capitale a un gestore terzo, che lo investe in un paniere diversificato secondo una delle sette linee disponibili.

Prima, però, c’è un passaggio obbligato: la profilazione MIFID. Un questionario stabilisce tolleranza al rischio, situazione finanziaria ed esperienza, e solo da lì discende la linea proponibile. È il motivo per cui non esiste un rendimento promesso: a differenza del buono fruttifero, qui il capitale non è garantito e l’andamento dipende dai mercati, con la possibilità concreta di chiudere un anno in perdita.

L’alternativa ai Buoni Fruttiferi di Poste

I Buoni Fruttiferi restano un prodotto di natura diversa — emessi da Cassa Depositi e Prestiti, assistiti dalla garanzia dello Stato, pensati per chi mette la sicurezza del capitale davanti a tutto. La gestione patrimoniale gioca su un altro tavolo, e secondo i dati di chi la colloca attira in prevalenza clienti con oltre 50.000 euro da investire.

L’alternativa ai Buoni Fruttiferi di Poste-webnews.it

Qui entra il dettaglio meno intuitivo, quello che spesso pesa più del rendimento lordo. La gestione patrimoniale adotta il cosiddetto regime del risparmio gestito: al 31 dicembre si guarda al risultato complessivo del portafoglio, e l’imposta colpisce soltanto l’eccedenza positiva tra guadagni e perdite. Chi compra ETF per conto proprio, nel regime amministrato, spesso non riesce a compensare con la stessa facilità le minusvalenze con dividendi e proventi dei fondi. Il vantaggio fiscale, in questo caso, può valere quanto la performance.

Sull’aliquota la tassazione resta quella ordinaria sulle rendite finanziarie: il 26%, che scende però al 12,5% sulla quota investita in titoli di Stato italiani o di Paesi della cosiddetta White List.

Resta il capitolo costi, che con i prodotti gestiti non è mai neutro: commissioni di gestione e TER erodono il risultato anno dopo anno, e vanno confrontati con le performance attese prima di sottoscrivere qualsiasi mandato. Su un punto, del resto, i due mondi non si toccano: il buono si può acquistare e dimenticare per anni, mentre il portafoglio gestito chiede, come minimo, di sapere ogni 31 dicembre come è andata.

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