Il vecchio immaginario del Game Boy cambia pelle e diventa un oggetto di lusso, a metà strada tra moda, tecnologia e mercato del resale.
Il punto di partenza è sempre lui: quel rettangolo grigio Nintendo che negli anni Novanta finiva negli zaini, sui sedili posteriori delle auto, accanto a pile di cartucce consumate. L’Analogue Pocket ha preso quella memoria e l’ha portata altrove. Non è un clone a basso costo, né una console per nostalgici senza pretese.
È un dispositivo curato, costruito per chi vuole giocare sul serio con le vecchie cartucce. Con l’arrivo di Supreme, però, il salto è evidente. La console non serve più soltanto a far girare giochi del passato: diventa un segnale, quasi un pezzo da mostrare.
La collaborazione fa parte della collezione Supreme Autunno/Inverno 2026, secondo quanto riportato da Giga.de, e arriva mentre il retrogaming continua a muovere aste, mercatini specializzati e piattaforme di rivendita. È il classico prodotto che parla a due pubblici: chi vuole usarlo davvero e chi lo compra per tenerlo intatto. In mezzo ci sono gli appassionati che lo piazzano sulla scrivania, magari accanto a una copia di Pokémon o Zelda. Non è solo nostalgia. È anche status.
Dentro l’Analogue Pocket: FPGA, cartucce originali e display ad alta risoluzione
A distinguere l’Analogue Pocket da molte alternative economiche è soprattutto il chip FPGA. In parole semplici, ricrea via hardware il funzionamento delle vecchie console portatili. Le cartucce originali di Game Boy, Game Boy Color e Game Boy Advance non vengono soltanto imitate da un software: vengono lette con una fedeltà molto vicina a quella delle macchine dell’epoca. Per chi conosce questi giochi, la differenza si sente.
Nei tempi di risposta, nella resa dell’immagine, nell’assenza di certe imperfezioni tipiche degli emulatori meno precisi. C’è poi un display da 1.600 x 1.440 pixel, molto più definito rispetto agli schermi delle portatili Nintendo originali. I giochi nati per pannelli piccoli e poco dettagliati vengono riproposti con una pulizia che non ne tradisce lo stile.
Semmai lo rende più leggibile. Con adattatori venduti a parte, il Pocket può leggere anche titoli di altre piattaforme, tra cui Sega Game Gear, Atari Lynx e Neo Geo Pocket Color. A bordo c’è perfino un sintetizzatore con sequencer integrato: una funzione per pochi, certo, ma in linea con l’idea di un oggetto pensato per chi ama provare, smontare con la testa, conservare.
Edizione rossa e versione in oro 24 carati: cosa distingue le nuove console
Le versioni Supreme x Analogue saranno due. La prima punta sul rosso lucido legato al marchio streetwear, con il logo Supreme sulla scocca e richiamato anche all’accensione dello schermo. È la scelta più diretta, quella che si riconosce subito. Probabilmente la vedremo presto nelle foto social e nelle vetrine dei collezionisti. Un oggetto da drop, in piena regola.
La seconda è quella destinata a far discutere di più: un Analogue Pocket placcato in oro 24 carati, con corpo unibody in alluminio rivestito dal trattamento dorato. Qui la distanza tra console e gioiello diventa sottile. La scheda tecnica, in base alle informazioni disponibili, resta quella del modello standard.
Cambia l’esterno. E con l’esterno cambia tutto: percezione, pubblico, valore simbolico. Nel mondo Supreme contano i materiali, la tiratura, il momento del lancio. A volte quasi quanto l’uso dell’oggetto. È una console da gioco, sì. Ma forse non proprio da infilare nello zaino senza pensarci.
Prezzo, scarsità e resale: il confine sottile tra console da gioco e investimento
Per ora Supreme e Analogue non hanno indicato prezzo ufficiale, data precisa di uscita né quantità disponibili. Il riferimento resta l’Analogue Pocket standard, venduto intorno ai 240 dollari, ma le edizioni speciali — soprattutto quella in oro 24 carati — dovrebbero costare molto di più. Come spesso accade con Supreme, la scarsità fa parte del gioco: pochi pezzi, tempi stretti per l’acquisto, rivendita quasi immediata.
Ed è qui che la console smette di essere soltanto una console. Chi la comprerà lo farà per giocare a Tetris, Metroid o Pokémon su hardware moderno? Forse. Ma molti potrebbero trattarla come una potenziale riserva di valore: da lasciare sigillata, fotografare, conservare. Il mercato del resale ha già mostrato quanto oggetti a metà tra tecnologia, moda e memoria pop possano salire di prezzo in poco tempo. Senza garanzie, naturalmente. Una console resta una console. Ma in questo caso il gioco potrebbe cominciare davvero solo dopo il sold out.