Chi installa app sulla smart TV per guardare film, controllare il meteo, vedere video o accedere a contenuti gratuiti dovrebbe prestare un po’ più di attenzione. Alcune applicazioni poco conosciute, infatti, possono raccogliere informazioni sul dispositivo e sulla rete domestica, mentre in casi più critici determinati software possono persino sfruttare la connessione internet di casa per attività che l’utente non ha pienamente compreso o autorizzato. Il tema, rilanciato dal sito olandese iPhoned, riguarda soprattutto le app gratuite sviluppate da soggetti poco conosciuti e con informative sulla privacy poco trasparenti.
Il rischio nascosto delle app gratuite: quando la TV può entrare in una rete proxy
Le smart TV non sono più semplici televisori. Sono dispositivi costantemente collegati alla rete, sui quali vengono installati servizi di streaming, browser, giochi, player multimediali e applicazioni scaricate direttamente dagli store dei produttori.
Il rischio può nascere proprio da un gesto apparentemente innocuo: installare una app gratuita con poche recensioni, uno sviluppatore poco riconoscibile o una descrizione generica. Alcuni software possono integrare componenti in grado di sfruttare la connessione domestica come parte di una rete proxy, consentendo a soggetti esterni di instradare traffico attraverso l’indirizzo IP dell’utente.
Non significa che qualsiasi app gratuita rappresenti un pericolo. Il problema riguarda soprattutto software poco trasparenti, distribuiti da sviluppatori sconosciuti o accompagnati da informazioni insufficienti sul loro funzionamento e sul modello di business.
Particolare attenzione va quindi prestata a screensaver, applicazioni meteo, lettori multimediali non ufficiali e strumenti che promettono funzioni aggiuntive senza chiarire quali dati raccolgano o quali servizi esterni utilizzino. Quando un’app è completamente gratuita, vale sempre la pena controllare chi la sviluppa e in che modo viene finanziata.
Dati personali e traffico internet: cosa può raccogliere un’app poco trasparente
Una app poco trasparente sulla smart TV può raccogliere diverse informazioni sul dispositivo e sul modo in cui viene utilizzato. Tra queste possono rientrare il modello del televisore, l’indirizzo IP, la lingua impostata, l’area geografica approssimativa, identificativi pubblicitari e dati relativi alle abitudini di utilizzo.
Non sempre si tratta di un vero e proprio furto di dati. Il problema è spesso legato alla scarsa chiarezza delle informative sulla privacy delle app TV, che possono essere lunghe, tecniche e difficili da interpretare. Proprio in quei documenti dovrebbero essere specificati i dati raccolti, le finalità del trattamento e l’eventuale condivisione con partner commerciali o società esterne.
C’è poi il tema del traffico internet. Se un’app utilizza la connessione dell’utente per instradare dati di terzi, potrebbero verificarsi rallentamenti o un aumento dell’attività di rete. Inoltre, l’indirizzo IP domestico potrebbe risultare associato a operazioni che il proprietario della connessione non ha effettuato direttamente.
I rischi maggiori non riguardano necessariamente le piattaforme di streaming più note, ma soprattutto applicazioni minori, poco aggiornate o distribuite da sviluppatori difficili da identificare.
Le contromisure: installare solo servizi affidabili, aggiornare il sistema e rimuovere il superfluo
La prima precauzione è installare sulla smart TV soltanto applicazioni provenienti da sviluppatori affidabili e riconoscibili. Prima del download conviene controllare il nome dell’azienda, le recensioni disponibili, il numero di download quando visibile e la data dell’ultimo aggiornamento.
È importante anche mantenere aggiornato il software della TV. I produttori rilasciano patch che possono correggere vulnerabilità, migliorare la sicurezza del sistema e intervenire sulla gestione delle applicazioni. Molti televisori, però, rimangono a lungo con versioni software obsolete perché gli aggiornamenti automatici sono disattivati oppure non vengono mai controllati manualmente.
Un’altra buona abitudine consiste nell’eliminare periodicamente le app inutilizzate. Ridurre il numero di software installati significa limitare autorizzazioni, processi in background e possibili punti deboli.
Chi preferisce separare maggiormente le funzioni smart dal televisore può anche utilizzare dispositivi esterni dedicati allo streaming, purché vengano aggiornati regolarmente e configurati con attenzione. Non è una soluzione obbligatoria, ma può rendere più semplice la gestione delle app e degli aggiornamenti.
La regola più utile resta considerare una TV connessa a internet come qualsiasi altro dispositivo digitale. Anche se viene utilizzata con un telecomando e rimane in salotto, comunica con server esterni, installa software e può raccogliere dati. Per questo merita la stessa attenzione riservata a smartphone, tablet e computer.