Arriva la notifica ufficiale: 1170 euro di arretrati per i lavori in arrivo

Arriva la notifica ufficiale: 1170 euro di arretrati per i lavori in arrivo

Per i dipendenti di Regioni ed enti locali la giornata del 21 luglio 2026 può segnare un passaggio concreto: all’Aran, a Roma, è attesa la firma del rinnovo del contratto nazionale 2025-2027.

Un accordo che riguarda circa 404mila lavoratori e porta con sé aumenti in busta paga e arretrati fino a 1.170 euro, con l’obiettivo di ridurre la distanza retributiva rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione. La trattativa arriva al traguardo in tempi insolitamente rapidi, meno di cinque mesi dopo la firma definitiva del contratto precedente. Nei Comuni, dove lavora la maggior parte del personale coinvolto, l’attesa è molto concreta. “Aspettiamo di vedere le cifre nel cedolino”, ha raccontato un funzionario comunale del Centro Italia, riassumendo un sentimento piuttosto diffuso.

Aumenti fino a 152 euro e arretrati tra 920 e 1.170 euro

Il nuovo contratto enti locali 2025-2027 prevede aumenti medi mensili fino a 152 euro. Una cifra più alta rispetto ai circa 141 euro indicati per altri comparti pubblici. Non ci sono però solo gli aumenti da qui in avanti. Nel pacchetto rientrano anche gli arretrati, che dovrebbero andare da 920 a 1.170 euro, con importi diversi a seconda di inquadramento, anzianità e posizione economica del dipendente.

Per molti lavoratori comunali l’effetto si vedrà direttamente in busta paga, una volta finiti i controlli previsti. Le somme, secondo la ricostruzione legata al testo in via di chiusura, riguarderanno personale amministrativo, tecnico e operativo degli enti territoriali: uffici anagrafe, tributi, servizi sociali, manutenzioni, polizia locale. In sostanza, la macchina quotidiana dei Comuni.

Il contratto mette mano anche ad alcune voci accessorie. Tra queste ci sono le elevate qualificazioni, cioè gli incarichi affidati al personale non dirigente con maggiori responsabilità organizzative. Gli enti potranno usare una parte dei risparmi legati al mancato uso degli spazi assunzionali per finanziare questi incarichi, entro il limite del 15% delle risorse complessive. Una norma tecnica, certo, ma con un peso reale soprattutto negli uffici più piccoli.

Scrivania in ufficio comunale con busta paga sfocata, penna, calcolatrice e pile di pratiche; impiegati sullo sfondo

Documenti e cedolino su una scrivania in un ufficio comunale, mentre due impiegati discutono pratiche sullo sfondo.

Fondo statale per accorciare le distanze con gli altri comparti pubblici

La ragione degli aumenti più alti passa anche dal nuovo fondo statale introdotto dall’ultima Legge di Bilancio. Il fondo nasce per avvicinare gli stipendi degli enti locali a quelli di altre amministrazioni. Le risorse sono pari a 50 milioni di euro nel 2027 e salgono a 100 milioni di euro dal 2028, con una destinazione precisa al personale comunale.

Il nodo, politico e contrattuale, è chiaro: per anni i dipendenti comunali hanno avuto margini salariali più stretti rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione. Il fondo prova a correggere almeno una parte di questo divario. La misura riguarda soprattutto i Comuni, che impiegano quasi l’85% dei lavoratori del comparto, mentre restano fuori circa 48mila dipendenti di Province e Città metropolitane.

Nel testo entrano anche alcune semplificazioni per gli oltre 7mila Comuni senza dirigenti, quasi il 90% del totale. Per queste amministrazioni diventano meno rigide alcune regole sul fondo decentrato, sia nella parte stabile sia in quella variabile. L’obiettivo dichiarato è dare una mano agli enti più piccoli, spesso con organici ridotti e uffici chiamati a coprire più funzioni insieme. Nel pacchetto rientrano anche formazione, welfare integrativo e gestioni associate.

Ultimo passaggio tra Aran, Ragioneria e Corte dei conti prima della firma definitiva

Dopo l’intesa tra Aran e sindacati, il rinnovo del contratto dovrà passare al controllo della Ragioneria generale dello Stato e poi della Corte dei conti. Solo dopo questi passaggi arriveranno la firma definitiva e l’applicazione piena degli aumenti. I tempi tecnici non sono ancora indicati con precisione, ma la trattativa sembra ormai vicina alla chiusura.

Tra le novità c’è anche il riconoscimento, durante le ferie, delle indennità legate ai turni e a particolari condizioni di lavoro. È un punto atteso da chi lavora in servizi con coperture continuative o in mansioni più disagiate. Il contratto recepisce inoltre le regole già introdotte nelle Funzioni centrali sull’uso dell’intelligenza artificiale, con tutele specifiche per i lavoratori e per l’organizzazione degli uffici.

Nel luglio 2027 è prevista una verifica sull’eventuale distanza tra retribuzioni e inflazione. Sarà un controllo, più che una riapertura automatica della trattativa. Ma per i dipendenti degli enti locali, dopo anni di rinnovi lenti e rincorse ai prezzi, la notifica attesa resta una: aumenti, arretrati e una data certa sul cedolino.

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