Il Tesoro italiano torna sul mercato a settembre con un calendario fitto di appuntamenti: tra il 9 e il 29 settembre 2026 sono previste cinque aste di Titoli di Stato. In programma ci sono BOT, BTP, BTP Short Term e BTP€i, strumenti con caratteristiche e scadenze diverse che serviranno al Tesoro per raccogliere risorse sul mercato e rifinanziare il debito pubblico. Il calendario diffuso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze non contiene ancora importi e tranche dei singoli collocamenti: questi dettagli saranno comunicati nei giorni precedenti ogni asta. Per investitori e risparmiatori, però, settembre sarà già un mese da seguire con attenzione, soprattutto per capire come si muoveranno domanda e rendimenti dei Titoli di Stato italiani.
Il calendario del Tesoro: cinque aste tra il 9 e il 29 settembre
Il primo appuntamento è fissato per il 9 settembre, quando sarà la volta dei BOT. Il giorno successivo, 10 settembre, il Tesoro porterà invece sul mercato BTP a medio-lungo termine.
Dopo una pausa di quasi due settimane, il calendario ripartirà il 24 settembre con una doppia asta dedicata a BTP Short Term e BTP€i, i Titoli di Stato indicizzati all’inflazione dell’area euro. Il 25 settembre torneranno i BOT, mentre l’ultimo appuntamento del mese è previsto per il 29 settembre, con una nuova asta di BTP a medio-lungo termine.
La presenza di strumenti differenti permette al Tesoro di rivolgersi a categorie di investitori diverse e di distribuire le emissioni su più scadenze. Per capire come saranno accolte le aste bisognerà osservare soprattutto il rapporto tra domanda e offerta, i rendimenti di aggiudicazione e la reazione dei titoli sul mercato secondario.
BOT e BTP Short Term: cosa aspettarsi dalle aste sul breve periodo
Le aste di BOT del 9 e 25 settembre saranno particolarmente interessanti per chi guarda alle scadenze più brevi. I Buoni ordinari del Tesoro non prevedono il pagamento di cedole periodiche: il rendimento deriva dalla differenza tra il prezzo al quale vengono acquistati e il valore rimborsato alla scadenza.

Proprio per la loro durata contenuta, i BOT sono strumenti seguiti non soltanto dagli investitori istituzionali, ma anche dai risparmiatori che preferiscono immobilizzare il capitale per periodi relativamente brevi.
Il 24 settembre toccherà invece ai BTP Short Term. A differenza dei BOT, questi titoli prevedono una cedola e hanno una durata più contenuta rispetto ai tradizionali BTP a medio e lungo termine. L’asta potrà quindi offrire indicazioni sull’interesse degli investitori verso scadenze intermedie, soprattutto in una fase in cui l’andamento dei tassi continua a influenzare le decisioni sui portafogli obbligazionari.
BTP€i, il 24 settembre l’asta dei titoli legati all’inflazione europea
Nella stessa giornata del 24 settembre il Tesoro collocherà anche BTP€i, i Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione dell’area euro. Si tratta di strumenti diversi dai BTP ordinari perché capitale e cedole vengono rivalutati tenendo conto dell’andamento dei prezzi rilevato attraverso l’indice armonizzato europeo previsto per questi titoli.
Per gli investitori, il principale interesse dei BTP indicizzati all’inflazione è la possibilità di proteggere maggiormente il valore reale dell’investimento nel caso in cui i prezzi continuino a salire. Al tempo stesso, il loro comportamento dipende anche dalle aspettative sull’inflazione futura e dai rendimenti reali richiesti dal mercato.
L’esito dell’asta potrà quindi offrire qualche indicazione sull’interesse verso questa forma di protezione. Una domanda elevata potrebbe segnalare una maggiore attenzione al rischio inflattivo, mentre un interesse più contenuto potrebbe riflettere aspettative di un progressivo raffreddamento dei prezzi oppure una diversa valutazione dei rendimenti disponibili.
BTP medio-lunghi: le aste più osservate saranno quelle del 10 e 29 settembre
Particolare attenzione sarà riservata alle aste del 10 e 29 settembre, dedicate ai BTP a medio-lungo termine. Su queste scadenze si gioca infatti una parte importante del costo con cui lo Stato italiano riesce a finanziarsi sul mercato negli anni successivi.
Per conoscere i titoli effettivamente offerti, le scadenze, gli importi e le relative tranche bisognerà attendere i comunicati del Tesoro pubblicati a ridosso delle aste. Solo allora sarà possibile fare valutazioni più precise sulle condizioni del collocamento.
Molto dipenderà anche dal livello dei rendimenti richiesti dagli investitori. Una domanda consistente, accompagnata da rendimenti in linea con quelli del mercato secondario, sarebbe un segnale di regolare assorbimento del debito. Rendimenti più elevati, invece, potrebbero indicare una maggiore prudenza degli operatori o un cambiamento delle condizioni sui mercati obbligazionari.
Quando comprare BTP e BOT: perché le aste di settembre saranno da seguire
Per chi si domanda quando comprare BTP o BOT, il calendario delle aste può rappresentare un riferimento utile, ma non basta da solo per decidere. Il rendimento effettivo di un investimento dipende dal prezzo di acquisto, dalla scadenza del titolo, dalla durata prevista dell’investimento e dalle eventuali variazioni di prezzo nel caso in cui il titolo venga venduto prima della scadenza.
BOT, BTP Short Term, BTP€i e BTP tradizionali rispondono inoltre a esigenze differenti. Chi cerca una durata breve può guardare soprattutto ai BOT, mentre chi punta a cedole periodiche o a scadenze più lunghe può valutare i BTP. I titoli indicizzati all’inflazione, invece, seguono una logica ancora diversa.
Le cinque aste di settembre 2026 saranno quindi soprattutto una fotografia aggiornata di quanto il mercato è disposto a chiedere per finanziare il debito italiano. Per conoscere i rendimenti effettivi e capire quali emissioni possano risultare più interessanti bisognerà attendere, una per una, le condizioni comunicate dal Tesoro e l’esito delle aggiudicazioni.