Carta d'identità elettronica, sai a cosa serve il codice a barre sul retro? Pochi sanno come usarlo veramente

La Carta d'Identità Elettronica ha ormai sostituito quasi ovunque il vecchio documento cartaceo, ma non tutte le sue componenti sono altrettanto conosciute. Il codice a barre stampato sul retro, in particolare, resta uno degli elementi meno chiari per chi lo possiede.
La Carta d'Identità Elettronica ha ormai sostituito quasi ovunque il vecchio documento cartaceo, ma non tutte le sue componenti sono altrettanto conosciute. Il codice a barre stampato sul retro, in particolare, resta uno degli elementi meno chiari per chi lo possiede.
Carta d'identità elettronica, sai a cosa serve il codice a barre sul retro? Pochi sanno come usarlo veramente

La CIE è una smart card in policarbonato dotata di microchip a radiofrequenza, pensata per sostituire la vecchia carta d’identità cartacea con un livello di sicurezza molto più alto. Sul fronte compaiono la fotografia, i dati anagrafici e il numero del documento; sul retro, oltre all’indirizzo di residenza e a una riproduzione dell’immagine del titolare, si trova appunto il codice a barre.

Quel codice non è decorativo: contiene il codice fiscale del titolare, già presente sul fronte in forma alfanumerica ma qui trascritto in un formato leggibile otticamente da uno scanner. Accanto al barcode, sul retro della carta, ci sono anche tre righe di trenta caratteri ciascuna che compongono la cosiddetta zona a lettura ottica (MRZ), lo stesso tipo di banda che si trova su passaporti e permessi di soggiorno.

Codice a barre sulla carta di identità: a cosa serve

La ragione per cui questi dati vengono duplicati in un formato leggibile a macchina è pratica prima ancora che tecnica. Il microchip della CIE contiene le informazioni più sensibili, dati biometrici compresi, e per essere letto richiede un lettore NFC, un software dedicato e, a seconda dei casi, un PIN.

Codice a barre sulla carta di identità: a cosa serve-Webnews.it

Il codice a barre e la banda MRZ, invece, si leggono con un semplice scanner ottico, lo stesso usato in tanti sportelli pubblici, senza dover accedere al contenuto protetto del chip. È quello che succede, ad esempio, quando un operatore comunale, un addetto in farmacia convenzionata o un totem self-service in aeroporto acquisisce rapidamente il codice fiscale senza passaggi più complessi.

Questa distinzione tra lettura ottica e lettura elettronica spiega anche perché non è possibile, come talvolta si teme, che un dispositivo estragga dati personali dalla CIE a insaputa del titolare: il microchip richiede un accesso autorizzato, mentre il barcode restituisce solo il codice fiscale, esattamente come farebbe leggerlo a occhio dal fronte del documento.

Va ricordato che la CIE non serve solo a comprovare l’identità: abilita anche l’accesso ai servizi online della pubblica amministrazione e permette di richiedere un’identità digitale utilizzabile insieme allo SPID. Chi utilizza l’app CieID con uno smartphone dotato di NFC può firmare documenti elettronici con firma avanzata, un’operazione che passa però dal chip e non dal codice a barre.

Chi ha ancora la vecchia carta d’identità cartacea non troverà nulla di tutto questo: il documento resta valido fino alla scadenza, ma è privo sia del microchip sia della zona a lettura ottica, e viene rilasciato dai Comuni solo in casi di comprovata urgenza, man mano che le scorte disponibili si esauriscono.

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