Chi in queste ore prova ad aprire ChatGPT e si ritrova con la schermata bloccata, i messaggi che non partono o le conversazioni salvate che non si caricano, non è di fronte a un problema isolato.
Il servizio di OpenAI ha registrato più di un disservizio nel giro di pochi giorni: prima un blocco quasi totale sabato 25 luglio, con utenti impossibilitati ad accedere alle chat precedenti in tutto il mondo, poi nuovi problemi lunedì 27 luglio legati questa volta soprattutto alla generazione di immagini, oltre a un’impennata di segnalazioni relative a lentezza e prompt che non vanno a buon fine.
Perchè ChatGPT non funziona
Prima di allarmarsi o dare per scontato che il problema sia sul proprio dispositivo, il modo più rapido per capire cosa sta succedendo è controllare la pagina di stato ufficiale di OpenAI, raggiungibile all’indirizzo status.openai.com: qui l’azienda pubblica in tempo reale eventuali malfunzionamenti su ChatGPT, sulle API e sugli strumenti collegati come Codex.

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Un secondo termometro utile è DownDetector, il sito che raccoglie le segnalazioni degli utenti di tutto il mondo: quando le segnalazioni superano in pochi minuti le poche decine abituali, è quasi sempre il segno che il problema non dipende dalla propria connessione.
Se la verifica conferma che il disservizio riguarda l’intera piattaforma, non resta molto da fare se non aspettare: nella maggior parte dei casi recenti, OpenAI ha risolto i blocchi nel giro di qualche decina di minuti o poche ore, come accaduto sabato scorso, quando il servizio è tornato pienamente operativo a metà giornata dopo un blackout iniziato in mattinata. Continuare a inviare più richieste nella speranza che una vada a buon fine, in questi casi, rischia solo di aggravare il sovraccarico dei server che ha causato il problema.
Se invece il problema sembra riguardare solo il proprio account o dispositivo, prima di rassegnarsi conviene provare alcuni passaggi molto semplici: aggiornare completamente la pagina (non un semplice refresh, ma una ricarica forzata), chiudere e riaprire l’app da zero anziché lasciarla in background, verificare che la propria connessione internet funzioni correttamente aprendo un altro sito, e nel caso della versione via browser svuotare la cache e i cookie, che talvolta trattengono una sessione ormai non più valida. Anche il semplice cambio di rete, ad esempio passando dal Wi-Fi ai dati mobili, in alcuni casi permette di aggirare problemi di routing localizzati che non dipendono dai server centrali di OpenAI.
Vale la pena ricordare che episodi di questo tipo non sono isolati: nell’ultima settimana OpenAI ha gestito almeno tre disservizi distinti, al punto da spingere l’azienda a ripristinare i limiti di utilizzo consumati dagli utenti coinvolti nei blackout più gravi, restituendo così le richieste perse durante le interruzioni. Una misura di buona volontà che non ha però evitato le critiche di chi lamenta ritardi nel ricevere il ripristino, segno di quanto ormai la stabilità di questi strumenti sia diventata centrale per chi li utilizza ogni giorno per lavoro, studio o attività di programmazione.