L’ultima classifica sulle città più maleducate d’Italia ribalta diversi luoghi comuni e mette ai primi posti centri che molti non si aspetterebbero di trovare.
Lo studio prende in considerazione comportamenti quotidiani come code, traffico, uso del cellulare e rispetto dello spazio altrui. Non misura però la maleducazione in senso assoluto: racconta soprattutto come i residenti percepiscono la convivenza nella propria città.
Venezia in testa: turismo, code e spazio pubblico sotto pressione
Il primato di Venezia nella classifica delle città più maleducate in Italia sorprende solo fino a un certo punto. Basta guardare ai numeri del centro storico: meno di 60 mila abitanti in circa 7,6 chilometri quadrati, con milioni di visitatori ogni anno.
Secondo lo studio, qui si notano più che altrove gesti come saltare la coda, parlare con il vivavoce in pubblico o trattare male il personale di servizio. Chi passa ogni giorno tra calli, ponti e fermate dei vaporetti conosce bene la scena: gruppi fermi nei passaggi stretti, trolley trascinati a ogni ora, file davanti agli imbarcaderi.
“A volte basta poco, ma lo spazio è quello che è”, ha raccontato un residente, in linea con il senso della ricerca. Il dato, però, non scarica la colpa solo sui turisti. Registra ciò che i veneziani percepiscono nella vita quotidiana.
Da Catania a Parma: i comportamenti che pesano di più sui punteggi
Alle spalle di Venezia ci sono Catania, con 6,52, e Parma, con 6,51. Entrambe superano la media nazionale indicata dallo studio, pari a 6,10. A Catania incidono soprattutto la guida e il modo di vivere la strada: la città è tra quelle in cui viene segnalato più spesso il mancato rallentamento davanti ai pedoni, insieme alla confusione in pubblico e al poco rispetto dello spazio altrui.

Una passerella affollata a Venezia rende visibile la pressione su code e spazio pubblico al centro della classifica sulla maleducazione percepita.
A Parma, invece, emergono altri aspetti del galateo cittadino: dalla scarsa attenzione verso gli sconosciuti alla tendenza a non lasciare la mancia, voce in cui la città registra il punteggio più alto. Subito fuori dal podio compaiono Milano con 6,33, Brescia con 6,30, Roma con 6,26, Genova con 6,25 e Trieste con 6,23.
Proprio Trieste, secondo la rilevazione, guida due categorie molto legate alla vita di tutti i giorni: l’uso prolungato del cellulare in pubblico e il non lasciar passare nel traffico.
Percezione o realtà: i limiti del sondaggio e le sorprese fuori dal podio
La classifica va letta con prudenza. Lo studio Preply misura la percezione dei residenti, non il numero reale di episodi di maleducazione registrati per strada. Il campione nazionale è di 1.558 persone, distribuite in 19 città, quindi i numeri per ogni singolo centro restano limitati.
Detto questo, qualche sorpresa c’è. Napoli, spesso appesantita da stereotipi sui modi bruschi, resta sotto la media con 5,90, mentre Palermo si ferma a 6,02. La città più educata risulta Padova, con 5,18, davanti a Firenze, Modena, Verona e Bologna.
Agli intervistati è stato chiesto anche chi sia più scortese, se i residenti o chi arriva da fuori: il 47,05% ha risposto che, di fatto, si equivalgono; il 26,38% ha indicato gli autoctoni; il 17,91% i forestieri.
Un dettaglio utile, forse il più concreto: la maleducazione, più che un tratto geografico, sembra dipendere da densità, abitudini urbane e tolleranza quotidiana. E, qualche volta, anche dalla stanchezza.