Modifiche al Codice della Strada, la novità assoluta: in questi casi non servirà più la patente

Modifiche al Codice della Strada, la novità assoluta: in questi casi non servirà più la patente

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha aperto il 7 agosto 2026, a Roma, la consultazione pubblica sulla riforma del Codice della Strada. L’obiettivo è raccogliere osservazioni da cittadini, associazioni e operatori prima dell’eventuale arrivo di una legge delega in Parlamento in autunno.

Ma una novità, più di altre, riguarda da vicino milioni di automobilisti: in futuro, durante un controllo, patente e carta di circolazione fisiche potrebbero non servire più. Gli agenti, infatti, avrebbero accesso diretto alle banche dati digitali.

Codice della Strada, consultazione aperta fino al 13 settembre

La proposta del MIT era stata presentata alle associazioni di categoria il 21 luglio. Ora entra nella fase più larga, quella delle osservazioni pubbliche, aperta fino al 13 settembre 2026. È un passaggio tecnico, certo, ma tutt’altro che marginale: enti, imprese, organizzazioni e cittadini possono inviare i propri contributi prima che il governo metta a punto il testo da portare in Parlamento.

L’intenzione dichiarata dal ministero è arrivare a una riforma complessiva del Codice della Strada, non a una serie di ritocchi sparsi. Il documento prevede una riscrittura dell’impianto normativo in otto grandi titoli, con una separazione più chiara tra principi generali e regole operative. La legge dovrebbe fissare il quadro di base, mentre le parti più tecniche verrebbero affidate a provvedimenti successivi.

Nei corridoi ministeriali la riforma viene raccontata come un tentativo di rendere il Codice “più leggibile e più gestibile”. Soprattutto per chi lo applica ogni giorno: polizie locali, motorizzazione, autotrasportatori. E, naturalmente, per gli automobilisti, spesso costretti a orientarsi tra norme aggiunte e modificate negli anni.

Patente e carta di circolazione: la svolta dei controlli digitali

La novità più concreta riguarda la possibile fine dell’obbligo di avere sempre con sé la patente di guida e la carta di circolazione in formato fisico. Secondo la proposta, durante un controllo su strada le forze dell’ordine potrebbero verificare i dati del conducente e del veicolo direttamente negli archivi digitali.

In pratica, l’automobilista fermato a un posto di blocco non dovrebbe più mostrare il documento cartaceo o plastificato, se le informazioni risultano disponibili nelle banche dati pubbliche. Una pattuglia, per esempio, potrebbe controllare in tempo reale la validità della patente, l’intestazione del veicolo, eventuali sospensioni o altri provvedimenti collegati.

La stessa strada sarebbe prevista anche per i verbali delle multe, che potrebbero essere compilati in formato elettronico. Per le notifiche, il canale indicato come prioritario è SEND, la piattaforma per le notifiche digitali della pubblica amministrazione. Anche le eventuali sanzioni accessorie, come sospensioni o decurtazioni di punti, finirebbero automaticamente negli archivi informatici.

Restano però alcuni nodi pratici. Che cosa succede se manca la connessione? E se i dati non sono aggiornati? Come si gestiscono i controlli su veicoli stranieri o su conducenti con documenti rilasciati all’estero? Sono questioni destinate, con ogni probabilità, a entrare nelle osservazioni che arriveranno entro settembre.

Agente di polizia controlla i dati su un tablet al finestrino di un’auto durante un posto di blocco in città

Multe più semplici: da 82 fasce a circa 21

Un altro punto forte della riforma riguarda le sanzioni del Codice della Strada. Oggi le multe sono divise in 82 fasce diverse: un sistema giudicato complicato sia dai cittadini sia da chi deve applicarlo. La proposta punta a ridurle a circa 21 fasce, mettendo più ordine tra importi, sanzioni accessorie e decurtazione dei punti.

Il criterio non sarebbe soltanto quello di semplificare le procedure. Il MIT vuole legare di più l’importo della multa alla gravità reale dell’infrazione e al suo impatto sull’incidentalità stradale. In sostanza, le violazioni più pericolose per la sicurezza dovrebbero essere trattate in modo più chiaro e coerente.

Il testo apre anche alla possibilità di graduare la sanzione in base a elementi oggettivi. A parità di comportamento, per esempio, una violazione commessa da un neopatentato o da chi guida un mezzo pesante potrebbe essere valutata con maggiore severità rispetto allo stesso episodio compiuto da un conducente esperto al volante di un’auto privata.

È uno dei passaggi più delicati. Da una parte c’è la necessità di rendere le multe meno frammentate. Dall’altra, quella di evitare meccanismi troppo rigidi o difficili da spiegare al cittadino. “Serve un sistema più chiaro”, è la linea che emerge dal dossier ministeriale. Ma sarà il testo finale a dover fissare soglie, criteri e margini di valutazione.

Patente C a 17 anni, nuove regole per l’autotrasporto

La proposta tocca anche il settore dell’autotrasporto, dove da anni imprese e associazioni segnalano la difficoltà nel trovare conducenti. Tra le ipotesi c’è l’abbassamento a 17 anni dell’età minima per ottenere la patente C1, insieme all’anticipo di un anno per accedere alla Carta di Qualificazione del Conducente, la CQC.

Secondo il ministero, questa modifica servirebbe anche ad avvicinare in anticipo le regole italiane ai futuri adeguamenti europei. Ma il tema non riguarda soltanto i giovani autisti. Nel documento compare anche una proposta più discussa: consentire, in via temporanea, la guida professionale con la sola patente C, senza CQC, agli autisti già iscritti a un corso di qualificazione iniziale.

La condizione prevista è che il percorso venga completato entro dodici mesi. La misura avrebbe lo scopo di facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro, soprattutto per conducenti provenienti da Paesi extra-UE, un bacino a cui molte aziende guardano per coprire i posti rimasti vuoti.

Su questo punto, però, il testo resta cauto. Al momento, la proposta non avrebbe un corrispondente diretto nella normativa europea vigente e potrebbe richiedere altri passaggi di verifica prima di diventare una norma definitiva. Il confronto, quindi, è appena iniziato: dopo il 13 settembre si capirà quali osservazioni peseranno davvero sulla nuova versione del Codice della Strada.

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