Il numero mostrato sul telecomando del condizionatore non indica la temperatura dell’aria che esce dallo split, ma quella che si vuole raggiungere nella stanza.
Impostare 20 gradi invece di 26 non produce un getto più freddo né raffredda necessariamente l’ambiente più velocemente. Significa piuttosto chiedere al climatizzatore di lavorare più a lungo per raggiungere un obiettivo molto più difficile, con conseguenze dirette sui consumi e sulla bolletta.
Perché abbassare il numero non raffredda più velocemente
Il climatizzatore raffredda normalmente con la potenza prevista dal suo funzionamento, indipendentemente dal fatto che sul telecomando siano stati selezionati 20 oppure 26 gradi. A cambiare è il momento in cui il sistema rallenta o interrompe il lavoro del compressore, il componente che consuma più energia. Con una temperatura molto bassa, quel momento arriverà più tardi oppure potrebbe non arrivare affatto.
Il problema diventa evidente nelle giornate molto calde, soprattutto negli appartamenti esposti al sole, agli ultimi piani o con un isolamento poco efficace. Se fuori ci sono quasi 40 gradi, raggiungere e mantenere 20 gradi all’interno può richiedere uno sforzo continuo. Il climatizzatore rimane così ad alta potenza per molte ore, anche quando una regolazione meno estrema garantirebbe già un comfort soddisfacente.
Secondo le indicazioni ENEA, durante l’estate la temperatura interna non dovrebbe normalmente scendere sotto i 26 gradi. In molte situazioni possono bastare due o tre gradi in meno rispetto all’esterno, soprattutto quando viene ridotta anche l’umidità. Non esiste comunque un valore perfetto per ogni abitazione: esposizione, isolamento, numero di persone e condizioni climatiche cambiano il risultato.
Come capire quanto costa davvero ogni ora di utilizzo
Dal solo numero sul telecomando non si può ricavare con precisione la spesa. Per calcolarla bisogna conoscere la potenza elettrica assorbita, indicata sulla scheda tecnica o sull’etichetta energetica, e il prezzo pagato per ogni kilowattora. Un apparecchio che assorbe mediamente 0,8 kW e funziona per cinque ore utilizza, come stima semplice, circa 4 kWh.
Con i climatizzatori inverter il calcolo è meno immediato, perché la potenza varia durante il funzionamento. All’inizio il sistema può lavorare intensamente, poi ridurre l’assorbimento quando la stanza si avvicina alla temperatura impostata. Scegliendo un valore realistico, come 26 o 27 gradi, il compressore riesce più facilmente a modulare. Impostando 20 gradi può invece continuare a lavorare vicino alla massima potenza.

Impostare 26°C sul telecomando del condizionatore può aiutare a contenere i consumi durante le giornate più calde.
Per conoscere il consumo effettivo si può utilizzare un misuratore di energia compatibile con la potenza dell’apparecchio oppure consultare l’app del produttore, quando disponibile. Il costo si ottiene moltiplicando i kWh rilevati per il prezzo complessivo applicato dal proprio contratto. Le cifre generiche trovate online possono risultare fuorvianti, perché tariffe, modelli e abitazioni sono molto diversi.
Le abitudini che fanno lavorare meno il climatizzatore
Il numero scelto funziona davvero solo se la casa viene protetta dal caldo. Durante le ore di sole conviene abbassare tapparelle e persiane, soprattutto sulle finestre esposte. ENEA segnala che una buona schermatura può ridurre fortemente l’ingresso dell’energia solare, limitando il lavoro necessario per riportare la stanza alla temperatura desiderata.
Porte e finestre devono restare chiuse mentre l’impianto è acceso, mentre il ricambio d’aria va effettuato nelle ore più fresche. Può essere utile anche un ventilatore, che non abbassa la temperatura ma distribuisce meglio l’aria e aumenta la sensazione di fresco. In questo modo si può mantenere il termostato più alto senza rinunciare al comfort.
Infine vanno controllati periodicamente filtri, ventole e unità esterna. Polvere, ostacoli e scarsa circolazione dell’aria riducono il rendimento dell’impianto. Il numero decisivo sul telecomando resta quindi la temperatura richiesta, ma la spesa reale dipende dall’insieme di regolazione, durata di utilizzo, manutenzione e capacità della casa di trattenere il fresco.