Eredità, non tutti i debiti passano ai figli: questi sono quelli che non vanno pagati

Quando muore un genitore e restano debiti, beni o cause aperte, per i figli chiamati alla successione arriva il momento delle scelte.
Quando muore un genitore e restano debiti, beni o cause aperte, per i figli chiamati alla successione arriva il momento delle scelte.
Eredità, non tutti i debiti passano ai figli: questi sono quelli che non vanno pagati

In Italia possono accettare l’eredità, rinunciarvi oppure mettersi al riparo con gli strumenti previsti dal Codice civile. Da quella decisione dipende l’eventuale responsabilità verso creditori, Fisco, banche e condominio. I debiti “di famiglia”, però, non passano automaticamente ai figli. Il vero punto è capire se, magari senza volerlo, si è già diventati eredi.

Nel diritto italiano l’eredità comprende tutto: ciò che vale e ciò che pesa. Case, conti correnti, auto e crediti, ma anche prestiti non pagati, mutui, imposte arretrate e spese rimaste in sospeso. Chi accetta diventa erede a tutti gli effetti e subentra nei rapporti economici del defunto. Se i debiti superano i beni ricevuti, il rischio può diventare serio.

Non tutti i debiti, però, seguono la successione. Restano fuori quelli legati in modo stretto alla persona del defunto, come le sanzioni penali pecuniarie e molte sanzioni amministrative, comprese le multe stradali. Il motivo è semplice: riguardano la responsabilità personale di chi ha commesso la violazione. In altre parole, la pena non si eredita.

Lo stesso vale per alcuni rapporti cosiddetti intuitu personae, cioè basati sulle qualità personali del debitore: un incarico professionale, una prestazione artistica, un rapporto fiduciario non trasferibile. Con la morte della persona obbligata, quel rapporto si chiude. Diverso il discorso per i debiti patrimoniali ordinari: quelli possono finire nell’asse ereditario, se l’eredità viene accettata.

Rinuncia all’eredità e beneficio d’inventario: come proteggere il patrimonio dei figli

La prima strada per tutelarsi è la rinuncia all’eredità. È un atto formale, da fare davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione. Con quella dichiarazione il figlio dice, in sostanza, di non voler prendere né i beni né i debiti del genitore. Da quel momento banche, finanziarie, fornitori o enti pubblici non possono chiedergli il pagamento.

Donna seduta al tavolo con fascicolo di documenti, buste, penna e occhiali, in luce naturale in casa
Documenti e buste su un tavolo di casa: il momento in cui si valutano scelte e rischi della successione.

La rinuncia va sempre valutata con attenzione. Ma può essere la scelta più prudente quando saltano fuori cartelle esattoriali, finanziamenti non pagati o passività poco chiare. Non basta, però, comunicarlo a voce a un creditore o scriverlo in una mail. Serve un atto valido, registrato, da mostrare se arrivano solleciti o richieste di pagamento.

L’altra possibilità è l’accettazione con beneficio d’inventario. Serve proprio a evitare che i creditori del defunto possano aggredire il patrimonio personale dell’erede. In questo caso il figlio accetta, ma risponde dei debiti solo nei limiti di ciò che eredita. Se i beni valgono 20 mila euro e i debiti sono 60 mila, non deve mettere di tasca propria la differenza.

La procedura richiede una dichiarazione formale e la redazione di un inventario dei beni e dei debiti. È utile soprattutto quando i conti del genitore non sono chiari: un appartamento, qualche conto corrente, magari una vecchia attività chiusa male. Solo dopo aver messo tutto nero su bianco si può capire davvero che cosa conviene fare.

Accettazione tacita: i gesti che possono far scattare la responsabilità sui debiti

Il punto più delicato è l’accettazione tacita dell’eredità. Non nasce da una firma, ma da un comportamento. Può bastare trattare i beni del defunto come se fossero già propri: vendere l’auto intestata al genitore, prelevare soldi dal suo conto, incassare affitti, svuotare una cassaforte. Azioni concrete, a volte fatte in buona fede.

La legge guarda ai fatti, non alle intenzioni. Se un figlio si comporta da erede, può essere considerato tale anche senza aver firmato un atto di accettazione. Da quel momento, salvo casi particolari, risponde anche dei debiti ereditari. “Pensavo solo di sistemare alcune cose” è una frase che nelle liti di successione si sente spesso. Ma può non bastare.

Per questo, prima di toccare conti, immobili o beni mobili del defunto, è meglio verificare la situazione con un notaio, un avvocato o un commercialista. Anche il pagamento di alcune spese va gestito con cautela, soprattutto se fatto usando denaro dell’eredità. Il confine, in questi casi, si supera più facilmente di quanto si pensi.

Fisco, multe, banche e condominio: cosa possono chiedere agli eredi

I debiti fiscali verso l’Agenzia delle Entrate possono essere chiesti agli eredi che hanno accettato l’eredità. Ma c’è una distinzione importante: imposte e interessi possono passare agli eredi, mentre le sanzioni tributarie personali si estinguono con la morte del contribuente. L’amministrazione finanziaria deve notificare gli atti agli eredi secondo le regole previste. Chi ha rinunciato, invece, non è tenuto a pagare.

Le multe stradali e le sanzioni amministrative personali, in linea generale, non passano ai figli. Diverso il caso di mutui, prestiti, scoperti di conto o finanziamenti: i debiti con banche e finanziarie entrano nell’eredità se non c’è stata rinuncia. Se però un figlio aveva firmato come garante o coobbligato, la responsabilità può esistere comunque, al di là della successione, nei limiti dell’impegno preso.

Anche i debiti condominiali seguono l’immobile. Chi eredita un appartamento eredita anche le spese arretrate legate a quell’unità, oltre a quelle che maturano dopo il subentro. L’amministratore può chiedere il pagamento agli eredi che hanno accettato, ciascuno in base alla propria quota. Non può invece agire contro chi ha rinunciato in modo regolare.

Attenzione, infine, ai conti correnti cointestati. Alla morte di un genitore, di norma la quota riferibile al defunto entra nella successione e non può essere usata liberamente dal figlio cointestatario come se nulla fosse. Prima di prelevare o spostare denaro, conviene fermarsi. Nelle successioni, spesso, la scelta migliore è quella fatta un giorno dopo, ma con le carte in mano.

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