Queste sono le più grandi bugie sulla batteria del tuo iPhone e del tuo Android

Queste sono le più grandi bugie sulla batteria del tuo iPhone e del tuo Android

Molti utenti di iPhone e Android continuano a trattare la batteria dello smartphone seguendo regole nate molti anni fa: scaricarla completamente prima di collegarla alla corrente, lasciarla in carica per ore al primo utilizzo oppure evitare le ricariche brevi durante la giornata. Abitudini che avevano una logica con tecnologie ormai superate, ma che non descrivono più il funzionamento delle moderne batterie agli ioni di litio. Oggi alcune di quelle che vengono ancora considerate “regole d’oro” sono semplicemente inutili e, in certi casi, possono persino aumentare lo stress della batteria.

Smartphone in ricarica con cavo USB su scrivania, icona batteria sullo schermo, accanto tazza e occhiali

Perché le vecchie regole sulle batterie non valgono più

Uno dei falsi miti più resistenti riguarda la necessità di scaricare completamente la batteria prima di ricaricare lo smartphone. Era un comportamento associato soprattutto alle vecchie batterie al nichel-cadmio, soggette al cosiddetto “effetto memoria”. Le batterie agli ioni di litio utilizzate oggi su iPhone, Samsung Galaxy, Google Pixel, Xiaomi e sulla maggior parte degli smartphone funzionano invece in maniera diversa.

Non è quindi necessario aspettare che il telefono arrivi allo 0% o si spenga prima di collegarlo alla corrente. Al contrario, ripetere frequentemente cicli molto profondi, portando la batteria dallo 0 al 100%, può sottoporla a uno stress maggiore rispetto a ricariche parziali.

Apple, per esempio, misura l’invecchiamento delle proprie batterie anche attraverso i cicli di ricarica e indica una capacità residua prevista dopo un determinato numero di cicli completi, variabile in base al modello. Anche i principali produttori Android integrano sistemi per gestire la ricarica e limitare l’usura nel tempo. In pratica, non serve aspettare che la batteria sia quasi esaurita: collegare lo smartphone alla corrente quando è comodo è perfettamente compatibile con il funzionamento delle batterie moderne.

Dal 20 all’80%: cosa significa davvero caricare bene lo smartphone

Tra i consigli più diffusi c’è quello di mantenere la carica della batteria indicativamente tra il 20 e l’80%. È una buona pratica per chi vuole limitare lo stress chimico delle celle nel lungo periodo, ma non deve diventare una regola da seguire ossessivamente.

Arrivare occasionalmente al 100% non rovina la batteria e nemmeno scendere sotto il 20% significa danneggiarla immediatamente. La differenza si nota soprattutto nel lungo periodo e dipende dalla frequenza con cui la batteria viene mantenuta agli estremi della propria capacità, oltre che dalla temperatura e dalle modalità di utilizzo.

Anche le ricariche brevi durante la giornata non rappresentano un problema. Collegare lo smartphone per pochi minuti in ufficio, in auto o mentre si è a casa non equivale automaticamente a consumare un intero ciclo della batteria.

Non serve neppure lasciare un nuovo smartphone collegato alla presa per otto, dieci o dodici ore al primo utilizzo. Un iPhone o uno smartphone Android nuovo arriva già con una batteria pronta per essere utilizzata. I sistemi operativi possono poi affinare nel tempo le stime sull’autonomia e adattare alcune funzioni di ricarica alle abitudini dell’utente.

Ricarica notturna e caricatori non originali: cosa è davvero rischioso

Anche lasciare lo smartphone in carica durante la notte non significa automaticamente rovinare la batteria. I dispositivi moderni dispongono di sistemi elettronici che gestiscono l’alimentazione una volta raggiunto il livello massimo e possono rallentare o interrompere alcune fasi della ricarica.

Apple utilizza la ricarica ottimizzata, pensata per ridurre il tempo trascorso dalla batteria completamente carica. Diversi produttori Android offrono funzioni analoghe, con nomi come ricarica adattiva, protezione batteria o limite di carica.

Il fattore da tenere maggiormente sotto controllo è invece il calore. Caricare lo smartphone sotto un cuscino, sopra una coperta o in un luogo dove il calore non riesce a disperdersi può favorire temperature elevate, che nel tempo accelerano il deterioramento della batteria.

Non è necessario utilizzare esclusivamente il caricatore venduto dal produttore dello smartphone. Con standard come USB-C è possibile utilizzare alimentatori compatibili di altri marchi, purché siano prodotti affidabili, conformi agli standard previsti e dotati delle necessarie protezioni. Più che la scritta sul caricatore, contano quindi qualità, compatibilità e sicurezza dell’accessorio.

Calore, freddo e cicli: cosa incide davvero sulla durata della batteria

La vita utile di una batteria iPhone o Android dipende molto più dalla temperatura, dall’invecchiamento chimico e dai cicli accumulati che dai vecchi rituali legati alla ricarica. Tra questi fattori, il calore è uno dei più importanti.

Lasciare lo smartphone sul cruscotto di un’auto esposta al sole, utilizzarlo a lungo mentre è già molto caldo o ricaricarlo in condizioni che impediscono la dispersione del calore può accelerare il degrado delle celle. Il freddo intenso, invece, può provocare un calo temporaneo delle prestazioni e dell’autonomia, che generalmente torna a livelli normali quando il dispositivo rientra nel corretto intervallo di temperatura.

Anche il concetto di ciclo di ricarica viene spesso interpretato male. Un ciclo non corrisponde a ogni volta che si collega il caricatore. Si completa quando, sommando diversi utilizzi, viene consumato complessivamente l’equivalente del 100% della capacità della batteria.

Per esempio, utilizzare il 50% della batteria, ricaricarla e consumarne successivamente un altro 50% equivale complessivamente a un ciclo. Le ricariche parziali, quindi, non moltiplicano automaticamente il numero dei cicli.

L’invecchiamento della batteria resta inevitabile: con il passare del tempo e l’aumento dei cicli, la capacità disponibile diminuisce. Si può però rallentare il processo con poche precauzioni concrete: evitare il più possibile le temperature elevate, non portare continuamente la batteria allo 0%, utilizzare caricatori affidabili e sfruttare le funzioni di ricarica ottimizzata disponibili sul proprio smartphone. Senza trasformare ogni percentuale mostrata sullo schermo in una preoccupazione.

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