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            <title>Webnews - Feed</title>
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            <description>Informazione dal mondo digitale</description>
            <lastBuildDate>Fri, 09 Oct 2026 16:30:00 +0000</lastBuildDate>
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                <item>
        <title><![CDATA[INPS, novità per l'assegno sociale: finalmente previsto l'aumento per l'importo mensile]]></title>
        <link>https://www.webnews.it/inps-novita-per-lassegno-sociale-finalmente-previsto-laumento-per-limporto-mensile/</link>
        <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 16:30:00 +0000</pubDate>
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        <dc:creator><![CDATA[Raffaele Moauro]]></dc:creator>
        <category><![CDATA[Finance]]></category>
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        <description><![CDATA[L’assegno sociale potrebbe aumentare nel 2027 insieme alle soglie di reddito: le prime stime indicano un importo mensile più alto, ma manca ancora la conferma ufficiale.]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per chi percepisce l’assegno sociale, il 2027 potrebbe portare un aumento dell’importo mensile e un ritocco delle soglie di reddito previste.</strong></p>
<p>Le prime simulazioni indicano una possibile <strong>rivalutazione del 2,9%</strong>, con effetti sia sulla somma riconosciuta ogni mese sia sui limiti per accedere alla prestazione. L’adeguamento, però, dovrà essere confermato con i provvedimenti ufficiali sulla <strong>perequazione 2027</strong>. E proprio da quei dati arriverà il quadro definitivo.</p>
<h2>Assegno sociale 2027, la stima: da 546,24 a circa 562,08 euro al mese</h2>
<p>L’ipotesi più accreditata, al momento, parla di una <strong>rivalutazione del 2,9%</strong> per l’<strong>assegno sociale 2027</strong>. In concreto, l’importo mensile passerebbe dai <strong>546,24 euro</strong> riconosciuti nel 2026 a circa <strong>562,08 euro</strong>.</p>
<p>Su base annua, contando le <strong>13 mensilità</strong>, si arriverebbe a circa <strong>7.307 euro</strong>. L’aumento non sarebbe alto, poco meno di 16 euro al mese, ma per chi vive con redditi molto bassi anche una cifra del genere può pesare.</p>
<p>Va ricordato che non si tratta di una pensione legata ai contributi versati, ma di una misura assistenziale pagata attraverso la fiscalità generale. La conferma arriverà solo con il decreto di adeguamento collegato alla <strong>perequazione 2027</strong>, calcolato sull’andamento dei prezzi e poi recepito dall’<strong>Inps</strong> nei suoi messaggi operativi.</p>
<h2>Nuove soglie di reddito 2027: ipotesi a 7.307 euro per single e 14.614 euro per coniugati</h2>
<p>Se l’<strong>importo mensile dell’assegno sociale</strong> salirà davvero del <strong>2,9%</strong>, cambieranno anche i <strong>limiti di reddito</strong> per ottenere la prestazione. Per una persona non coniugata la soglia annua arriverebbe a circa <strong>7.307 euro</strong>. Per chi è coniugato, invece, il limite salirebbe intorno a <strong>14.614 euro annui</strong>.</p>
<div id="attachment_1234005" style="width: 1210px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1234005" class="size-full wp-image-1234005" src="https://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/INPS-novit-per-l-assegno-sociale-finalmente-previsto-l-aumento-per-l-importo-mensile-inline.webp" alt="Anziano al tavolo di cucina con calcolatrice, documenti e banconote in euro mentre controlla le spese" width="1200" height="800" /><p id="caption-attachment-1234005" class="wp-caption-text">Un pensionato controlla conti e documenti: un’immagine che richiama la possibile rivalutazione dell’assegno sociale INPS.</p></div>
<p>Nel 2026 i valori sono rispettivamente <strong>7.101,12 euro</strong> e <strong>14.202,24 euro</strong>. L’assegno può essere riconosciuto per intero oppure in misura ridotta: tutto dipende dal reddito personale e, per i coniugi, da quello complessivo della coppia.</p>
<p>È un passaggio concreto, spesso decisivo nelle domande presentate ai patronati, dove anche una piccola entrata in più può cambiare l’importo spettante. L’<strong>assegno sociale</strong>, inoltre, non è soggetto a <strong>Irpef</strong>, non passa ai superstiti e non può essere portato all’estero.</p>
<h2>Requisiti, domanda Inps e stop al beneficio: cosa bisogna sapere</h2>
<p>Per chiedere l’<strong>assegno sociale Inps</strong> servono requisiti precisi: almeno <strong>67 anni di età</strong>, residenza effettiva in Italia e <strong>dieci anni di soggiorno legale e continuativo</strong> nel Paese. La misura spetta ai cittadini italiani e, se rispettano le condizioni previste, anche ai cittadini comunitari, ai familiari extracomunitari di cittadini Ue, ai titolari di <strong>permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo</strong>, ai rifugiati politici e ai beneficiari di protezione sussidiaria.</p>
<p>La domanda si presenta online sul sito dell’<strong>Inps</strong> con <strong>Spid, Cie, Cns o eIDAS</strong>, oppure tramite <strong>patronato</strong> e Contact Center. Attenzione, però, alla permanenza in Italia: un’assenza superiore a <strong>29 giorni consecutivi</strong> può far scattare la sospensione del beneficio. Dopo un anno di sospensione può arrivare la revoca. I controlli, come l’Istituto ha ricordato più volte, riguardano sia i redditi sia la residenza effettiva. Per il <strong>2027</strong>, quindi, la novità attesa è l’aumento a circa <strong>562 euro al mese</strong>, ma la certezza arriverà soltanto con la comunicazione ufficiale degli importi rivalutati.</p>
]]></content:encoded>
    </item>    <item>
        <title><![CDATA[Perché tutti stanno comprando questa radio di emergenza con torcia e pannello solare]]></title>
        <link>https://www.webnews.it/perche-tutti-stanno-comprando-questa-radio-di-emergenza-con-torcia-e-pannello-solare/</link>
        <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
            <enclosure url="http://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/La-radio-di-emergenza-con-torcia-e-pannello-solare.webp" length="56070" type="image/jpeg" />
        <dc:creator><![CDATA[Raffaele Moauro]]></dc:creator>
        <category><![CDATA[Gadget e Device]]></category>
        <guid isPermaLink="false">https://www.webnews.it/?p=1234002</guid>
        <description><![CDATA[Una radio di emergenza compatta riunisce torcia, pannello solare, power bank e manovella: un dispositivo pensato per blackout, campeggio e situazioni senza corrente.]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una radio di emergenza con torcia, pannello solare e batteria capiente sta attirando l’attenzione di chi vuole prepararsi meglio a blackout e imprevisti.</strong></p>
<p>Il modello proposto da <strong>Action</strong> riunisce in un solo dispositivo diverse funzioni utili quando manca la corrente o lo smartphone rischia di scaricarsi. Tra <strong>radio, power bank, manovella e illuminazione</strong>, l’obiettivo è continuare a comunicare e ricevere informazioni anche lontano da una presa elettrica. E il prezzo contribuisce a renderla interessante.</p>
<h2>DAB+, FM e schermo laterale: così la radio aiuta a restare informati in emergenza</h2>
<p>Il cuore del dispositivo è, prima di tutto, la <strong>radio</strong>. In caso di lunga interruzione di corrente, tempesta o rete mobile fuori uso, poter ascoltare aggiornamenti e comunicazioni ufficiali può diventare fondamentale.</p>
<p>Il modello venduto da <strong>Action</strong> riceve sia il segnale <strong>DAB+</strong> sia la classica <strong>FM</strong>, così da seguire notiziari, avvisi locali e informazioni pubbliche anche quando lo smartphone non prende o la connessione dati salta. Sul lato c’è uno <strong>schermo</strong> che indica la stazione selezionata e il livello della batteria: una piccola cosa, ma molto pratica al buio o quando si usa l’apparecchio a intervalli.</p>
<p>Secondo la scheda prodotto citata dal sito olandese, la radio resiste a qualche <strong>schizzo d’acqua</strong>. Può quindi reggere una pioggia leggera o l’umidità in tenda. Non va però immersa: meglio saperlo prima.</p>
<h2>Ricarica multipla e batteria da 10.000 mAh: presa, AAA, solare e manovella</h2>
<p>Uno dei punti forti della <strong>radio di emergenza Hyundai</strong> è la possibilità di alimentarla in modi diversi. Non dipende da una sola fonte, e questo in emergenza conta. Si può ricaricare con la <strong>presa elettrica</strong>, usare con tre <strong>batterie AAA</strong>, oppure lasciare che lavori il piccolo <strong>pannello solare</strong> integrato nella parte superiore quando si è all’aperto. Se il sole manca, resta la soluzione più semplice e concreta: la <strong>manovella</strong>, da girare a mano per recuperare un po’ di energia quando non ci sono alternative.</p>
<div id="attachment_1234016" style="width: 1210px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1234016" class="size-full wp-image-1234016" src="https://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/La-radio-ricarica-lo-smartphone-durante-un-blackout.webp" alt="La radio ricarica lo smartphone durante un blackout" width="1200" height="675" /><p id="caption-attachment-1234016" class="wp-caption-text">La radio ricarica lo smartphone durante un blackout &#8211; Webnews.it</p></div>
<p>La batteria interna da <strong>10.000 mAh</strong> può anche fare da <strong>power bank</strong> per ricaricare dispositivi elettronici, a cominciare dallo smartphone. Non è un dettaglio da poco: in una situazione critica il telefono serve per chiamare, ricevere messaggi, consultare mappe già scaricate. A volte anche pochi punti percentuali fanno la differenza.</p>
<h2>Torcia, Bluetooth, allarme e bussola: utile anche in campeggio, ai festival e in viaggio</h2>
<p>La dotazione non si ferma all’uso in casa. Ed è anche per questo che la <strong>radio con torcia e pannello solare</strong> viene proposta come accessorio da <strong>campeggio</strong>, da festival o da tenere in auto durante un viaggio. Sul fianco c’è una <strong>torcia</strong> abbastanza potente per muoversi al buio; per una luce più soffusa, invece, è prevista una piccola lampada da lettura. Il dispositivo può collegarsi via <strong>Bluetooth</strong> allo smartphone e diventare uno speaker portatile: non è la funzione più “da emergenza”, certo, ma in tenda o in piazzola può tornare comoda.</p>
<p>Ci sono poi un <strong>allarme</strong> attivabile con un pulsante, utile per attirare l’attenzione, e una <strong>bussola</strong> per orientarsi in modo essenziale. La vendita, precisa <strong>Androidworld.nl</strong>, avviene tramite lo shop online di <strong>Action</strong> al prezzo di <strong>39,95 euro</strong>: non sarebbe quindi un prodotto da cercare tra gli scaffali, ma da ordinare via web. L’offerta riguarda però <strong>Action nei Paesi Bassi</strong>: prezzo e disponibilità non sono quindi automaticamente gli stessi in Italia.</p>
]]></content:encoded>
    </item>    <item>
        <title><![CDATA[Auto GPL o Metano, si cambia ancora ma queste volte sono buone notizie]]></title>
        <link>https://www.webnews.it/auto-gpl-o-metano-si-cambia-ancora-ma-queste-volte-sono-buone-notizie/</link>
        <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 13:00:34 +0000</pubDate>
            <enclosure url="http://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Auto-a-GPL-e-metano-perch-i-prezzi-scendono-mentre-benzina-e-diesel-restano-sotto-pressione.webp" length="69574" type="image/jpeg" />
        <dc:creator><![CDATA[Valentina Giungati]]></dc:creator>
        <category><![CDATA[Motori]]></category>
        <guid isPermaLink="false">https://www.webnews.it/?p=1234040</guid>
        <description><![CDATA[Gli automobilisti italiani con auto a GPL e metano tornano a vedere un vantaggio alla pompa rispetto a chi viaggia con benzina e diesel.]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Gli ultimi prezzi comunicati dai gestori all&#8217;Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy disegnano un quadro a due velocità. Benzina e gasolio restano stabilmente sopra i 2 euro al litro, esposti agli scossoni del petrolio e alle decisioni sulle accise. <strong>Tra i carburanti gassosi, invece, il GPL è tornato a scendere</strong>. Ma il quadro non è uguale per tutti. I prezzi cambiano da regione a regione e i distributori no-logo possono fare la differenza. Resta poi il nodo del rifornimento: per GPL e metano, nella maggior parte degli impianti, serve ancora l&#8217;intervento dell&#8217;operatore.</p>
<p dir="ltr">Il dato che interessa davvero chi usa l&#8217;auto tutti i giorni (pendolari, professionisti, famiglie con due vetture) è il divario tra benzina, diesel, GPL e metano. Secondo le rilevazioni del Mimit dei primi giorni di ottobre, <strong>la benzina self viaggiava attorno a 2,06-2,08 euro al litro</strong>. Il gasolio è ancora più caro, tra 2,26 e 2,29 euro al litro. Si conferma così un&#8217;inversione rispetto al passato: oggi il diesel costa circa 20 centesimi in più della benzina.</p>
<p dir="ltr">Un&#8217;altra storia per i carburanti gassosi. Il GPL si ferma intorno a 0,75 euro al litro, in calo rispetto agli 0,88 euro di fine settembre. Il metano per auto segue invece la direzione opposta ed è salito a circa 1,89 euro al chilo, dai 1,75 euro di poche settimane fa. Numeri che, nella spesa di tutti i giorni, pesano eccome, soprattutto per chi macina chilometri e non può lasciare l&#8217;auto in garage.</p>
<p dir="ltr">Sul fronte delle misure, <strong>Eni, IP e Q8 hanno introdotto dal 1° ottobre, per 30 giorni, un tetto massimo ai prezzi di benzina e gasolio,</strong> accogliendo l&#8217;invito del Governo. Lo sconto fiscale sul gasolio è invece scaduto il 5 ottobre, e l&#8217;esecutivo starebbe valutando un meccanismo di accise mobili per sostenere le categorie più colpite dal caro-carburanti.</p>
<p>“Con questi prezzi il pieno pesa meno, anche se non siamo tornati ai livelli di qualche anno fa”, ha raccontato un gestore di un impianto dell’hinterland milanese. Una sensazione condivisa da molti automobilisti. Alla pompa il confronto è immediato: chi sceglie il gas esce con una ricevuta più leggera, chi resta su <strong>benzina e diesel</strong> continua a fare i conti con aumenti e ribassi ravvicinati.</p>
<h2><strong>Metano in calo, ma la crisi energetica si sente ancora</strong></h2>
<p>Il <strong>metano auto</strong> ha attraversato anni difficili. Prima la crisi energetica, poi le tensioni sui mercati internazionali dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Prima di quella fase, il prezzo era spesso vicino a <strong>1,10 euro al chilo</strong>. Poi la corsa del gas naturale ha cambiato tutto, spingendo molti automobilisti a rifare i conti sulla convenienza.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" class="wp-image-1234039" src="https://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Auto-a-GPL-e-metano-perch-i-prezzi-scendono-mentre-benzina-e-diesel-restano-sotto-pressione-inline.webp" alt="Addetto al distributore rifornisce un’auto con una pistola del gas alla pompa" />
<figcaption>Rifornimento di GPL o metano servito: il vantaggio alla pompa mentre benzina e diesel restano più cari.</figcaption>
</figure>

<p>Nell’ultimo periodo osservato, il prezzo del <strong>metano</strong> risultava in calo di circa <strong>l’8% su base mensile</strong>, con una discesa abbastanza diffusa in buona parte del Paese. Non ovunque, però. Alcune zone restavano più care: tra queste <strong>Calabria, Sardegna e provincia di Bolzano</strong>, dove pesano di più la rete dei distributori e i costi di trasporto.</p>
<p>Il ribasso aiuta, ma non cancella quanto accaduto negli ultimi anni. “Si respira un po’, ma il confronto con il passato resta impietoso”, ha detto un automobilista in coda a un distributore, guardando il display prima del rifornimento. È qui che si vede la distanza tra il calo di oggi e un vero ritorno alla normalità: il <strong>metano</strong> costa meno rispetto ai picchi, ma resta più caro di prima della crisi.</p>
<h3><strong>GPL più conveniente, ma il prezzo cambia molto da zona a zona</strong></h3>
<p>Il <strong>GPL</strong> resta, tra i carburanti più usati, una delle scelte più convenienti per chi vuole contenere la spesa. Il prezzo lo rende competitivo rispetto a benzina e diesel, soprattutto per chi percorre molti chilometri o ha già una vettura bifuel.</p>
<p>La convenienza, però, non è identica ovunque. Cambiano i territori, cambia la concorrenza tra impianti, cambia anche il peso della rete locale. In molte province i <strong>distributori no-logo</strong>, cioè quelli non legati ai grandi marchi petroliferi, risultano più economici. E questo vale in modo evidente proprio per il <strong>GPL</strong>.</p>
<p>Gli automobilisti lo sanno bene. C’è chi allunga il tragitto per risparmiare qualche centesimo al litro, chi controlla le app con i prezzi aggiornati, chi si ferma semplicemente dove trova il costo più basso lungo la strada casa-lavoro. Piccole scelte, certo. Ma a fine mese possono fare la differenza.</p>
<h3><strong>Niente self-service per il gas: il limite che frena il risparmio</strong></h3>
<p>Resta un limite pratico, spesso trascurato quando si parla di <strong>risparmio sui carburanti</strong>: per <strong>GPL e metano</strong> il rifornimento self-service non è disponibile come per benzina e gasolio. Nella maggior parte dei casi l’automobilista deve affidarsi al personale dell’impianto, con orari meno flessibili e meno possibilità di scelta.</p>
<p>Per <strong>benzina e diesel</strong>, invece, il self-service permette spesso di pagare meno rispetto al servito, soprattutto fuori dagli orari tradizionali. È una differenza concreta: il prezzo esposto cambia e chi può fare rifornimento da solo di solito sceglie quella colonnina proprio per spendere meno.</p>
<p>Per le <strong>auto a GPL e metano</strong>, questo margine non c’è. Il vantaggio resta legato al costo del carburante, non al modo in cui viene erogato. È il paradosso di questa fase: i carburanti gassosi costano meno e aiutano molti automobilisti, ma una parte del possibile risparmio resta bloccata da regole operative e vincoli di sicurezza che continuano a pesare sulla vita quotidiana di chi guida.</p>]]></content:encoded>
    </item>    <item>
        <title><![CDATA[Amazon sa cose di te che non dovrebbe conoscere: controlla questa sezione sul sito]]></title>
        <link>https://www.webnews.it/amazon-sa-cose-di-te-che-non-dovrebbe-conoscere-controlla-questa-sezione-sul-sito/</link>
        <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:30:16 +0000</pubDate>
            <enclosure url="http://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Amazon-About-You-come-scoprire-cosa-la-piattaforma-crede-di-sapere-sui-tuoi-acquisti.webp" length="49470" type="image/jpeg" />
        <dc:creator><![CDATA[Valentina Giungati]]></dc:creator>
        <category><![CDATA[Google]]></category>
        <guid isPermaLink="false">https://www.webnews.it/?p=1234036</guid>
        <description><![CDATA[Amazon ha introdotto da maggio 2026, per ora ancora in versione beta, la pagina “About You”: una sezione dell’account che mostra agli utenti quali preferenze di acquisto la piattaforma collega al loro profilo.]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<p>Il quadro nasce da ricerche, ordini e interazioni, e serve a rendere più mirate <strong>raccomandazioni</strong> e <strong>pubblicità</strong>. In pratica: è il modo per vedere cosa Amazon pensa di sapere sui nostri acquisti.</p>
<p>La funzione <strong>“About You”</strong> è una pagina pensata per la <strong>personalizzazione dell’esperienza Amazon</strong>. Raccoglie e mette in ordine, per categorie, le preferenze che il sistema associa a ogni cliente. Tra le voci indicate dalla piattaforma ci sono <strong>casa e famiglia</strong>, marchi, interessi, hobby, reparti visitati più spesso e preferenze di prodotto. Più una persona compra, cerca o guarda articoli, più il profilo diventa ricco di dettagli.</p>
<p>Negli Stati Uniti la funzione ha iniziato a girare molto sui social, soprattutto su <strong>TikTok</strong>, dove diversi utenti hanno pubblicato le schermate del proprio profilo. C’è chi ha trovato indicazioni piuttosto generiche, come <strong>“prodotti per la casa e alimentari”</strong>. Altri, invece, si sono ritrovati davanti descrizioni molto più precise: dal marchio dello smartphone usato agli integratori comprati più spesso. Ed è lì che, tra curiosità e un certo disagio, è partita la discussione.</p>
<p>La creator <strong>Shiray Cruz</strong>, in un video pubblicato il 3 settembre, ha mostrato che Amazon le attribuisce una preferenza per <strong>integratori proteici con uno specifico profilo nutrizionale</strong>. “Ha senso”, ha spiegato, perché acquista spesso polveri proteiche Premier Protein sulla piattaforma. In altri casi, però, il sistema sembra andare oltre, segnalando abitudini o interessi che l’utente non riconosce del tutto.</p>
<h2><strong>Dove si trova il profilo, dal computer all’app Amazon</strong></h2>
<p>Per vedere la pagina <strong>“About You”</strong> da computer bisogna accedere a <strong>amazon.com</strong>, entrare in <strong>“Account e liste”</strong> in alto a destra e scorrere fino all’area dedicata alle preferenze di ordini e acquisti. Se la funzione è attiva per quell’account, compare la voce <strong>“About You”</strong>.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" class="wp-image-1234035" src="https://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Amazon-About-You-come-scoprire-cosa-la-piattaforma-crede-di-sapere-sui-tuoi-acquisti-inline.webp" alt="Persona di spalle al computer con pagina e‑commerce sfocata; sul tavolo smartphone, pacco, borraccia e tazza di caffè" />
<figcaption>Una scrivania domestica con laptop e smartphone mostra come le piattaforme di e‑commerce ricostruiscono preferenze e abitudini d’acquisto.</figcaption>
</figure>

<p>Da smartphone il percorso passa invece dall’<strong>app Amazon</strong>. Si tocca l’icona del profilo nella parte bassa dello schermo, si entra in <strong>“Account”</strong> e poi si scorre fino alle <strong>impostazioni dell’account</strong>, dove può apparire la sezione <strong>“About You”</strong>. Non tutti, però, potrebbero vederla nello stesso modo: la funzione è ancora indicata come beta.</p>
<p>Una volta aperta la pagina, Amazon mostra le preferenze divise per tema. Possono comparire interessi legati alla <strong>cura della casa</strong>, alla tecnologia, alla palestra, ai prodotti per bambini, agli animali domestici o ai marchi acquistati più spesso. Il risultato, per molti utenti, è una fotografia commerciale delle proprie abitudini. Non sempre perfetta, ma spesso riconoscibile.</p>
<h3><strong>Si può correggere, ma non spegnere: cosa può fare l’utente</strong></h3>
<p>Secondo quanto riportato da <strong>USA Today</strong>, la funzione <strong>“About You”</strong> non può essere disattivata del tutto. Gli utenti, però, possono intervenire sulle singole preferenze: cancellarle, correggerle o indicarle come poco pertinenti, così da rendere più precise le raccomandazioni successive. Insomma, un margine di controllo c’è. Ma non è un vero interruttore.</p>
<p>La creator <strong>Emily Yoder</strong> ha raccontato che alcune voci del suo profilo erano corrette, come il riferimento all’organizzazione di matrimoni e alla routine legata al caffè. In passato, ha spiegato, aveva gestito un’attività di noleggio di decorazioni per matrimoni e ordinava spesso prodotti per il caffè su Amazon. Poi, però, tra le preferenze ne è comparsa una decisamente più curiosa: <strong>“va regolarmente in kayak”</strong>. “Non ho mai fatto kayak”, ha detto nel video, ridendo dell’errore.</p>
<p>Altri utenti hanno trovato profili molto più vicini alle proprie abitudini. La creator <strong>kilameljaro</strong>, per esempio, ha mostrato preferenze parecchio specifiche: dispositivi <strong>Google Pixel</strong>, prodotti <strong>Yankee Candle</strong>, bevande <strong>Diet Coke</strong> e cosmetici per capelli <strong>L’Oréal Paris Elvive</strong>. In quel caso, il sistema sembrava aver collegato in modo diretto acquisti e marchi ricorrenti.</p>
<h3><strong>Dati, consigli e pubblicità: fin dove arriva la personalizzazione</strong></h3>
<p>Nella propria <strong>informativa sulla privacy</strong>, Amazon spiega di raccogliere diverse categorie di dati per personalizzare i servizi. Ci sono le informazioni fornite dall’utente, come nome, recapiti, indirizzo e dati di pagamento. Poi ci sono quelle raccolte in automatico, legate all’uso di prodotti, contenuti e servizi, anche tramite <strong>cookie</strong> e dati trasmessi dal browser o dal dispositivo. A queste si aggiungono informazioni che arrivano da altre fonti, per esempio gli aggiornamenti sugli indirizzi di consegna comunicati dai corrieri.</p>
<p>La società indica vari scopi: gestire acquisti e spedizioni, proporre <strong>raccomandazioni personalizzate</strong>, offrire servizi vocali, fotografici e tramite fotocamera, fornire assistenza, mostrare <strong>pubblicità basata sugli interessi</strong>, comunicare con gli utenti via telefono, email o chat e prevenire frodi o rischi di credito. È un meccanismo ormai comune a molte piattaforme digitali: più dati entrano nel sistema, più le proposte diventano mirate.</p>
<p>Il punto, però, è come tutto questo viene percepito da chi usa il servizio. Una cosa è sapere che un sito conserva la cronologia degli ordini. Un’altra è vedere quelle tracce trasformate in un profilo leggibile, quasi in un’etichetta personale. <strong>“About You”</strong> rende visibile una parte di questo passaggio. E proprio per questo, nelle ultime settimane, ha riacceso una domanda semplice: quanto conosce davvero Amazon delle nostre abitudini quotidiane?</p>]]></content:encoded>
    </item>    <item>
        <title><![CDATA[Scatta l'aumento da 560 euro: ora è ufficiale ma non per tutti i lavoratori]]></title>
        <link>https://www.webnews.it/scatta-laumento-da-560-euro-ora-e-ufficiale-ma-non-per-tutti-i-lavoratori/</link>
        <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:00:33 +0000</pubDate>
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        <dc:creator><![CDATA[Valentina Giungati]]></dc:creator>
        <category><![CDATA[Finance]]></category>
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        <description><![CDATA[I dirigenti della sanità pubblica, circa 138mila professionisti in gran parte medici, hanno incassato il 7 ottobre il rinnovo del contratto 2025-2027, firmato all’Aran.]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<p>Sul tavolo ci sono <strong>968 milioni di euro</strong> per ritoccare stipendi, incarichi e tutele nel <strong>Servizio sanitario nazionale</strong>. Prima del via libera finale, però, l’intesa dovrà superare i passaggi di controllo previsti. L’entrata in vigore è attesa con ogni probabilità all’inizio del 2027, quando arriveranno anche <strong>aumenti e arretrati</strong>.</p>
<p>La novità più immediata riguarda la <strong>busta paga dei dirigenti sanitari</strong>. L’aumento medio, a regime, sarà di circa <strong>560 euro lordi al mese</strong>. Non una cifra uguale per tutti: peseranno il trattamento economico individuale, gli incarichi ricoperti e il modo in cui sono composte le diverse voci dello stipendio.</p>
<p>Dalla trattativa è emerso che circa <strong>393 euro</strong> arriveranno dagli aumenti contrattuali di base, legati al <strong>5,4% previsto per il pubblico impiego</strong> nel triennio. Altri <strong>167 euro medi al mese</strong> saranno invece legati alle risorse aggiuntive per le <strong>indennità</strong>. Una distinzione tecnica, certo, ma molto concreta: per molti dirigenti segnerà il confine tra stipendio fisso e parte accessoria.</p>
<p>Il presidente dell’Aran, <strong>Antonio Naddeo</strong>, ha definito l’accordo un risultato importante per “una componente fondamentale del Servizio sanitario nazionale”. Il contratto, ha detto, riconosce “valore, competenze e responsabilità” della <strong>dirigenza sanitaria</strong>. Parole caute, arrivate al termine di un confronto seguito passo dopo passo dai sindacati.</p>
<h2><strong>Plateau al 2027 e arretrati: il calendario degli aumenti</strong></h2>
<p>Gli aumenti del <strong>contratto sanità 2025-2027</strong> non arriveranno subito per intero. Come previsto per i rinnovi del nuovo triennio del pubblico impiego, l’applicazione sarà graduale. L’ultima quota dell’incremento, pari al <strong>33% dell’aumento complessivo</strong>, scatterà dal <strong>1° gennaio 2027</strong>.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" class="wp-image-1234031" src="https://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Sanit-pubblica-rinnovo-dei-dirigenti-2025-2027-aumenti-arretrati-e-nuove-tutele-nel-contratto-inline.webp" alt="Dirigenti sanitari in riunione mentre esaminano documenti contrattuali su un tavolo con penna, occhiali e badge" />
<figcaption>Riunione in ambito ospedaliero: documenti e busta paga sul tavolo durante il confronto sul rinnovo contrattuale dei dirigenti.</figcaption>
</figure>

<p>Solo da quel momento gli stipendi raggiungeranno il valore pieno, il cosiddetto “plateau” retributivo fissato dall’intesa. Prima ci saranno passaggi intermedi. Poi arriverà il conguaglio degli <strong>arretrati contrattuali</strong>, una volta chiuso l’iter di certificazione. I tempi, come sempre in questi casi, dipenderanno dalle verifiche di rito e dalla pubblicazione definitiva del testo.</p>
<p>La firma arriva pochi mesi dopo la chiusura del precedente contratto <strong>2022-2024</strong>, sottoscritto in via definitiva all’Aran il <strong>27 febbraio</strong>. Non è un dettaglio marginale: questo rinnovo è il primo della <strong>dirigenza pubblica</strong> per il triennio 2025-2027. Tra viale Trastevere e le aziende sanitarie, il segnale è stato letto come un’accelerazione rispetto ad altre stagioni contrattuali.</p>
<h3><strong>Incarichi, esperienza e fondi integrativi: cosa cambia per la carriera dei dirigenti</strong></h3>
<p>L’accordo non riguarda solo gli stipendi. Il rinnovo introduce anche un meccanismo per dare più peso all’<strong>esperienza professionale</strong> dei dirigenti, con la possibilità di aumentare le <strong>retribuzioni di posizione</strong> a partire dal terzo anno. Non sarà però automatico: servirà una valutazione non negativa.</p>
<p>È uno dei punti più osservati dalle organizzazioni sindacali, perché tocca da vicino il tema della carriera dentro ospedali, Asl e istituti del <strong>Servizio sanitario nazionale</strong>. In sostanza, l’anzianità potrà contare di più, ma dentro un percorso legato agli incarichi e alla qualità del lavoro svolto. Una correzione attesa, soprattutto nelle strutture dove negli ultimi anni sono cresciuti carichi e responsabilità.</p>
<p>Il contratto interviene anche sui residui dei <strong>fondi per la contrattazione integrativa</strong>. Le somme non usate potranno andare al <strong>welfare aziendale</strong>, seguendo una strada già aperta in altri settori della pubblica amministrazione. Resta però un paletto netto: ogni scelta dovrà rispettare le regole di finanza pubblica, senza spazi fuori bilancio.</p>
<h3><strong>Aggressioni, ferie e welfare aziendale: le nuove tutele dell’intesa</strong></h3>
<p>Nel nuovo contratto entrano anche misure per proteggere i dirigenti vittime di <strong>aggressioni sul lavoro</strong>, un problema che negli ultimi anni ha colpito medici e personale sanitario in pronto soccorso, reparti e ambulatori. L’intesa prevede <strong>supporto psicologico</strong> e <strong>patrocinio legale</strong>, sulla linea delle tutele già riconosciute al personale infermieristico. “Rafforziamo gli strumenti per chi subisce violenza”, ha spiegato Naddeo.</p>
<p>Un altro capitolo riguarda il riconoscimento delle <strong>indennità durante le ferie</strong>. La questione è aperta in tutto il pubblico impiego, dopo alcune pronunce giudiziarie che hanno rimesso in discussione vecchi limiti. Per chiudere il contenzioso in modo stabile, secondo le valutazioni emerse al tavolo, potrebbe servire anche un intervento normativo.</p>
<p>Il rinnovo dei <strong>dirigenti della sanità pubblica</strong> dovrebbe arrivare alla firma definitiva con un consenso ampio tra le sigle sindacali, anche se il giudizio finale dipenderà dal testo certificato. La parte economica conta, naturalmente. Ma nell’accordo c’è anche il tentativo di rimettere mano a incarichi, protezioni e strumenti di welfare in una sanità che, dopo anni difficili, chiede personale motivato e regole più chiare.</p>]]></content:encoded>
    </item>    <item>
        <title><![CDATA[La tua TV ha una data di scadenza e non lo sai: puoi controllare in un attimo]]></title>
        <link>https://www.webnews.it/la-tua-tv-ha-una-data-di-scadenza-e-non-lo-sai-puoi-controllare-in-un-attimo/</link>
        <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:30:17 +0000</pubDate>
            <enclosure url="http://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Smart-TV-la-scadenza-nascosta-cosa-succede-quando-finiscono-gli-aggiornamenti.webp" length="65110" type="image/jpeg" />
        <dc:creator><![CDATA[Valentina Giungati]]></dc:creator>
        <category><![CDATA[Gadget e Device]]></category>
        <guid isPermaLink="false">https://www.webnews.it/?p=1234049</guid>
        <description><![CDATA[Nel 2026, nelle case italiane e nel mercato mondiale dell’elettronica, milioni di persone che hanno comprato una smart TV per guardare Netflix, Disney+ o Prime Video rischiano di trovarsi davanti a una scadenza poco evidente: quella degli aggiornamenti software.]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<p>Quando finiscono, il televisore può diventare meno sicuro e iniziare a perdere colpi con le app. Perché ormai, più che un semplice schermo, è un computer collegato a Internet.</p>
<p>La <strong>smart TV</strong> non è più soltanto il televisore acceso in salotto. Dentro ci sono un <strong>sistema operativo</strong>, app, connessione Wi-Fi, account personali e, in alcuni casi, microfoni, assistenti vocali e sistemi di pagamento legati ai servizi digitali. La logica è quella dello smartphone. Solo che sta appeso alla parete o poggiato su un mobile.</p>
<p>Il punto, come ricordano da tempo gli esperti di <strong>sicurezza informatica</strong>, è semplice: ogni software va mantenuto. Le patch servono a correggere falle, chiudere vulnerabilità, aggiornare certificati e tenere in piedi il dialogo con i server delle piattaforme di streaming. Senza questo lavoro, anche un televisore pagato caro, magari comprato pochi anni prima in una grande catena di elettronica, finisce in una zona grigia. Si accende, certo. Ma non è più seguito dal produttore.</p>
<p>Il problema è diventato più evidente con la crescita dei sistemi proprietari: <strong>Tizen OS</strong> di Samsung, <strong>webOS</strong> di LG, <strong>Roku OS</strong>, <strong>Fire OS</strong> e <strong>Google TV</strong>. Ognuno ha tempi diversi, regole diverse e comunicazioni non sempre facili da capire per chi compra. Sul cartellino si trovano quasi sempre pollici, luminosità e risoluzione. Molto più raramente la <strong>data di fine supporto</strong>.</p>
<h2><strong>Sicurezza e app, cosa rischia una smart TV senza aggiornamenti</strong></h2>
<p>Quando una <strong>smart TV non riceve più aggiornamenti</strong>, il primo nodo è la sicurezza. Un sistema operativo fermo può lasciare aperte vulnerabilità già note, perché i criminali informatici puntano spesso proprio sui dispositivi vecchi, non più corretti dai produttori. Questo non vuol dire che ogni televisore non aggiornato venga violato. Ma il rischio aumenta. E oggi, dentro una casa, il televisore vive nella stessa rete di computer, telefoni, videocamere, router e altri dispositivi smart.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" class="wp-image-1234048" src="https://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Smart-TV-la-scadenza-nascosta-cosa-succede-quando-finiscono-gli-aggiornamenti-inline.webp" alt="Smart TV in salotto con schermata impostazioni sfocata, laptop sul tavolino, telecomando e router con luci accese" />
<figcaption>Una smart TV mostra un’interfaccia di impostazioni mentre laptop e router ricordano che aggiornamenti e sicurezza contano anche in salotto.</figcaption>
</figure>

<p>Poi c’è il problema più visibile, quello che l’utente scopre di solito per primo: le <strong>app di streaming</strong> smettono poco alla volta di funzionare. Le piattaforme aggiornano le applicazioni per aggiungere funzioni, cambiare i sistemi di accesso, gestire meglio i contenuti protetti. A un certo punto, però, l’app chiede una versione più recente del sistema operativo. E lì arriva la sorpresa: l’icona è ancora al suo posto, ma il servizio non parte. Oppure compare il messaggio: “dispositivo non supportato”.</p>
<p>È già successo con vecchi televisori, lettori Blu-ray e console. Una famiglia può ritrovarsi con uno schermo ancora valido, magari con un buon pannello 4K, ma incapace di aprire <strong>Netflix</strong>, <strong>Disney+</strong>, <strong>Paramount+</strong> o altri servizi usati ogni sera. “La TV si vede, ma non fa più la TV smart”: è una frase che molti tecnici dei centri assistenza conoscono bene. Ed è proprio questo il punto.</p>
<h3><strong>Samsung, LG, Roku, Fire TV e Google TV: quanto durano gli aggiornamenti</strong></h3>
<p>Le garanzie sugli <strong>aggiornamenti delle smart TV</strong> cambiano da marchio a marchio e spesso dipendono dall’anno di uscita del modello. <strong>Samsung</strong>, per i televisori con <strong>Tizen OS</strong>, indica tre anni di aggiornamenti software generali dal lancio del prodotto. Per la sicurezza, i modelli usciti dal 2023 in poi arrivano fino a sette anni, mentre quelli precedenti si fermano in genere a cinque. È una delle politiche più lunghe tra i grandi produttori.</p>
<p><strong>LG</strong>, con <strong>webOS</strong>, offre quattro anni di aggiornamenti software generali e cinque anni di supporto per la sicurezza. Nel caso di <strong>Roku TV</strong>, non esiste una garanzia unica dichiarata per ogni modello, ma gli aggiornamenti tendono a durare tra cinque e sette anni. Per <strong>Vizio</strong>, dove disponibile, il ciclo osservato è più spesso tra tre e cinque anni, anche qui senza una promessa valida per tutti i televisori.</p>
<p>Il mondo <strong>Fire TV</strong>, usato da marchi come Amazon, Insignia, Pioneer e Toshiba, prevede in linea generale quattro anni di aggiornamenti di funzioni e sicurezza dalla data di lancio del prodotto. Più spezzettato il quadro dei televisori basati su <strong>Android TV</strong> o <strong>Google TV</strong>, adottati da marchi come Sony, Hisense, TCL, Philips, Panasonic e Sharp. In questo caso il supporto cambia molto, e spesso si parla di due o tre anni di aggiornamenti software e patch. Google, per l’hardware di terzi, non offre una garanzia unica per tutti.</p>
<p>Per chi compra oggi, quindi, la domanda non dovrebbe essere solo: “Quanti pollici ha?” o “Quanto costa?”. Sarebbe bene chiedere anche per quanti anni quel modello riceverà <strong>patch di sicurezza</strong> e nuove versioni del sistema. È un dettaglio meno vistoso, ma pesa sulla durata reale del televisore.</p>
<h3><strong>Decoder e chiavette streaming, così si allunga la vita dello schermo</strong></h3>
<p>Quando il sistema interno della <strong>smart TV</strong> diventa vecchio, la soluzione più semplice è usare un dispositivo esterno: una <strong>chiavetta streaming</strong>, un decoder o un box collegato via HDMI. In pratica, lo schermo continua a fare lo schermo, mentre la parte smart passa a un apparecchio più recente, aggiornato e più economico da sostituire rispetto a un nuovo televisore.</p>
<p>È il caso di dispositivi come <strong>Fire TV Stick</strong>, <strong>Chromecast con Google TV</strong>, <strong>Apple TV</strong>, Roku o altri box Android certificati. Costano molto meno di un televisore nuovo e ricevono aggiornamenti propri, separati dal sistema operativo integrato nello schermo. Si perde un po’ la comodità del “tutto in uno”, perché può servire un altro telecomando o una configurazione più curata. Però il vantaggio è evidente: le app tornano compatibili, le patch arrivano e il pannello può andare avanti ancora per anni.</p>
<p>Per molti utenti questa strada diventerà sempre più normale. La qualità dello schermo può restare buona a lungo, mentre il software invecchia molto più in fretta. La vera <strong>scadenza nascosta delle smart TV</strong>, quindi, non riguarda i LED o il pannello, ma il supporto digitale che le tiene al passo con servizi, sicurezza e abitudini di visione. Saperlo prima aiuta a comprare meglio. E, quando serve, ad aggiornare solo la parte giusta.</p>]]></content:encoded>
    </item>    <item>
        <title><![CDATA[Oggi da Lidl, trova la soluzione per moltiplicare il numero di prese elettriche in casa tua senza lavori di ristrutturazione a meno di 9 euro]]></title>
        <link>https://www.webnews.it/oggi-da-lidl-trova-la-soluzione-per-moltiplicare-il-numero-di-prese-elettriche-in-casa-tua-senza-lavori-di-ristrutturazione-a-meno-di-9-euro/</link>
        <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 06:00:52 +0000</pubDate>
            <enclosure url="http://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/L-adattatore-Lidl-da-8-99-euro-che-moltiplica-prese-e-porte-USB-senza-lavori-in-casa.webp" length="65986" type="image/jpeg" />
        <dc:creator><![CDATA[Valentina Giungati]]></dc:creator>
        <category><![CDATA[Gadget e Device]]></category>
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        <description><![CDATA[Lidl porta nel catalogo spagnolo, da giovedì 8 ottobre 2026 e come segnalato da Xataka Smart Home, un adattatore di presa con USB Tronic da 8,99 euro.]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<p>L’idea è semplice: aumentare prese e porte di ricarica senza lavori in casa, senza aggiungere punti luce e senza riempire scrivanie e pavimenti di cavi. Si inserisce in una <strong>presa a muro standard</strong> e trasforma un solo punto elettrico in una piccola base per smartphone, tablet, lampade e altri dispositivi domestici. Utile in corridoio, in cucina o nell’angolo studio. Ma non è un accessorio per ogni situazione: qualche limite c’è, e conviene saperlo prima.</p>
<p>Il punto forte dell’<strong>adattatore Lidl Tronic</strong> è proprio questo: si attacca alla parete e fa il suo lavoro senza prolunghe, ciabatte a terra o fili che spuntano dietro al comodino. In pochi centimetri offre <strong>due prese elettriche</strong> e <strong>tre porte USB</strong>, quindi può alimentare, almeno in teoria, fino a <strong>cinque dispositivi contemporaneamente</strong>.</p>
<p>È il classico accessorio che torna comodo dove le prese non bastano mai: accanto al divano, sulla scrivania, in cucina vicino al piano di lavoro. Si può collegare una lampada, mettere in carica lo smartphone e aggiungere auricolari o smartwatch. Tutto nello stesso punto. In case con poche prese, o con prese messe male, può evitare la solita caccia al caricatore.</p>
<h2><strong>Potenza, USB-C e USB-A: cosa si può collegare davvero</strong></h2>
<p>Secondo le specifiche indicate dal produttore e dal catalogo <strong>Lidl</strong>, le due prese supportano una potenza massima dichiarata di <strong>3.680 W</strong>, pari a <strong>16 A</strong>. Sulla carta è un valore adatto anche ad apparecchi con consumi più alti, come alcune lampade, piccoli elettrodomestici o dispositivi da cucina. Resta però una regola di buon senso: bisogna sempre rispettare le indicazioni dell’impianto di casa e quelle dei singoli prodotti collegati. La parte USB, invece, è pensata soprattutto per la ricarica di tutti i giorni.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" class="wp-image-1234008" src="https://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/L-adattatore-Lidl-da-8-99-euro-che-moltiplica-prese-e-porte-USB-senza-lavori-in-casa-inline.webp" alt="Adattatore multipresa bianco su presa a muro con porte USB, smartphone e custodia auricolari in ricarica su una scrivania" />
<figcaption>Un adattatore da parete con prese e USB trasforma una sola presa in una postazione di ricarica ordinata per più dispositivi.</figcaption>
</figure>

<p>Ci sono una <strong>porta USB-A da 18 W</strong> e due <strong>porte USB-C da 20 W</strong>, utili per telefoni, tablet, ebook reader, cuffie wireless e altri accessori. Non prende il posto, in molti casi, di un caricatore rapido di fascia alta. Però riduce il numero di alimentatori infilati nella presa. Un cavo per il telefono, uno per il tablet, meno “cubetti” in giro. Va ricordato, però, che quando si usano più porte insieme la potenza può essere divisa tra le varie uscite.</p>
<h3><strong>Più ordine e meno standby con l’interruttore integrato</strong></h3>
<p>Un dettaglio pratico è l’<strong>interruttore di accensione e spegnimento</strong>, inserito direttamente nel corpo dell’adattatore. Con un clic si interrompe la corrente quando non serve, evitando di lasciare caricabatterie e dispositivi alimentati in <strong>standby</strong> per ore. Non cambierà da solo la bolletta, certo. Ma nelle case piene di piccoli apparecchi il consumo “fantasma” non è sempre trascurabile. Il formato a blocco, senza cavo, aiuta anche a liberare spazio su mensole e piani d’appoggio.</p>
<p>All’ingresso può diventare il punto dove ricaricare telefono e cuffie prima di uscire. In camera può sostituire la classica multipresa dietro al comodino. E può servire anche in viaggio: in alberghi e appartamenti turistici, dove spesso una presa deve bastare per due persone, avere <strong>USB-C</strong>, <strong>USB-A</strong> e prese tradizionali nello stesso accessorio può risolvere più di un problema. A patto, naturalmente, che il formato sia compatibile con le prese del posto</p>
<p>Il prezzo di <strong>8,99 euro</strong> rende l’accessorio interessante, ma non lo trasforma automaticamente nella scelta giusta per tutti. Il primo limite è l’ingombro. Essendo un blocco largo collegato direttamente alla parete, l’<strong>adattatore multipresa</strong> può coprire una presa vicina se viene montato su placche doppie o triple molto ravvicinate. In quel caso, invece di aumentare davvero i punti disponibili, rischia di renderne inutilizzabile uno. Poi c’è la questione della ricarica simultanea.</p>
<p>Le porte <strong>USB-C da 20 W</strong> e la <strong>USB-A da 18 W</strong> sono comode, ma se si collegano più dispositivi insieme la velocità può scendere, perché la potenza viene condivisa. Chi deve ricaricare in fretta un portatile compatibile USB-C, per esempio, farebbe bene a controllare prima i requisiti dell’alimentatore originale. Per smartphone, auricolari e piccoli accessori quotidiani, invece, resta una soluzione pratica e poco invasiva. Da scegliere se serve più ordine. Non se si cerca una stazione di ricarica ad alte prestazioni.</p>]]></content:encoded>
    </item>    <item>
        <title><![CDATA[Avevo un vecchio telefono dei miei nonni, pensavo fosse da buttare ma così l'ho trasformato in un oggetto di design]]></title>
        <link>https://www.webnews.it/avevo-un-vecchio-telefono-dei-miei-nonni-pensavo-fosse-da-buttare-ma-cosi-lho-trasformato-in-un-oggetto-di-design/</link>
        <pubDate>Fri, 09 Oct 2026 06:00:37 +0000</pubDate>
            <enclosure url="http://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Da-telefono-anni-70-a-lampada-il-riciclo-creativo-che-trasforma-un-ricordo-di-famiglia-in-design.webp" length="42480" type="image/jpeg" />
        <dc:creator><![CDATA[Valentina Giungati]]></dc:creator>
        <category><![CDATA[Gadget e Device]]></category>
        <guid isPermaLink="false">https://www.webnews.it/?p=1234021</guid>
        <description><![CDATA[Un vecchio telefono anni ’70 appartenuto alla nonna è diventato, il 20 giugno 2025, una lampada da tavolo.]]></description>
        <content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto è stato raccontato sul blog creativo <strong>Fantasia Lab</strong>: un oggetto fuori uso, ritrovato tra i ricordi di famiglia, è stato riportato in casa grazie al <strong>riciclo creativo</strong>. Non il solito lavoretto fai da te, ma un piccolo recupero domestico fatto di memoria e manualità: la plastica ingiallita, la cornetta, la tastiera e quella targhetta con un numero che, col tempo, ha preso tutto un altro peso.</p>
<p>Tutto è partito dal ritrovamento del <strong>telefono vintage</strong> durante il riordino degli oggetti della nonna. Era lì, tra cose conservate per anni e ricordi rimasti in sospeso. Quel modello, con la <strong>cornetta ergonomica</strong> e le linee tipiche degli anni Settanta, non serviva più. Ma aveva ancora una presenza forte, concreta, di quelle che molti apparecchi moderni non hanno.</p>
<p>“Non era solo un telefono”, racconta l’autore del progetto su <strong>Fantasia Lab</strong>. Lo ha visto subito come un ponte tra passato e presente. Da qui l’idea: non restaurarlo per lasciarlo su uno scaffale, ma trasformarlo in una <strong>lampada di design fai da te</strong>, da tenere accesa in soggiorno invece che chiusa in una scatola.</p>
<h2><strong>Smontaggio e preparazione: cosa tenere e cosa togliere dal vecchio telefono</strong></h2>
<p>Il lavoro è cominciato aprendo il guscio, con molta cautela. La <strong>plastica del telefono</strong>, segnata dagli anni, poteva rompersi facilmente. All’interno sono stati tolti il vecchio cavo telefonico, il collegamento della cornetta e alcuni pezzi ormai inutili per la nuova funzione, compresi i magneti nella parte superiore. Solo a quel punto si è creato lo spazio per il nuovo impianto: <strong>portalampada</strong>, <strong>lampadina LED</strong>, fili elettrici e un cavo con interruttore. La tastiera, invece, è rimasta dov’era. Non per caso: quei tasti sono ancora l’identità dell’oggetto. In lavori di questo tipo, la parte più difficile non è smontare. È capire cosa vale la pena lasciare.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="800" class="wp-image-1234020" src="https://webnews.s3.eu-west-par.io.cloud.ovh.net/wp-content/uploads/2026/10/Da-telefono-anni-70-a-lampada-il-riciclo-creativo-che-trasforma-un-ricordo-di-famiglia-in-design-inline.webp" alt="Telefono fisso vintage beige con tastiera e cavo a spirale su tavolo impolverato, accanto a scatola di cartone e tessuti" />
<figcaption>Un vecchio telefono anni ’70 ritrovato tra scatole e tessuti: il punto di partenza per un progetto di riciclo creativo.</figcaption>
</figure>

<p>Il passaggio decisivo è stato sulla <strong>cornetta</strong>, diventata il punto da cui esce la luce. Con un trapano e una fresa a tazza è stata aperta una forma circolare dove un tempo si trovava l’altoparlante. Un’operazione da fare con mano ferma: basta una pressione sbagliata per crepare la scocca. Nel foro è stato inserito il <strong>portalampada</strong>, poi collegato ai fili interni e alla lampadina a basso consumo.</p>
<p>A sostenere la cornetta c’è un <strong>tubo di rame da 8 millimetri</strong>, scelto perché si piega abbastanza facilmente ma resta stabile per reggere la parte superiore. I cavi passano dentro il tubo e non si vedono. L’interruttore permette di accenderla come una normale lampada da lettura. Il risultato, racconta chi l’ha realizzata, è una luce calda e direzionata, adatta a un tavolino o a un angolo del soggiorno.</p>
<p>A dare davvero senso al progetto, più della soluzione tecnica, è la <strong>targhetta originale con il numero della nonna</strong>, lasciata ben visibile sulla base del telefono. Quelle cifre, un tempo composte per sentire una voce di famiglia, oggi fanno la differenza tra un oggetto qualunque e qualcosa che appartiene a una storia. “Ogni volta che la guardo, penso alle telefonate, alle ricette dettate, ai consigli”, ha confidato l’autore nel racconto pubblicato da <strong>Fantasia Lab</strong>. È qui che il <strong>riciclo creativo</strong> smette di essere solo recupero di materiali e diventa memoria. Il telefono non trasmette più parole, ma resta in casa con una funzione nuova. E ricorda una cosa semplice: certi oggetti, anche quando sembrano superati, hanno ancora qualcosa da dire.</p>]]></content:encoded>
    </item>
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