Una vecchia macchina da scrivere trovata per pochi euro può nascondere un valore sorprendente, soprattutto quando modello, condizioni e accessori la rendono interessante per i collezionisti.
Non basta però che sia antica: a fare davvero la differenza sono rarità, funzionamento, tipo di tastiera, numero di serie e presenza della custodia originale. Prima di considerarla un semplice oggetto ingombrante, quindi, conviene controllare bene cosa si ha davanti.
Dalla tastiera alfabetica al QWERTY: l’ingegno nato per evitare gli inceppamenti
Le prime macchine da scrivere non avevano la tastiera che conosciamo oggi. Le lettere erano spesso disposte in ordine alfabetico, su due file, e il meccanismo era fatto di asticelle metalliche che colpivano il nastro inchiostrato per lasciare il segno sulla carta.
Il guaio arrivò presto: battendo in fretta lettere vicine e molto usate, come S e T, le asticelle finivano per urtarsi e la macchina si bloccava. Da questo problema nacque la tastiera QWERTY, pensata per tenere più lontane alcune combinazioni frequenti e ridurre gli inceppamenti.
Una trovata pratica, quasi da officina, che è arrivata fino ai computer, agli smartphone e alle tastiere di oggi. Anche per questo, certi esemplari non sono soltanto oggetti curiosi: raccontano un pezzo di storia industriale e fanno gola a chi cerca antiquariato tecnico.
I modelli che fanno salire le quotazioni: indice, sfera, Braille e tastiere insolite
Nel mercato delle macchine da scrivere d’epoca, l’età da sola non basta. Un modello raro ma incompleto può valere meno di una macchina più comune, se questa è integra, funzionante e ancora nella sua custodia. Chi compra guarda i particolari: una tastiera inglese montata su un modello di solito diffuso in versione tedesca, un sistema di scrittura a indice, una struttura a sfera, oppure una macchina pensata per usi particolari, come il Braille.

Dettaglio di una vecchia macchina da scrivere: un oggetto da mercatino che può interessare collezionisti e aste.
La Mignon, per esempio, è tra le macchine da scrivere a indice più conosciute. Alcuni modelli tedeschi con due file di tasti incuriosiscono perché ogni tasto può stampare più caratteri grazie a comandi di spostamento. Un discorso a parte riguarda le macchine per non vedenti legate a Oskar Picht, inventore di un sistema con sei tasti collegati ai punti Braille. In quel caso non pesa solo il collezionismo: conta anche la storia dell’accessibilità.
Le vendite Catawiki da 385 a 1.632 euro: cosa rivelano sul mercato dei collezionisti
Le aste citate da Catawiki danno l’idea di un mercato con prezzi molto diversi. Una Hammond Multiplex, modello lanciato nel 1913 e capace di passare dai caratteri romani al corsivo con una regolazione sull’anello superiore, è stata venduta a 385 euro dopo essere stata trovata, secondo il venditore, in una soffitta. Una rara Mignon 3 USG con custodia e tastiera inglese ha raggiunto 420 euro. Una Helios Klimax, in buone condizioni di funzionamento, è arrivata a 440 euro.
Più alta la cifra per una Germania No.5, prodotta intorno al 1900 da H. & A. Scheffer su licenza Jewett Typewriter Co., battuta a 530 euro, oltre la stima dell’esperto della piattaforma. Il prezzo più alto riguarda una macchina da scrivere Picht Braille con scatola di legno, venduta a 1.632 euro. Questo non vuol dire che ogni macchina dimenticata in cantina valga una fortuna. Però una cosa è chiara: prima di liberarsene, conviene controllare marca, numero di serie, condizioni e accessori. Potrebbe non essere solo un vecchio ingombro.