Una nuova comunicazione INPS chiarisce che un beneficio fiscale potrà arrivare anche prima della pensione, coinvolgendo alcune prestazioni che accompagnano all’uscita dal lavoro.
La misura riguarda trattamenti che sostituiscono il reddito da lavoro dipendente e che, proprio per questo, possono rientrare nelle agevolazioni previste sul cuneo fiscale. Il riconoscimento scatterà automaticamente, con modalità diverse per arretrati, detrazioni e conguagli.
Ape Sociale, isopensione e assegni straordinari: chi rientra nel beneficio
Il punto chiarito dall’INPS è la differenza tra pensione e prestazione di accompagnamento alla pensione. Le pensioni restano fuori dal beneficio. Le prestazioni che invece sostituiscono il reddito da lavoro dipendente e sono tassate in via ordinaria possono rientrare nelle agevolazioni previste dalla legge di Bilancio 2025.
Nel messaggio l’Istituto cita in modo esplicito l’Ape Sociale, l’isopensione, gli assegni straordinari per i lavoratori dei settori bancario e assicurativo e le indennità legate ai contratti di espansione. L’elenco, però, non va letto come definitivo: ciò che conta è la natura della prestazione. Non deve trattarsi di una pensione, ma di un reddito che accompagna l’ex lavoratore fino all’uscita definitiva. È il caso dell’Ape Sociale, accessibile a determinate condizioni dai 63 anni e 5 mesi, che non è una pensione ma un’indennità temporanea.
Fino a 20.000 euro somma non imponibile, poi detrazione fino a 40.000 euro
Gli importi seguono lo stesso schema già previsto per i lavoratori dipendenti con il taglio del cuneo fiscale. Chi ha un reddito complessivo annuo fino a 20.000 euro ha diritto a una somma aggiuntiva non imponibile, calcolata sul reddito da lavoro dipendente o su quello che lo sostituisce. Le aliquote sono tre: 7,1% fino a 8.500 euro, 5,3% oltre 8.500 e fino a 15.000 euro, 4,8% sopra i 15.000 euro. La percentuale si applica all’intero importo interessato, rapportato all’anno.

Documenti e calcoli domestici per verificare pagamenti e arretrati dei benefici di accompagnamento alla pensione.
Un esempio rende meglio l’idea: chi prende 1.500 euro al mese di Ape Sociale per tutto il 2026, quindi 18.000 euro annui, matura un beneficio di 864 euro, cioè 72 euro al mese. Per i redditi sopra i 20.000 euro entra invece in gioco l’ulteriore detrazione Irpef: fino a 1.000 euro annui entro i 32.000 euro, poi a scalare fino ad azzerarsi a 40.000 euro. L’INPS ha precisato che, se il beneficiario riceve anche una pensione ai superstiti o altri redditi pensionistici, queste somme vengono conteggiate per stabilire il reddito complessivo.
Pagamenti da ottobre, arretrati da gennaio e controlli sulle somme non dovute
Il beneficio sarà riconosciuto in automatico dall’INPS a partire da ottobre 2026. Non servirà presentare domanda. Per la somma non imponibile saranno pagati anche gli arretrati maturati da gennaio 2026: nel caso dell’indennità da 1.500 euro al mese, il primo accredito comprenderebbe 648 euro per i nove mesi precedenti, più i 72 euro di ottobre. In tutto, 720 euro oltre alla prestazione ordinaria.
Discorso diverso per l’ulteriore detrazione Irpef: gli importi relativi ai mesi già passati saranno sistemati nel conguaglio fiscale di fine anno. L’Istituto farà verifiche sui redditi disponibili e, se dovessero risultare somme non spettanti, procederà al recupero.
Quando l’importo da restituire supera 60 euro, la trattenuta sarà divisa in dieci rate uguali. Chi sa di non avere diritto al beneficio potrà rinunciarvi tramite la piattaforma fiscale dell’INPS, ma la funzione, ha spiegato lo stesso Istituto, non è ancora pronta. Le istruzioni operative arriveranno con una successiva comunicazione.