L'avviso INPS fa tremare i cittadini: prevista una riduzione sul prossimo pagamento

Dal 7-8 ottobre 2026, con possibili slittamenti fino a metà mese, molti percettori della Naspi riceveranno dall’INPS l’indennità di disoccupazione riferita a settembre.
Dal 7-8 ottobre 2026, con possibili slittamenti fino a metà mese, molti percettori della Naspi riceveranno dall’INPS l’indennità di disoccupazione riferita a settembre.
L'avviso INPS fa tremare i cittadini: prevista una riduzione sul prossimo pagamento

Ma l’importo non sarà uguale per tutti. Per una parte dei beneficiari può infatti scattare il taglio mensile del 3%, previsto dal meccanismo di riduzione graduale della prestazione. La questione riguarda chi è senza lavoro da diversi mesi e in questi giorni controlla il fascicolo previdenziale in attesa della data di accredito.

Uomo al tavolo di cucina controlla pagamenti su laptop e smartphone con calendario di ottobre e documenti
Controllo di date e importi dei pagamenti NASpI: laptop, smartphone e calendario di ottobre sul tavolo di casa.

La Naspi di ottobre 2026 non ha una data unica di pagamento in tutta Italia. È bene chiarirlo subito. A differenza delle pensioni, che di norma arrivano il primo giorno bancabile del mese, l’indennità di disoccupazione segue i tempi della singola pratica, della sede territoriale INPS e degli eventuali controlli sulla posizione del beneficiario. Le lavorazioni partono nei primi giorni utili del mese e gli accrediti, in molti casi, possono arrivare tra il 7-8 ottobre e il 15-18 ottobre.

Può quindi succedere che due persone nella stessa città vengano pagate in giorni diversi: una il 9, l’altra il 14. A fare la differenza sono la decorrenza della prestazione, la data della domanda, i tempi della sede competente e possibili verifiche su redditi, nuovo lavoro o coordinate bancarie. Chi riceve la Naspi da più mesi, di solito, ha una cadenza abbastanza regolare. Per i primi pagamenti, invece, l’attesa può essere più lunga.

Mensilità di settembre pagata a ottobre: il meccanismo dell’erogazione posticipata

L’accredito di ottobre riguarda, nella maggior parte dei casi, la mensilità di settembre 2026. La Naspi, infatti, viene pagata dopo: prima si matura il diritto per il mese di riferimento, poi l’INPS dispone il pagamento nel mese successivo, una volta chiusi i controlli amministrativi. È un passaggio che spesso crea confusione, soprattutto per chi ha perso il lavoro da poco e aspetta il primo accredito.

La domanda va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro; poi l’Istituto verifica i requisiti, calcola l’importo e inserisce la prestazione nei flussi di pagamento. Solo a quel punto, nel fascicolo previdenziale, compare la data effettiva. Se per qualche giorno l’area personale non mostra novità, non significa per forza che ci sia un problema.

Quando la pratica è stata appena accolta, il primo versamento può arrivare anche dopo alcune settimane: prima vanno fissata la decorrenza e conteggiati i giorni davvero indennizzabili.

Taglio del 3% dal sesto mese: chi rischia la riduzione e da quando scatta

Per molti beneficiari la sorpresa di ottobre può essere una rata più bassa rispetto al mese precedente. Il motivo, nella maggior parte dei casi, è il décalage Naspi, cioè la riduzione graduale prevista dalle regole in vigore: l’indennità resta piena fino al quinto mese, poi dal sesto mese cala del 3% ogni mese.

Per chi ha più di 55 anni al momento della domanda, il taglio parte più avanti, dall’ottavo mese. In pratica, la riduzione può riguardare chi ha iniziato a percepire la Naspi tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio 2026 e ora supera il 151° giorno di fruizione. Da lì il calcolo cambia. Una rata che prima era, ad esempio, di 1.000 euro può scendere a circa 970 euro; il mese dopo il 3% si applica sul nuovo importo, portandolo intorno a 941 euro. Il conteggio reale, però, varia da caso a caso.

Pesano la retribuzione di riferimento, la durata della prestazione, eventuali giornate non pagabili, trattenute fiscali e conguagli. Per il 2026 il massimale mensile Naspi indicato è di 1.584,70 euro: anche chi parte da questo tetto, mese dopo mese, vede l’importo ridursi per effetto del taglio progressivo.

MyINPS, comunicazioni obbligatorie e ritardi: quando il pagamento può slittare

Per controllare il pagamento, il canale principale resta MyINPS. Si entra con SPID, CIE o CNS, poi si accede al fascicolo previdenziale e alla sezione Prestazioni e pagamenti, dove sono indicati l’esito della domanda, la rata, l’importo e la data di accredito quando il mandato è stato disposto.

Se la data non compare subito, meglio attendere qualche giorno prima di preoccuparsi. Il pagamento può slittare per controlli, ricalcoli o comunicazioni mancanti. Chi inizia un nuovo lavoro mentre prende la Naspi deve avvisare l’INPS nei termini previsti: per un lavoro subordinato fino a sei mesi la prestazione viene sospesa; se il reddito annuo resta sotto gli 8.500 euro, l’indennità può essere ridotta.

Per attività autonoma o partita Iva, la soglia indicata è di 5.500 euro annui, con riduzione pari all’80% del reddito stimato. Anche un errore sull’IBAN, una variazione non comunicata o un reddito non dichiarato possono bloccare o modificare la rata. Nei casi più delicati l’Istituto può chiedere la restituzione di somme già incassate.

Se a fine ottobre il pagamento non risulta ancora visibile, conviene controllare i messaggi nell’area personale, contattare la sede INPS competente o rivolgersi a un patronato, portando con sé documenti e ricevute. Spesso la soluzione è in un dettaglio rimasto fermo nella pratica.

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