Dagli anni Settanta fino ai primi Duemila, le schede telefoniche hanno accompagnato la vita quotidiana degli italiani, prima di essere spazzate via dalla diffusione dei cellulari. Proprio la loro rapida obsolescenza, unita alla varietà di serie emesse nel corso dei decenni, ha alimentato negli anni un settore di nicchia chiamato telecartofilia, che riunisce appassionati disposti a pagare cifre importanti per gli esemplari più rari.
Il panorama delle schede da collezione si divide in diverse categorie. Ci sono le schede ordinarie, emesse in grandi quantità e legate alla pubblicità dei servizi telefonici, e le carte pubblicitarie commissionate da aziende private, spesso stampate in tirature ridotte e per questo più ricercate.
Il valore delle vecchie schede telefoniche
A queste si affiancano le schede speciali, dedicate a eventi, anniversari o manifestazioni sportive, quasi sempre realizzate in edizione limitata, e le schede tematiche, con soggetti artistici, turistici o culturali che in alcuni casi sono diventati veri oggetti di culto. Non manca infine un filone di carte legate a campagne di sensibilizzazione sociale. Tra il 1977 e il 2018 l’offerta si è arricchita ulteriormente con varianti regionali e serie dedicate a fiori, monumenti e luoghi simbolo del Paese.

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A determinare il valore di una scheda telefonica sono soprattutto due fattori: la rarità e lo stato di conservazione. Gli esemplari comuni, quelli usati e diffusi in grandi numeri, raramente superano pochi euro di quotazione. Diverso il discorso per le serie limitate o per le carte rimaste intonse, il cui valore può oscillare tra qualche centinaio e alcune migliaia di euro, in particolare quando si tratta di collezioni complete o di pezzi considerati autentiche rarità dai collezionisti.
Tra le serie più ambite figurano le schede Sida e Urmet, prodotte tra il 1977 e il 1988: praticamente introvabili, in alcuni casi i set completi e mai utilizzati vengono quotati intorno ai 10mila euro, anche se la media per la singola tessera resta più contenuta, tra qualche centinaio e un paio di migliaia di euro a seconda delle condizioni. Molto ricercata anche la serie turistica, le cui cinque schede-prova possono raggiungere insieme un valore di circa 6.700 euro, mentre le versioni ufficiali regionali oscillano tra gli 11 e i 170 euro se mai utilizzate. Il set completo delle Pagine Gialle del 1990, se nuovo e in condizioni impeccabili, può sfiorare i 2.300 euro, scendendo a circa 1.300 euro nella versione usata.
Fra i pezzi singoli più celebri spicca la scheda dedicata alla Torre di Pisa, che in stato perfetto può toccare i 3.000 euro, mentre le carte commemorative legate ai Mondiali di Italia ’90, alle Olimpiadi di Atlanta o al centenario del cinema si aggirano generalmente su alcune centinaia di euro l’una. Un discorso a parte meritano gli errori di stampa e le varianti grafiche non intenzionali, capaci di trasformare un esemplare qualunque in un pezzo unico dal valore ben superiore alla media, così come le collezioni complete, che nel loro insieme spesso valgono più della somma dei singoli pezzi che le compongono.
Per stabilire il valore reale di una scheda contano, oltre alla tiratura e allo stato di conservazione, anche il soggetto rappresentato, la presenza di eventuali errori e l’autenticità della provenienza, elemento che nelle valutazioni professionali pesa quanto la rarità stessa. Chi possiede vecchie schede e pensa di poterle rivendere può rivolgersi a mercatini dell’usato, fiere di settore e incontri tra appassionati, ma negli ultimi anni si sono moltiplicate anche le community online, i forum tematici e i portali specializzati dove confrontare quotazioni e proporre i propri pezzi.
Prima di mettere in vendita un esemplare ritenuto di valore, può essere utile farsi un’idea del prezzo di mercato consultando listini aggiornati o esperti del settore, documentare con fotografie nitide fronte, retro, angoli e talloncini, e prestare attenzione alle regole che disciplinano la cessione di oggetti antiquari quando la collezione include pezzi particolarmente datati. Restano poi le variabili più imprevedibili del collezionismo: quante di queste schede, oggi dimenticate in un cassetto, aspettano solo di essere ritrovate.