Meglio usare Spid o CIE? C'è una risposta definitiva per un motivo

Gli italiani, quando devono entrare nei servizi online della Pubblica Amministrazione, continuano a scegliere soprattutto SPID. Ma la Carta d’identità elettronica corre.
Gli italiani, quando devono entrare nei servizi online della Pubblica Amministrazione, continuano a scegliere soprattutto SPID. Ma la Carta d’identità elettronica corre.
Meglio usare Spid o CIE? C'è una risposta definitiva per un motivo

I dati ufficiali di AgID e del Ministero dell’Interno raccontano una partita ancora aperta: da una parte abitudini ormai consolidate, dall’altra una crescita rapida della CIE e l’idea, più volte richiamata dal Governo, di spostare proprio sulla carta elettronica il centro dell’identità digitale.

Nei numeri, almeno oggi, il distacco resta largo. Secondo le rilevazioni dell’Agenzia per l’Italia Digitale, SPID è ancora lo strumento più usato per accedere ai servizi pubblici online: app IO, siti dei Comuni, fisco, previdenza, scuola, sanità. Più delle nuove identità rilasciate, conta il dato sugli accessi: è quello che dice davvero quanto il sistema venga usato nella vita di tutti i giorni.

Per il 2026, al momento, sono disponibili i dati dei primi tre mesi. Proiettati sull’intero anno, portano a circa 1,24 miliardi di accessi con SPID. Sarebbe una crescita lieve rispetto al 2025, attorno all’1,5%. Non un’impennata, certo. Ma nemmeno un passo indietro.

Il punto è semplice: anche se le nuove credenziali crescono meno, chi ha già SPID continua a usarlo. Per molti cittadini è ormai una pratica normale, dal controllo del Fascicolo sanitario elettronico alla richiesta di un certificato anagrafico. “È quello che ho sempre usato, funziona e non ci penso più”: una frase che si sente spesso nei patronati e negli uffici comunali quando si parla di servizi online.

CIE in accelerazione: accessi triplicati in tredici mesi

La Carta d’identità elettronica, però, sta recuperando terreno. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, negli ultimi tredici mesi gli accessi online fatti con CIE sono triplicati. Un segnale chiaro: non cresce solo il numero delle carte emesse, ma anche l’uso concreto della carta per entrare nei servizi digitali.

Mano appoggia una carta d’identità elettronica sul banco accanto a smartphone con schermata di accesso e laptop in ufficio
Carta d’identità elettronica e accesso da smartphone su un banco, in un contesto di sportello pubblico per i servizi digitali.

I documenti attivati sono oltre 65,7 milioni. Una cifra che mostra quanto la CIE sia ormai diffusa tra gli italiani. Negli ultimi anni hanno pesato anche strumenti più semplici da usare: l’app CieID, lo smartphone, la possibilità di autenticarsi senza dover passare sempre da lettori fisici o procedure più scomode. Una barriera in meno. E i numeri lo confermano.

Il divario, però, resta netto. Il confronto indicato dai dati disponibili parla di circa 1,2 miliardi di accessi SPID contro circa 200 milioni di accessi CIE. La carta elettronica cresce in fretta, ma parte da più lontano. La fotografia, oggi, è questa: SPID resta in testa, CIE avanza.

Dal boom di Cashback e Green Pass alla frenata delle nuove identità

Per capire l’andamento di SPID bisogna tornare al 2020 e al 2021, gli anni in cui la pandemia spinse milioni di cittadini verso i servizi digitali. Il Cashback di Stato, il Green Pass, i bonus e le piattaforme pubbliche portarono molte persone, anche poco abituate al digitale, a chiedere un’identità online. In quel periodo la crescita fu fortissima.

Poi il ritmo è cambiato. Secondo i dati di AgID, tra il 2020 e il 2023 il rilascio di nuove identità è calato. Un andamento spiegabile anche con un fatto molto concreto: una parte consistente della popolazione aveva già ottenuto le proprie credenziali. Dal 2024 in poi il dato si è stabilizzato, con una flessione graduale e prevedibile.

Questo, però, non vuol dire che SPID sia stato messo da parte. Anzi. Il sistema sembra entrato in una fase diversa: meno nuove attivazioni, ma un uso ancora forte. È la differenza tra “quanti lo chiedono” e “quanti lo usano”. E in questa distinzione sta buona parte del peso reale dei numeri.

Nel frattempo sono cambiate anche alcune condizioni. Alcuni identity provider hanno introdotto formule a pagamento per determinati servizi legati a SPID. Una scelta che potrebbe aver spinto una parte degli utenti a guardare con maggiore interesse alla CIE. Quanto abbia inciso davvero, però, i dati disponibili non lo dicono.

Il nodo della transizione: perché sostituire SPID non sarà immediato

La linea politica che punta a dare più spazio alla Carta d’identità elettronica è stata ribadita più volte da esponenti del Governo. L’idea è fare della CIE lo strumento principale per l’identità digitale, anche perché è un documento pubblico, rilasciato dallo Stato, e già presente nel portafoglio di milioni di cittadini. Sulla carta, il percorso sembra lineare.

Nella pratica, però, sostituire SPID non è così semplice. Ci sono abitudini costruite negli anni, sistemi informatici già collegati, procedure degli enti pubblici, sportelli di assistenza e cittadini che hanno imparato a usare quel metodo dopo campagne, guide e supporto sul territorio. Cambiare tutto richiede tempo, messaggi chiari e servizi che non creino intoppi.

Il tema, quindi, non è solo tecnico. È anche organizzativo. Per molti italiani l’identità digitale non è un’idea astratta: è il modo per scaricare un certificato, prenotare una visita, controllare una pratica dell’Inps la sera da casa. Se quel passaggio diventa più complicato, la transizione rischia di rallentare.

I numeri ufficiali indicano una direzione, ma non ancora un sorpasso. SPID resta oggi la porta principale della PA digitale, mentre CIE cresce e si prepara a occupare più spazio. La sfida dei prossimi mesi sarà accompagnare questo passaggio senza lasciare indietro gli utenti, soprattutto quelli arrivati al digitale più tardi e con più fatica.

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