Non riesci a deglutire le pillole? Il trucco degli scienziati è infallibile

Per molte persone prendere farmaci per bocca non è un gesto così semplice. Il problema è concreto: deglutire compresse e capsule può diventare difficile per paura, fastidio, dimensioni del medicinale o caratteristiche della formulazione. E no, non sempre basta spezzare la pillola.
Per molte persone prendere farmaci per bocca non è un gesto così semplice. Il problema è concreto: deglutire compresse e capsule può diventare difficile per paura, fastidio, dimensioni del medicinale o caratteristiche della formulazione. E no, non sempre basta spezzare la pillola.
Non riesci a deglutire le pillole? Il trucco degli scienziati è infallibile

Medici e farmacisti lo ripetono spesso: alcuni farmaci devono arrivare interi nello stomaco o nell’intestino, altri possono essere sostituiti con gocce, sciroppi o compresse che si sciolgono in bocca. Prima di fare da sé, meglio fermarsi. E chiedere.

Compresse e capsule non sono la stessa cosa, anche se nel linguaggio di tutti i giorni finiscono spesso nel grande calderone delle pillole. La compressa è fatta comprimendo polveri, principio attivo ed eccipienti. La capsula, invece, ha un involucro — spesso di gelatina — che contiene polvere, granuli o liquido. Cambia la forma, cambia anche il comportamento in bocca: le compresse tendono di solito ad affondare nell’acqua, mentre le capsule, più leggere, possono galleggiare.

Sembra un dettaglio tecnico, ma al momento della deglutizione può fare la differenza. Una capsula che galleggia si muove in modo diverso rispetto a una compressa compatta. E per alcune persone basta poco per avere la sensazione che il farmaco resti bloccato in gola. Non sempre c’è un vero problema fisico: possono pesare le dimensioni del medicinale, un brutto episodio già vissuto, oppure la paura di soffocare. Nei casi più seri si parla di fagofobia, cioè una paura persistente di deglutire. Ma la diagnosi, naturalmente, spetta a uno specialista.

Bottiglia per le compresse, testa in avanti per le capsule

Uno studio pubblicato nel 2014 su Annals of Family Medicine da ricercatori dell’Università di Heidelberg ha messo alla prova due tecniche semplici su 151 adulti, usando compresse e capsule placebo. Per le compresse è stato testato il cosiddetto pop-bottle method: si mette la compressa sulla lingua, si chiudono bene le labbra attorno al collo di una bottiglia e si beve aspirando l’acqua, mandando giù insieme farmaco e liquido.

Bicchiere d’acqua con una capsula che galleggia e una compressa sul fondo, con piattino di pillole e mano con bottiglia
Un bicchiere d’acqua mostra una capsula che galleggia e una compressa sul fondo, a supporto dell’articolo su deglutizione e precauzioni con le pillole.

Secondo lo studio, la facilità di deglutizione è migliorata nel 59,7% delle prove. Gli autori hanno spiegato che il metodo aiuta a creare un flusso d’acqua più deciso, ma senza trasformarlo in una regola valida per tutti.

Per le capsule, invece, è stata provata la tecnica della testa in avanti, o lean-forward technique. Il passaggio è diverso: capsula sulla lingua, un sorso d’acqua in bocca senza deglutire subito, poi mento leggermente verso il petto e, solo a quel punto, deglutizione. Così la capsula, che tende a galleggiare, si sposta più facilmente verso il fondo della bocca. Il miglioramento osservato nello studio è stato dell’88,6% delle prove.

Un dato interessante, ma da prendere con prudenza: una revisione del 2022 ha giudicato bassa la qualità delle prove disponibili, anche per il numero limitato di partecipanti e test. Anche il National Health Service britannico cita queste strategie tra i possibili aiuti, non come soluzioni sicure al cento per cento.

Gel, ostie e alternative: quando possono dare una mano

Se bottiglia e testa in avanti non bastano, ci sono altri aiuti. In farmacia si trovano gel lubrificanti per la deglutizione, pensati per avvolgere compresse o capsule e farle scivolare meglio. Esistono anche prodotti come le ostie, che racchiudono il medicinale e rendono meno sgradevole il passaggio in bocca. Sono soluzioni pratiche, usate spesso anche da anziani o da persone che devono prendere più farmaci durante la giornata. In questi casi il farmacista può consigliare il prodotto più adatto e controllare che non ci siano problemi con la terapia prescritta.

Serve comunque cautela. Uno studio pubblicato sul British Medical Journal ha ricordato che le ricerche sul rapporto tra questi gel e l’assorbimento dei farmaci sono ancora poche, con risultati che cambiano a seconda del principio attivo e del prodotto usato. Se la difficoltà continua, la strada più sicura non è provare a caso, ma chiedere se esista una formulazione alternativa: gocce, sciroppo, granulato per sospensione orale, compresse effervescenti oppure orodispersibili, cioè in grado di sciogliersi in bocca. A volte la soluzione è già disponibile. Bisogna solo verificarlo.

Spezzare o triturare un farmaco può cambiarne l’effetto

Quando una compressa sembra troppo grande, la tentazione è forte: dividerla con un coltello o ridurla in polvere. Ma non sempre si può fare. La Raccomandazione n.19 del Ministero della Salute sulla manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide dice che, se una persona non riesce ad assumere il medicinale intero, prima va verificato se esiste una forma diversa dello stesso farmaco. Spezzare, triturare o aprire una capsula senza indicazione può cambiare il modo in cui il principio attivo viene rilasciato e assorbito.

Il caso classico è quello delle compresse gastroresistenti, rivestite per superare l’acidità dello stomaco e liberare il principio attivo più avanti, nell’intestino. Rompere quel rivestimento può ridurre l’efficacia del medicinale o aumentare gli effetti indesiderati, a seconda del farmaco. Lo stesso vale per alcune formulazioni a rilascio modificato, pensate per agire con tempi precisi. Nel dubbio, la regola resta semplice: leggere il foglietto illustrativo e parlare con medico o farmacista. Anche una modifica fatta “per comodità”, all’apparenza minima, può cambiare il trattamento.

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