Pensione da 770 euro senza contributi, ora si può: come averla

Senza contributi sufficienti si può accedere all’Assegno sociale: nel 2026 parte da 546,24 euro e, con specifiche maggiorazioni e requisiti, può avvicinarsi a 770 euro.
Senza contributi sufficienti si può accedere all’Assegno sociale: nel 2026 parte da 546,24 euro e, con specifiche maggiorazioni e requisiti, può avvicinarsi a 770 euro.
Pensione da 770 euro senza contributi, ora si può: come averla

Arrivare a 67 anni senza contributi sufficienti non significa necessariamente restare senza alcun sostegno economico, perché esiste una misura pensata proprio per questi casi.

L’importo dipende però dall’età, dai redditi posseduti e dalle eventuali maggiorazioni riconosciute. Per capire quando ci si può avvicinare alla cifra indicata nel titolo bisogna quindi distinguere bene le diverse condizioni previste.

Requisiti a 67 anni: chi può fare domanda e a quali condizioni

La misura riguarda soprattutto chi, arrivato all’età pensionabile, scopre di non avere abbastanza contributi per una normale pensione di vecchiaia. Capita a chi ha avuto lavori saltuari, lunghi periodi senza occupazione regolare o anni dedicati alla famiglia senza versamenti. In questi casi non si parla, in senso stretto, di pensione costruita con i contributi, ma di Assegno sociale: un sostegno pagato dallo Stato attraverso l’Inps.

Nel 2026 l’età richiesta è 67 anni. Possono quindi fare domanda i nati nel 1959, se hanno già compiuto l’età prevista o se la raggiungono durante l’anno. La soglia, però, salirà: 67 anni e 1 mese dal 2027, poi 67 anni e 3 mesi dal 2028, per effetto degli adeguamenti alla speranza di vita. L’età, da sola, non basta. Servono anche i requisiti di cittadinanza o un valido titolo di soggiorno, la residenza effettiva in Italia e il soggiorno legale continuativo previsto dalle regole.

La domanda si presenta all’Inps, anche tramite patronato o servizi online, con i dati sui redditi. Come ricordano spesso gli operatori dei patronati, “non è una pensione contributiva”, ma una tutela per chi resta sotto determinate soglie.

Limiti di reddito 2026: come si calcola l’assegno da 546,24 euro

Il nodo vero, oltre all’età, è il reddito. Nel 2026 l’Assegno sociale ha un importo base di 546,24 euro al mese, pagato per 13 mensilità. In un anno fanno 7.101,12 euro. Questa cifra è anche il limite di riferimento per chi non è sposato: il reddito personale deve restare sotto questa soglia per avere diritto alla prestazione, anche in forma ridotta.

Anziano seduto al tavolo con documenti, calcolatrice e tazzina di caffè vicino a una finestra

Un pensionato controlla documenti e calcoli domestici, immagine che richiama i requisiti e gli importi dell’Assegno sociale 2026.

Per chi è coniugato, invece, conta anche il reddito del coniuge. In questo caso il tetto complessivo arriva a 14.202,24 euro annui, cioè il doppio dell’importo annuo dell’assegno. Attenzione però: per prendere l’importo pieno da 546,24 euro, una persona sola non deve avere redditi rilevanti ai fini della misura; nelle coppie, il reddito complessivo non deve superare 7.101,12 euro.

Il meccanismo è semplice: l’Inps confronta il reddito dichiarato con il limite previsto e riconosce la differenza, poi divisa in tredici mensilità. Se una persona sola ha un reddito annuo basso, ma non pari a zero, l’assegno non sarà pieno: verrà ridotto. È qui che nasce spesso l’equivoco sui 770 euro. Quella non è la cifra ordinaria riconosciuta a 67 anni.

Maggiorazioni dopo i 70 anni: quando si arriva a 768,29 euro

L’importo vicino a 770 euro al mese si può raggiungere solo con le maggiorazioni previste dalla legge, in particolare con il cosiddetto incremento al milione. Di norma questa integrazione scatta dai 70 anni, sempre se si rispettano precisi limiti di reddito. Nel 2026, quindi, riguarda chi percepisce l’Assegno sociale ed è nato nel 1956 o negli anni precedenti.

Con le novità previste dalla legge di Bilancio 2026, compreso l’aumento di 20 euro, l’importo massimo può salire fino a 768,29 euro mensili. Ma non è automatico. Bisogna avere l’età richiesta, rientrare nei limiti di reddito e rispettare tutte le condizioni previste per la maggiorazione. In alcuni casi l’età può essere abbassata se ci sono contributi versati, secondo le regole applicabili.

In pratica, chi non ha contributi sufficienti per la pensione può prima ottenere l’Assegno sociale dai 67 anni e poi, se ne ha diritto, ricevere un importo più alto grazie alle integrazioni. Resta una misura assistenziale, non una pensione contributiva. Per molti anziani con redditi molto bassi, però, è una rete concreta, soprattutto quando tornare a lavorare non è più una possibilità reale.

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