Nel cedolino di novembre alcuni pensionati potrebbero trovare un importo diverso dal solito, soprattutto dopo aver presentato il modello 730 con l’Inps come sostituto.
Il motivo può dipendere dalle trattenute fiscali legate alla dichiarazione dei redditi e dalla presenza di somme ancora da versare. La situazione riguarda in particolare chi ha avuto redditi aggiuntivi oltre alla pensione. In alcuni casi, però, esiste anche la possibilità di intervenire sull’acconto prima che venga trattenuto.
Chi rischia il taglio sul cedolino e perché scatta l’acconto Irpef
Il taglio sulla pensione di novembre può scattare per chi, con il modello 730/2026, risulta tenuto a versare un acconto Irpef per il 2026. Accade quando le ritenute già applicate sulla pensione non bastano a coprire tutta l’imposta, perché nel frattempo sono arrivati altri redditi imponibili. Per esempio: un pensionato che ha continuato a lavorare, anche poco, ha ricevuto compensi occasionali oppure ha incassato canoni di locazione non soggetti a cedolare secca.
Se nel 730 è stato indicato l’Inps come sostituto d’imposta, non si paga con F24: la somma viene trattenuta direttamente sul cedolino. E così l’assegno di novembre risulta più leggero, spesso con una sorpresa quando si apre il dettaglio online. Per gli affitti in cedolare secca valgono regole specifiche, ma anche in quel caso l’acconto può passare dall’assistenza fiscale e pesare sulla pensione di novembre.
Metodo storico e metodo previsionale: quando si può ridurre l’importo dovuto
L’acconto Irpef si calcola di solito con il metodo storico: si prende come base l’imposta dell’anno precedente e si dà per scontato che la situazione del contribuente sia rimasta più o meno la stessa. In generale l’acconto è pari al 100% dell’imposta di riferimento, dopo detrazioni, crediti e ritenute già subite. L’obbligo parte se l’importo supera 51,65 euro.

Verifica del cedolino pensione e delle trattenute fiscali: un pensionato controlla i documenti con calcolatrice e laptop.
Sotto i 257,52 euro si paga tutto in un’unica soluzione a novembre; da quella cifra in poi l’acconto viene diviso in due rate, di norma 40% e 60%. Ma non sempre il passato racconta bene il presente. Se nel 2026 un pensionato ha smesso di lavorare, non ha più un reddito aggiuntivo o ha avuto più spese detraibili, può usare il metodo previsionale e chiedere una trattenuta più bassa.
Qui, però, serve prudenza: Caf e consulenti fiscali lo ripetono spesso, i conti vanno rifatti con attenzione. Una previsione troppo favorevole può trasformarsi in un debito nella dichiarazione successiva.
Domanda all’Inps entro ottobre: procedura, scadenze e rischi di errore
Chi vuole cambiare l’importo della trattenuta deve muoversi entro ottobre. Il termine ordinario per comunicare al sostituto d’imposta la riduzione del secondo acconto è il 10 ottobre; nel 2026 cade di sabato, quindi la scadenza slitta a lunedì 12 ottobre, anche se l’Inps nei propri avvisi richiama comunque la data del 10. Meglio, quindi, non arrivare all’ultimo.
La domanda si presenta online, entrando con Spid, Cie, Cns o eIDAS nel servizio “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”, disponibile sul sito dell’Inps e sull’app Inps Mobile. Nella sezione “Riduzione II acconto” bisogna indicare il nuovo importo da trattenere a novembre, anche zero se si chiede l’annullamento. Alla fine viene rilasciato un documento protocollato, da conservare.
La scelta, però, resta a carico del contribuente: se l’acconto versato risulta più basso del dovuto, con la dichiarazione successiva possono arrivare differenza d’imposta, sanzioni e interessi, salvo ravvedimento operoso. Prima di inviare la richiesta conviene quindi controllare il cedolino e, se necessario, farsi aiutare da un Caf o da un commercialista.