Una vicenda che riguarda da vicino anche l’Italia, dove la banca digitale ha superato i 5 milioni di clienti e continua a preparare nuovi servizi. La notizia, riportata dal Financial Times, arriva in un momento delicato: sullo sfondo ci sono la crescita rapida del gruppo, il nodo dei controlli e le indiscrezioni su una possibile IPO con una valutazione molto alta.
I paletti della BCE: più controlli su prodotti, governance e rischi
La stretta della Banca centrale europea su Revolut non sembra, almeno stando alle informazioni disponibili, un blocco generale delle attività. Si tratta piuttosto di richieste mirate alla divisione europea della fintech. Secondo il Financial Times, la Vigilanza bancaria di Francoforte avrebbe chiesto alla società di rafforzare le procedure con cui vengono approvati i nuovi prodotti finanziari. Prima di arrivare ai clienti, dovrebbero passare dal vaglio di specialisti interni qualificati.
Una misura tecnica, certo, ma tutt’altro che marginale. In sostanza, la BCE avrebbe deciso di mettere qualche freno a una macchina cresciuta molto in fretta, chiedendo più verifiche su capitale, liquidità e rischi legati ai servizi lanciati nei diversi mercati. Fonti citate dal quotidiano finanziario parlano anche di limiti temporanei ad alcune attività, compresa l’acquisizione di nuovi clienti o aziende in Paesi extraeuropei da parte della struttura europea. Francoforte non ha commentato. Revolut, dal canto suo, ha fatto sapere di essere “in costante e costruttivo dialogo con le autorità di vigilanza, inclusa la Banca Centrale Europea”, nell’ambito delle normali attività di una banca autorizzata.
Cosa cambia per i clienti italiani: app, IBAN e nuovi servizi
Per i clienti italiani di Revolut, al momento, non risultano cambiamenti immediati nell’uso quotidiano dell’app, delle carte, dei pagamenti o dei conti già aperti. Il punto vero riguarda soprattutto la velocità con cui la banca potrà lanciare nuovi prodotti e allargare l’offerta: dagli investimenti ai servizi di credito, fino ai conti dedicati e alle funzioni aggiuntive.
È qui che la vicenda può avere effetti concreti. Chi usa Revolut per bonifici, cambio valuta, pagamenti all’estero o gestione del conto via smartphone non dovrebbe vedere conseguenze dirette nell’immediato, salvo comunicazioni ufficiali della banca. Resta però da seguire il tema dell’IBAN italiano, annunciato negli ultimi mesi come passaggio importante per rendere il conto più integrato nel mercato nazionale, ad esempio per l’accredito dello stipendio, le domiciliazioni e i rapporti con alcune controparti locali.
La prudenza della BCE si inserisce anche in un quadro già noto alle autorità italiane: la fintech è stata sanzionata per 11,5 milioni di euro dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato per informazioni giudicate fuorvianti su commissioni e condizioni di alcuni prodotti di investimento. Un precedente che pesa nel rapporto tra innovazione, trasparenza e tutela dei clienti.
Revolut corre in Italia: 5 milioni di utenti, 50 miliardi di transazioni e obiettivo Top 3
Il caso pesa perché Revolut in Italia non è più un operatore di nicchia. Alla fine di maggio la società ha comunicato di aver superato i 5 milioni di clienti nel Paese, con una penetrazione vicina al 10% e l’obiettivo dichiarato di entrare nella Top 3 delle banche italiane entro i prossimi dodici mesi. Nel solo 2025, secondo i dati diffusi dalla banca, gli utenti italiani hanno effettuato transazioni per oltre 50 miliardi di euro, con una crescita del 78% su base annua.
Numeri che aiutano a capire l’attenzione dei regolatori. In pochi anni, un’app nata soprattutto per pagamenti e cambio valuta è diventata una piattaforma bancaria con obiettivi molto più ampi. Mutui, conti per adolescenti, servizi business, investimenti: ogni nuova funzione allarga il perimetro dei rischi da tenere sotto controllo. “La crescita deve andare di pari passo con i controlli”, è il ragionamento che filtra dagli ambienti di vigilanza, pur senza riferimenti ufficiali al singolo dossier.
Per le banche tradizionali, intanto, Revolut resta un caso da osservare da vicino: costi bassi, apertura rapida del conto e una clientela giovane hanno cambiato le aspettative di una parte del mercato.
IPO e valutazione record: perché Revolut è un test per il fintech europeo
La pressione della BCE arriva mentre Revolut ragiona sul proprio futuro in Borsa. Sempre secondo il Financial Times, la società avrebbe indicato agli investitori una possibile valutazione fino a 200 miliardi di euro in vista di una futura IPO. Una cifra superiore alla capitalizzazione di diversi grandi gruppi bancari europei, tra cui UBS e Santander.
Non è una quotazione ufficiale, e va considerata per quello che è. Ma racconta bene l’ambizione della fintech e la posta in gioco per l’intero settore. Una precedente transazione secondaria aveva già fatto emergere una valutazione implicita intorno ai 115 miliardi di dollari, dopo i 75 miliardi comunicati nel 2025, quando tra gli investitori figuravano nomi come Coatue, Greenoaks, Dragoneer, Fidelity e NVentures, il braccio venture capital di Nvidia.
A livello globale, Revolut dichiara oltre 75 milioni di clienti retail, più di 800 mila clienti aziendali, attività in oltre 160 Paesi e supporto a più di 30 valute nell’app. Per questo il dossier non riguarda soltanto una banca digitale. Riguarda il modo in cui il fintech europeo può crescere senza perdere il controllo dei rischi. Ed è qui che il confronto con Francoforte diventa decisivo.