Perché dietro l’immagine del lavoro in mare — viaggi, scali sempre diversi, equipaggi internazionali — c’è una realtà molto più concreta: gli stipendi cambiano parecchio. E dipendono, prima di tutto, dal ruolo svolto a bordo.
Su una nave da crociera moderna, che in pratica è una piccola città galleggiante, la distanza tra chi sta sul ponte di comando e chi lavora in cucina o nelle cabine può essere enorme. Secondo i dati raccolti da USA Today, un capitano può guadagnare tra 12.000 e 25.000 dollari al mese, cioè circa 10.460-21.800 euro. Il personale di supporto in cambusa o ai piani, invece, si muove spesso tra 1.200 e 2.500 dollari, pari a circa 1.045-2.180 euro.
Nel mezzo ci sono ruoli essenziali per far funzionare la nave. Un chef di bordo, per esempio, può prendere tra 5.000 e 9.000 dollari al mese — circa 4.360-7.850 euro — mentre una capo governante si colloca tra 4.000 e 7.000 dollari, cioè circa 3.490-6.100 euro. Contano la compagnia, la rotta, la grandezza della nave. Ma il punto resta un altro: a pesare più di tutto è la mansione. In mare, la gerarchia si vede anche in busta paga.
A bordo lavorano migliaia di persone arrivate da Paesi diversi, spesso dalle Filippine, dall’India e dall’Europa orientale. Per molti membri dell’equipaggio, uno stipendio che in Europa occidentale può sembrare basso rappresenta invece un reddito superiore a quello che avrebbero nel Paese d’origine. Ed è qui che il confronto diventa meno semplice.
Vitto, alloggio e cure mediche: quando il netto conta più del lordo
Lo stipendio mensile, da solo, non basta a raccontare tutto. Nella maggior parte dei contratti sulle navi da crociera, infatti, la compagnia garantisce vitto, alloggio e assistenza medica per tutto il periodo di imbarco. Tradotto: molte spese quotidiane spariscono o si riducono molto. Affitto, bollette, trasporti casa-lavoro. Tutto questo, a bordo, pesa meno o non pesa affatto.
Larry Pimentel, esperto del settore crocieristico citato da USA Today, ha spiegato che per molti lavoratori internazionali il contratto in mare crea un vero “effetto moltiplicatore”. Secondo la sua analisi, alcuni membri dell’equipaggio arrivano a guadagnare da due a otto volte quello che prenderebbero nel proprio Paese. “La nave cambia i rapporti economici per molti di loro”, ha osservato Pimentel, indicando proprio l’assenza di costi per casa e spostamenti tra i fattori principali.
Poi ci sono le mance, che in alcune compagnie incidono parecchio sul reddito finale del personale di servizio. Su Holland America Line, ad esempio, ai passeggeri viene applicata una quota giornaliera indicativa tra 18 e 20 dollari, circa 15,70-17,45 euro, poi distribuita tra lavoratori più visibili e meno visibili: camerieri, addetti alle cabine, personale di supporto. Non sempre il sistema viene percepito allo stesso modo dai dipendenti. Ma resta una voce importante. A volte, la differenza la fanno proprio quei soldi.
Turni di 10-13 ore e pochi giorni liberi: il prezzo nascosto del lavoro in mare
Il rovescio della medaglia è il ritmo. Sulle navi da crociera, i contratti durano di solito da tre a nove mesi, come accade per diversi profili impiegati dalle compagnie internazionali. Durante l’imbarco, però, i giorni liberi sono pochi. Molto pochi. Il personale lavora spesso sette giorni su sette, con turni che possono arrivare a 10-13 ore.
È una routine che lascia poco spazio alla vita privata. Cabine condivise, pasti a orari fissi, colleghi e passeggeri sempre attorno. “Non è una vacanza pagata”, raccontano spesso gli addetti del settore quando parlano della vita a bordo. I porti e le città si vedono, certo. Ma quasi sempre tra un turno e l’altro, con tempi stretti e rientri già fissati.
Per il personale di sala e di cabina, poi, il rapporto con i passeggeri è continuo. Sorrisi, richieste, reclami, pulizie da ripetere più volte al giorno. La retribuzione sulle crociere va quindi letta insieme al peso fisico e mentale del lavoro. Perché un guadagno più alto rispetto al Paese d’origine può voler dire anche mesi lontani dalla famiglia e disponibilità quasi totale. E per chi resta in mare a lungo non è un dettaglio.
Bandiere, contratti e tutele: le regole che proteggono davvero l’equipaggio
Le tutele dell’equipaggio dipendono soprattutto dal contratto applicato e dalla bandiera sotto cui naviga la nave. Alcune compagnie, come segnala AIDA Cruises sul proprio sito, adottano accordi in linea con le direttive europee, con coperture su malattia, infortuni, disoccupazione e pensione. Ma nel settore crocieristico non è così per tutti.
Il nodo è la cosiddetta bandiera di comodo. Molte navi viaggiano sotto registri di Paesi come Bahamas, Panama o Malta, dove le regole sul lavoro possono essere più flessibili rispetto a quelle previste da ordinamenti più rigidi. In questi casi, secondo ricostruzioni di settore citate anche da portali specializzati come Schiffsradar, alcuni lavoratori non rientrano pienamente nelle norme sul salario minimo dei Paesi da cui provengono o in cui la compagnia ha sede commerciale.
Dal 2013 esiste comunque il Maritime Labour Convention, il Contratto internazionale del lavoro marittimo promosso dall’Organizzazione internazionale del lavoro. Fissa requisiti minimi su riposo, alloggi, cure e pagamento puntuale degli stipendi. È una cornice importante, ma poi contano i controlli, gli Stati di bandiera e la possibilità concreta, per i lavoratori, di far valere i propri diritti. Per questo, quando si parla di quanto si guadagna su una nave da crociera, la cifra mensile è solo l’inizio della storia.