Per milioni di italiani lo SPID resta uno strumento quotidiano, ma dal 2026 alcune condizioni di utilizzo stanno cambiando e conviene controllarle con attenzione.
La novità riguarda soprattutto chi usa l’identità digitale da tempo e potrebbe trovarsi davanti a nuove richieste da parte del proprio gestore. Prima di preoccuparsi, però, è importante capire chi è realmente coinvolto, quali categorie restano escluse e quali alternative sono disponibili.
Canone SPID, quanto si paga con PosteID, Aruba e InfoCert
La novità più evidente riguarda PosteID, il servizio di Poste Italiane, tra i più usati nel Paese. Dal 1° gennaio 2026, chi ha attivato lo SPID Poste da più di dodici mesi dovrà pagare un canone annuale di 6 euro. Non una cifra alta, ma il cambio di passo è chiaro: per anni lo SPID è stato considerato, e vissuto, come un servizio gratuito.
La strada, in realtà, era già stata aperta da altri operatori. Aruba ha introdotto il pagamento da maggio 2025, mentre InfoCert lo ha fatto dal 28 luglio 2025. Le condizioni non sono uguali per tutti: possono cambiare in base al gestore, al tipo di identità digitale e alle modalità di rinnovo. Prima di pagare, quindi, è bene entrare nella propria area personale e controllare.
Molti utenti se ne accorgono solo quando provano ad accedere: compare la schermata, arriva la richiesta di pagamento e nasce il dubbio. Devo pagare? Posso cambiare gestore? Posso usare un altro sistema?
Chi paga il contributo SPID e chi resta esente: minorenni e over 75
Il contributo SPID riguarda, in generale, gli utenti maggiorenni che hanno superato il primo anno di utilizzo gratuito, secondo le condizioni stabilite dal proprio gestore. Nel caso di PosteID, il riferimento è ai profili attivi da oltre dodici mesi. Il pagamento serve a coprire i costi del servizio: assistenza, sicurezza, aggiornamenti tecnici e gestione delle credenziali.

Un utente davanti al login su laptop con carta e bolletta, simbolo del canone annuale SPID e delle possibili esenzioni.
Ci sono però delle esenzioni. In base alle comunicazioni dei gestori, non dovrebbero pagare i minorenni e gli utenti con più di 75 anni, categorie considerate da tutelare nell’accesso ai servizi digitali. Per loro lo SPID gratuito dovrebbe restare garantito, salvo condizioni particolari previste dal singolo operatore.
Proprio per questo conviene verificare bene, perché le regole possono dipendere anche dalla data di attivazione e dal tipo di profilo. Chi segue un genitore anziano o un familiare farebbe bene a controllare email, app e messaggi ricevuti dal gestore.
Se non si paga il canone SPID: rischi, sospensione e alternative
Chi non paga il canone SPID può andare incontro a limitazioni nell’uso del servizio, fino alla sospensione dell’accesso con quel gestore. In pratica, l’utente potrebbe non riuscire più a entrare nei portali della pubblica amministrazione con quelle credenziali. La disattivazione non è necessariamente immediata: di norma arrivano avvisi, promemoria e indicazioni per mettersi in regola. Ma ignorarli può creare problemi, magari proprio quando serve scaricare un certificato o inviare una domanda entro una scadenza.
Le alternative ci sono. La principale è la Carta d’identità elettronica, la CIE, che consente l’accesso a molti servizi online tramite app e codice personale. Resta anche la possibilità di cambiare gestore SPID, controllando se un altro provider offre condizioni più convenienti o promozioni temporanee. La scelta più prudente è verificare subito lo stato del proprio account, soprattutto se lo SPID è stato attivato anni fa e viene usato di rado. Meglio farlo con calma, non all’ultimo minuto davanti a una scadenza fiscale.