Tessera sanitaria, hai capito a cosa serve davvero il codice a barre sul retro? In pochi conoscono la vera funzione

Tessera sanitaria, hai capito a cosa serve davvero il codice a barre sul retro? In pochi conoscono la vera funzione

La tessera sanitaria la tiriamo fuori di continuo: in farmacia, dal medico, al Cup, quando c’è da prenotare una visita o comprare un farmaco.

La rilascia l’Agenzia delle Entrate agli iscritti al Servizio sanitario nazionale e serve a certificare il codice fiscale, accedere alle cure e registrare correttamente spese sanitarie e prestazioni. È una carta azzurra, piccola come un bancomat. Ma quel codice a barre sul retro, che molti passano alla cassa quasi senza pensarci, ha un ruolo preciso. E molto più pratico di quanto sembri.

Prestazioni del Ssn, codice fiscale e cure: quando la tessera serve davvero

La tessera sanitaria è, prima di tutto, il documento che permette di usare i servizi del Servizio sanitario nazionale: visite dal medico di famiglia, esami, prenotazioni, accesso a strutture pubbliche e private accreditate, cure termali e assistenza ordinaria. Il cuore di tutto, però, resta il codice fiscale. È quello che identifica il cittadino nei sistemi sanitari e fiscali. La tessera rende solo più facile e sicura la lettura dei dati, grazie alla banda magnetica e al codice a barre.

Se la si dimentica a casa, non è sempre un guaio. In farmacia, al Cup o nello studio di uno specialista può bastare comunicare i 16 caratteri del codice fiscale, purché siano esatti. Il punto è evitare scambi di persona, errori nelle esenzioni o problemi con le prestazioni a carico del Ssn. La tessera consente anche agli uffici sanitari di controllare eventuali esenzioni dal ticket per reddito o per condizione, sulla base degli elenchi collegati al sistema nazionale. Chi non risulta inserito, seguendo le procedure della propria Regione, può rivolgersi alla Asl e presentare l’autocertificazione richiesta.

Farmaci, visite e scontrino parlante: così la tessera aiuta nelle detrazioni

Il codice a barre sul retro della tessera sanitaria serve soprattutto a una cosa molto concreta: far leggere in pochi secondi il codice fiscale alla farmacia o alla parafarmacia. Da lì nasce lo scontrino parlante, quello in cui compaiono la natura del prodotto acquistato e il codice fiscale della persona a cui si riferisce la spesa. Senza questi dati, portare la spesa in detrazione può diventare complicato.

Mano con lettore di codici a barre sopra una tessera sanitaria blu con chip e barcode su un bancone di farmacia

Una tessera sanitaria pronta per la scansione in farmacia, utile per associare correttamente il codice fiscale allo scontrino.

Per i medicinali, compresi quelli senza ricetta e gli omeopatici, la spesa può essere detratta dall’Irpef al 19%, secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate. Il discorso vale anche per molti acquisti online, ma solo se fatti attraverso canali autorizzati dal ministero della Salute. Restano invece fuori prodotti che spesso vengono confusi con i farmaci: integratori alimentari, parafarmaci, fitoterapici e cosmetici, di norma, non rientrano tra le spese detraibili.

La tessera torna utile anche per visite specialistiche, esami di laboratorio, radiografie, ricoveri, interventi, assistenza infermieristica e riabilitativa. Lo stesso vale per alcune prestazioni rese da professionisti abilitati, come fisioterapisti, psicologi, logopedisti, igienisti dentali e ottici, nei limiti previsti dalle norme fiscali. Alla cassa la domanda è sempre la stessa: “Mi dà la tessera?”. Sembra un gesto qualunque. In realtà è il passaggio che collega quella spesa alla dichiarazione dei redditi.

Ricette elettroniche, certificati e servizi online: cosa si può fare con chip e portale

La tessera sanitaria è legata anche alle ricette elettroniche. Quando il medico prescrive un farmaco o una visita a carico del Ssn, entra nel sistema, controlla i dati dell’assistito, verifica eventuali esenzioni e registra la prescrizione. La ricetta finisce poi nei sistemi informatici pubblici, usati anche per seguire la spesa sanitaria e gestire le prestazioni.

Attraverso il Sistema Tessera Sanitaria, i cittadini possono consultare alcune informazioni personali, ricette e piani terapeutici. Possono anche accedere, secondo le modalità previste dalla propria Regione, al Fascicolo sanitario elettronico. I medici, tramite lo stesso sistema, inviano all’Inps i certificati di malattia, che diventano disponibili per i datori di lavoro. Una procedura ormai normale, ma fondamentale per evitare fogli, consegne a mano e ritardi.

Dal 2011 molte tessere hanno un microchip e possono funzionare come Carta nazionale dei servizi, cioè come strumento di accesso ai portali della pubblica amministrazione, in alternativa ad altri sistemi come lo Spid. Per usarla così, però, bisogna attivarla: servono Pin e Puk, rilasciati dagli sportelli abilitati della propria Regione, e un lettore di smart card collegato al computer. Sul retro c’è anche la dicitura Tessera europea di assicurazione malattia: permette di ricevere assistenza sanitaria nei Paesi dell’Unione europea e in alcuni Stati convenzionati, secondo le regole del posto. Non sostituisce, però, le autorizzazioni necessarie per cure programmate all’estero.

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