Vecchi caricatori usb? Non gettarli via, così li trasformi in sensori di movimento per casa

Vecchi caricatori usb? Non gettarli via, così li trasformi in sensori di movimento per casa

Su How-To Geek, Adam Davidson ha raccontato un’idea nata nella comunità Home Assistant: prendere vecchi caricatori USB e piccole schede ESP32 e trasformarli in sensori di presenza Bluetooth da distribuire nelle stanze di casa.

L’obiettivo è capire meglio dove si trovano dispositivi e persone, senza lasciare in giro fili, schede scoperte e circuiti a vista. Il progetto, condiviso su Reddit dall’utente thefreymaster, non è un prodotto pronto da comprare, ma una soluzione fai-da-te: una custodia stampata in 3D che integra alimentatore, adattatore e scheda, facendo sembrare il tutto un normale accessorio smart da presa.

Perché i proxy Bluetooth ESP32 migliorano il rilevamento stanza per stanza

Nel mondo della smart home, una scheda ESP32 può diventare un proxy Bluetooth. In pratica riceve i segnali dei dispositivi vicini, come smartphone, smartwatch e sensori BLE, e li inoltra al server Home Assistant, anche quando questo si trova lontano o in una zona della casa dove il Bluetooth arriva male.

È una soluzione semplice, ma molto utile. Ed è uno dei motivi per cui queste schedine, piccole e relativamente economiche, sono diventate popolari tra chi utilizza luci automatiche, allarmi, termostati e altri sistemi di domotica.

Il problema è che un solo proxy Bluetooth ESP32 spesso non basta. Per capire con una certa precisione in quale stanza si trovi una persona o un dispositivo è necessario distribuirne diversi nell’abitazione.

Integrazioni come Bermuda, citata nell’articolo originale, confrontano la potenza del segnale rilevata dai vari proxy. Se lo smartphone viene captato con maggiore intensità in cucina rispetto al corridoio, il sistema può dedurre che si trovi proprio in quella stanza.

Non si parla di una localizzazione al centimetro, ma di un rilevamento stanza per stanza. È già sufficiente, però, per accendere automaticamente le luci quando qualcuno entra in soggiorno, ridurre il riscaldamento nelle stanze vuote o attivare una routine quando il telefono rientra in casa.

Davidson cita anche un utilizzo molto concreto: chiedere all’assistente vocale dove si trovi uno smartphone dimenticato. Piccole comodità che funzionano meglio quando i proxy ESP32 sono numerosi e distribuiti con criterio.

Dispositivo bianco compatto collegato a una presa a muro, con smartphone e speaker su un tavolino sullo sfondo

Il problema dei cavi e delle schede a vista nelle installazioni domestiche

Il problema arriva quando dalla teoria si passa alla presa del salotto. Una scheda ESP32 lasciata scoperta non è esattamente un oggetto da esporre: circuito, chip, LED e porta USB rimangono visibili, spesso insieme a un cavo collegato a un vecchio alimentatore recuperato da un cassetto.

Funziona, ma appesa a una presa, dietro un mobile o accanto al comodino dà subito l’impressione di un esperimento provvisorio. Nel pezzo di How-To Geek, Davidson descrive proprio questo scenario: schede che penzolano, cavi USB di lunghezze diverse e alimentatori di forme e marche assortite.

È una situazione che molti appassionati di domotica conoscono bene. Più aumentano i nodi Bluetooth, più cresce anche il disordine: uno in camera, uno in cucina, uno all’ingresso e magari altri nello studio o in bagno.

A quel punto non basta più alimentare le schede. Bisogna anche proteggerle, nasconderle e integrarle nell’ambiente domestico, evitando che la casa finisca per assomigliare a un laboratorio elettronico.

La soluzione stampata in 3D che integra alimentatore, adattatore ed ESP32

La proposta condivisa da thefreymaster su Reddit prova a risolvere proprio questo problema: una custodia stampata in 3D pensata per contenere tre elementi, cioè un alimentatore USB-A a 90 gradi, un piccolo adattatore da USB-A a USB-C e una scheda ESP32 D1 Mini.

Il caricatore entra direttamente nella presa a muro, l’adattatore collega l’uscita USB alla scheda e l’involucro racchiude tutto in un unico blocco compatto. Niente cavi penzolanti e niente circuiti scoperti.

La scelta di un caricatore a 90 gradi non è casuale: permette di mantenere accessibile la porta USB-A senza che venga coperta dalla custodia. La ESP32 D1 Mini, più compatta rispetto ad altri modelli, entra nello spazio previsto e viene alimentata attraverso l’adattatore USB-C.

Una volta assemblato, il dispositivo assomiglia a un piccolo accessorio smart da presa. Nella versione mostrata online compare anche il logo di Home Assistant inciso sul frontale, un dettaglio puramente estetico ma che rende il risultato ancora più ordinato.

Resta comunque un progetto fai-da-te. Serve una stampante 3D, oppure un servizio di stampa, e un minimo di familiarità con ESPHome, Home Assistant e la configurazione dei proxy Bluetooth. Non è quindi un dispositivo da acquistare, scartare e collegare in pochi minuti.

L’idea, però, ha un vantaggio evidente: permette di recuperare componenti comuni, compresi vecchi caricatori USB, trasformandoli in nodi Bluetooth più ordinati da distribuire in casa. Un modo pratico per migliorare il rilevamento della presenza senza riempire le stanze di cavi e schede elettroniche a vista.

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