Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain – Video Recensione

Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain non è un capolavoro assoluto, ma la vastità di contenuti e l’ottimo gameplay riusciranno a catturare tutti i fan.

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Kojima ha di nuovo fatto centro. MGS5: The Phantom Pain non sarà forse un capolavoro assoluto, ma la vastità di contenuti e l'ottimo gameplay riusciranno a catturare tutti i fan. E non solo.

A distanza di un anno e mezzo dal prologo Ground Zeroes, gli appassionati della serie Metal Gear Solid possono finalmente mettere le mani sul nuovo capitolo della celebre saga stealth, The Phantom Pain. Stando a quanto riferito dall'istrionico game designer Hideo Kojima, il punto di forza di questo capitolo dovrebbe essere la tanto pubblicizzata struttura di gioco open world.

Pensionato Solid Snake nel quarto capitolo, in MGS 5 il giocatore veste i panni di Big Boss, altro personaggio amatissimo dai fan della saga. Il gioco comincia nel 1984, nove anni dopo gli avvenimenti del prologo Ground Zeroes, periodo di tempo durante il protagonista è stato costretto su un letto d'ospedale, a Cipro, per un forte coma causato da un'esplosione. L'incidente gli ha portato via anche un braccio, sostituito da un arto bionico. Ripresa conoscenza, Boss si ritrova subito a dover lottare contro l'esercito paramilitare della XOF e strane oscure presenze guidate da un certo Skull Face. Con l'aiuto di alcuni nuovi personaggi e vecchie conoscenze, come l'indimenticabile Revolver Ocelot, riesce a fuggire dall'ospedale per dare inizio ad una nuova avventura e fondare un nuovo esercito di mercenari: i Diamond Dogs.

Hideo Kojima non si è dimenticato come si sviluppano grandi videogiochi. Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain forse non sarà un capolavoro assoluto e nemmeno un titolo innovativo o particolarmente originale, ma grazie alla sua enormità contenutistica, ad un gameplay stealth esageratamente vario e un comparto tecnico di primissima fascia, riuscirà a catturare tutti i fan e non solo. Sì, Kojima ha di nuovo fatto centro.