Ryse: Son of Rome, bella grafica ma poca emozione

Il tanto atteso action Microsoft-Crytek è bellissimo da vedere, ma non altrettanto da giocare. Scoprite perché con la nostra video recensione.

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All'inizio si chiamava Codename: Kingdoms, e doveva essere un titolo Xbox 360 focalizzato sulle funzionalità di Kinect poi, dopo una piccola fase di sospensione, il titolo è tornato in auge all'E3 2013, quando Microsoft ha annunciato che il progetto sarebbe tornato con il nome di Ryse: Son of Rome, il videogioco che avrebbe mostrato al mondo intero tutta la potenza di calcolo della nuova console Xbox One. In molti hanno però subito messo in dubbio la profondità di gameplay del gioco, tacciandolo di essere semplicemente la bella copertina della next-gen e nulla più.

Sotto il bellissimo vestito niente. Basterebbe questa frase per dare un giudizio a Ryse: Son of Rome, che oltre all'eccezionale comparto grafico si dimostra un prodotto senz'arte ne parte, privo di mordente, e con un combat system che non evolve e diverte solo inizialmente, grazie soprattutto alla forte impronta coreografica e spettacolare delle esecuzioni. Oltre al comparto tecnico, anche la narrazione offre qualche spunto interessante, donando uno spaccato sociopolitico della Roma antica non troppo complesso, ma comunque funzionale e coerente al contesto.