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Battlefield 3

DICE torna sul terreno di guerra con l'imponente Battlefield 3

Voto WebNews
9,1
Data di uscita

28 Ottobre 2011

Giudizi
  • Giocabilità9,3
  • Grafica9,4
  • Sonoro9,5
  • Multiplayer9,0
  • Longevità8,5
Pro

Ottimo impatto grafico (specialmente su PC), campionatura audio meravigliosa, multiplayer immenso.

Contro

Campagna e relativa narrazione poco ispirate e relegate a mero contorno.

Di ,

Trama

È ormai da qualche anno che software house da tutto il mondo, dalle più blasonate alle nuove, stanno cercando di spodestare Call of Duty dal trono di re degli FPS bellici con forte propensione multiplayer. Nel tempo, la famosa serie ha saputo allargare sempre più il suo bacino d’utenza, fagocitando e omologando le altre offerte del mercato, tanto che qualsiasi proposta concorrente ha faticato a ritagliarsi un suo spazio, finendo ben presto nel dimenticatoio. Questo fino a quando, lo scorso anno, Electronic Arts ha deciso di partire all’attacco del blockbuster Activision, proponendo sul mercato due pezzi da novanta: Medal of Honor e Battlefield: Bad Company 2.

Sebbene il primo di questi due non abbia impensierito più di tanto l’ultimo capitolo dello sparatutto made in Santa Monica, Black Ops, Battlefield: Bad Company 2 ha invece cominciato a fare seriamente scricchiolare le certezze di Activision. Electronic Arts e il team di sviluppo DICE sono intenzionati più che mai a portare avanti questa accesa battaglia, riesumando, quasi a sorpresa, il brand più classico dell’accoppiata: Battlefield, arrivato con questa edizione al terzo capitolo.

Senza il suffisso Bad Company, la serie Battlefield è sempre stata contraddistinta da una prevalenza multiplayer e da un background narrativo solo leggermente abbozzato. Cambiano gli interpreti, cambiano le stagioni, ma Battlefield non cambia. O Meglio, non cambiano le sue priorità contenutistiche. Il canovaccio redatto dagli sviluppatori narra di un fittizio, quanto banale, conflitto internazionale, nel quale un terrorista sottrae delle testate nucleari tattiche alla Russia, con l’intenzione di creare forte scompiglio e disequilibrio nei già labili rapporti internazionali.

La strutturazione della campagna richiama a tutti gli effetti, e senza dissimularlo nemmeno troppo, lo stile che ha reso celebre (nel bene e nel male) l’intelaiatura narrativa della serie Call of Duty. Il giocatore, infatti, andrà a vestire i panni di quattro differenti uomini di guerra: il sergente dei marine Henry BlackBurn, l’operatore Miller, l’aviatore Hawkins e l’agente russo sotto copertura Dmitri Mayakovsky. Le vicende verranno raccontate, per mezzo di flashback, attraverso la voce del sergente BlackBurn, che si trova sotto interrogatorio da parte di due agenti della CIA.

Questo aspetto è stato inoltre sfruttato come collante narrativo per inserire alcune cut-scene fra una missione e l’altra, ma nonostante l’interessante approccio, la trama si presenta frammentaria, slegata e poco approfondita, limitandosi ad un semplice contorno che non farà né addormentare del tutto il giocatore, né tanto meno lo farà sobbalzare sulla sedia dall’emozione. Si tratta perlopiù di un inevitabile risultato dovuto alla insita discontinuità narrativa ereditata dal modello Call of Duty.

L’aspetto squisitamente ludico della campagna non si discosta molto dalla modulazione a livelli vista in qualsiasi altro sparatutto bellico recente, con una forte propensione agli script e alle fasi sui veicoli, quest’ultimo vero e proprio marchio di fabbrica del brand. La campagna parte con un ritmo elevatissimo, getta subito il giocatore nella mischia, senza troppi preamboli o inutili pseudo tutorial. Si continua a correre, a scappare e a sparare ai nemici, con cadenza serratissima e decisamente superiore a quanto visto nello spin-off Bad Company, in cui effettivamente le fasi shooting erano un po’ asciutte e a volte contraddistinte da ritmi blandi. Uno degli elementi che incrementa il fattore immedesimazione è soprattutto il buon numero di nemici da affrontare, così come i soldati alleati (oltre ai compagni di squadra) al fianco del protagonista, il che fa sembrare verosimile e vivo il contesto umano che si muove e cerca di sopravvivere attorno al protagonista.

La sensazione di guerra vera è fortemente tangibile anche grazie alla potenza di calcolo di un motore grafico che elargisce campi visivi generosissimi, fa ampio uso di effetti grafici come esplosioni, crolli di interi edifici e distruttibilità ambientale (anche se nella campagna riveste un ruolo solo scenografico). Tuttavia, a fare il paio con le sezioni di gioco frenetiche e immersive appena descritte, vi sono alcune fasi più lente a bordo di veicoli oppure altre scriptate spettacolari, ma non del tutto originali. Interi livelli sono dedicati all’utilizzo dei mezzi, vero e proprio cavallo di battaglia della serie Battlefield e che in questa edizione propone addirittura la possibilità di salire su di un velivolo da caccia (anche se non controllabile), oltre ovviamente alle immancabili sequenze con il carro armato.

Vi è però un problema di fondo in merito a queste sequenze: il giocatore non avrà sempre una vera libertà d’azione nel loro utilizzo e, a prescindere dai colpi subiti, non esiste nessun contatore dei danni, vanificando in gran parte il senso di queste fasi e rendendole dei semplici diversivi scenografici, godibili, ma caratterizzati da inevitabili tempi morti che mitigano l’adrenalina accumulata nei livelli più classici. A spezzare oltremodo l’azione delle fasi shooting ci pensano alcune sequenze quick time event legate a semplici scazzottate oppure a situazioni di movimento o acrobatiche.

Raggiunti i titoli di coda della non troppo emozionante campagna single player, in circa sei ore, sarà il momento di addentrarsi nella vera ragion d’essere di Battlefield 3: il multiplayer. I ragazzi di DICE, famosissimi per la loro abilità nello sviluppare guerriglie online, hanno inserito nove mappe e quattro sfide differenti, confezionando un pacchetto completo e ben variegato. È bene precisare che i “lupi solitari” avranno vita breve: differentemente da un Call of Duty qualunque, infatti, la chiave di volta per la buona riuscita di ogni partita è la collaborazione con i compagni, anche perché sono le stesse situazioni di gioco e la precarietà (bastano pochi colpi per morire) a piegare a loro piacimento il comportamento dei giocatori.

Oltre al solito Deathmatch a squadre, che può raggiungere un massimo di quattro team da quattro giocatori, sono presenti la modalità Conquista, dove due gruppi composti da massimo 12 giocatori (versione console) o 32 (versione PC) devono conquistare determinati punti di respawn indicati sulla mappa; Corsa, in cui sempre due squadre si alternano in attacco e in difesa con l’obiettivo di attivare due cariche esplosive e, infine, Corsa a Squadre, che è la variante in miniatura della modalità precedente, per solo otto giocatori. All’interno delle mappe di dimensioni più generose sono disponibili anche i mezzi, come elicotteri o carri armati di diverse tipologie, in grado di autorigenerarsi e la cui rilevanza tattica ricopre un ruolo per nulla scontato all’interno dei meccanismi tattici.

Sempre in termini strategici, è fondamentale la scelta della classe soldato fra le quattro disponibili, che poi, grazie all’esperienza accumulata tramite la conquista di obiettivi e le uccisioni, permetteranno una crescita molto specifica della professione maggiormente utilizzata, comprensiva di gadget, equipaggiamenti, perk e anche nuovi armamentari per i veicoli. Diversamente da altri congeneri, però, le specializzazioni garantiscono una personalizzazione molto più eterogenea e versatile, che permette al giocatore di modellare un proprio alter ego virtuale che, seppur limitato dal suo ruolo specifico, può approcciarsi a più situazioni differenti.

Anche se la distruzione di edifici ed elementi ha un ruolo solo scenografico nella campagna, nel multiplayer questo ricoprirà un aspetto più rilevante, proprio come nello spin-off Bad Company. Anche grazie all’ausilio dei mezzi, fare esplodere intere facciate di edifici, oppure semplicemente disintegrare coperture o altri elementi presenti nello scenario, regala un’ interessante sfaccettatura tattica e d’improvvisazione. Un surplus ludico che, ad ora, nessun altro sparatutto bellico è in grado di veicolare.

A chiudere il cerchio ci pensa un’ottima modalità cooperativa, che propone sei missioni in esclusiva per il gioco con un amico virtuale. Si tratta essenzialmente di sfide composte da obiettivi semplici e dalla durata piuttosto limitata, ma che riescono nell’intento di intrattenere la coppia di giocatori, soprattutto grazie al valore aggiunto della cooperazione, che si riflette in una maggiore espressione tattica dello schema di gioco rispetto alle lineari missioni della campagna.

Il Frostbite 2.0 è un motore grafico eccezionale. Oltre al livello visivo raggiunto, che è comunque tra i primi posti nell’attuale generazione, riesce a macinare quantità inverosimili di poligoni, senza mai mostrare la minima incertezza. La realizzazione di soldati, edifici e interni è ricca di dettagli e ispirata, così come la simulazione della fisica che restituisce un’ottima distruttibilità degli elementi e una credibile risposta del rinculo delle armi e dell’impatto dei proiettili. Ciò che però lascia veramente a bocca aperta è l’accuratezza di alcuni espedienti grafici utili al coinvolgimento sensoriale del giocatore, come i dettagliatissimi effetti ottici tra cui il depth of field e un affascinante lens to flare, che imprime su schermo suggestivi giochi di luce, forse fin troppo esagerati e forzati, ma comunque godibilissimi.

Ottimi gli effetti particellari di fuoco, fumo ed esplosioni, come anche l’impianto d’illuminazione. Le texture, sempre in alta definizione, presentano trame davvero ben caratterizzate e mai scontate, come, ad esempio, i graffi d’usura sul cupolino del caccia. Delude un po’ l’attenzione riposta nell’intelligenza artificiale di compagni e nemici, i primi si metteranno spesso nelle posizioni più assurde, coprendo la linea di fuoco del giocatore, mentre i secondi sfrutteranno malamente le coperture, correndo come forsennati incontro al pericolo, e in certe situazioni si riveleranno poco reattivi nel rispondere al fuoco anche se, di contro, non mancheranno di precisione da distanze siderali.

Ad accompagnare soundtrack non particolarmente memorabili, ci pensa una campionatura audio ambientale da Oscar. Ogni situazione di gioco è in grado di restituire un impatto sonoro fenomenale e completissimo, con una ricerca maniacale per ogni singolo rumore o suono riprodotto in natura: dalla distorsione vocale e sonora in ambienti più o meno chiusi, alla ricarica dell’arma, passando per il tintinnio della pioggia che batte incessantemente sull’asfalto. Una musica di rumori che riuscirà ad intrecciarsi sensibilmente all’immedesimazione ludica.

Va fatto un discorso diverso fra la versione PC e quella console. Avendo avuto la possibilità di testarle entrambe, possiamo rassicurarvi che stabilità e fluidità vengono garantite su tutte le piattaforme: il gioco scorre a 30 fps fissi su console, e rimane ancorato ai 60 fps anche su computer non troppo recenti, pur senza abbassare troppo i dettagli grafici. Tuttavia, su console la pulizia grafica è decisamente inferiore e vi sono anche alcuni piccoli problemi di pop-up e di minor resa visiva della componente d’illuminazione. Onde evitare tracolli in termini di fluidità, è chiaro che gli sviluppatori hanno ben pensato di depotenziare leggermente l’aspetto visivo sul codice console. Una scelta del tutto comprensibile e condivisibile, vista l’importanza della fluidità in questo genere di giochi.

DICE non inventa proprio nulla, ma plasma nel miglior modo possibile ciò che sa fare meglio: il multiplayer. Purtroppo l’ottima cura riposta in questa componente stride con la poca attenzione dedicata alla campagna single player, che rimane orfana di idee originali e di una narrazione veramente coinvolgente, disseminandola di script e sezioni su veicoli non sempre del tutto convincenti. Il cuore pulsante dell’offerta ludica proposta da Battlefield 3 rimane comunque di altissima qualità e vede soprattutto nel gioco online la sua vera natura. Su console, a causa di un hardware più limitato, il titolo perde qualche punto, non offrendo le medesime vette grafiche della versione PC e limitando il numero di giocatori nelle sessioni in multiplayer.