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Pro Evolution Soccer 2012

PES 2012 sistema la formazione e accorcia le distanze, ma il divario è ampio

Voto WebNews
8,2
Data di uscita

29 Settembre 2011

Giudizi
  • Giocabilità8,2
  • Grafica8,6
  • Sonoro6,5
  • Multiplayer9,0
  • Longevità8,5
Pro

Torna a divertire come un tempo. Modalità offline e online ben strutturate. Buon comparto grafico. Cura nel dettaglio notevole. Licenze ufficiali per le competizioni più importanti.

Contro

Rose aggiornate a metà mercato. IA dei portieri pessima. Manovra di gioco talvolta confusionaria. Sonoro deludente. Contrasti mal gestiti. C'è bisogno di un motore di gioco completamente nuovo.

Di ,

Trama

Dominatore assoluto dell’era PlayStation e PlayStation 2, il calcio targato Konami e Pro Evolution Soccer ha subito un’involuzione qualitativa e tecnica con l’avvento dell’alta definizione, che ha visto prevalere al contrario il prima zoppicante FIFA, adesso vero e proprio punto di riferimento, senza se e senza ma, del calcio videoludico.

Pro Evolution Soccer ha faticato parecchio prima di trovare il bandolo della matassa in questa generazione, e solo con l’edizione dello scorso anno si è intravista un po’ di luce. Troppo poco comunque per contrastare la nuova filosofia calcistica dei videogiochi imposta dal rivale, che è col tempo, e con merito, diventato anche il numero uno da un punto di vista puramente commerciale.

L’edizione del 2012 è senza dubbio l’ultimo appello per Konami e per il PES Team, voglioso di trovare quella giusta formula in grado di riaccendere i cuori degli appassionati e riportarli all’epoca d’oro che trovò il suo culmine in particolare con Pro Evolution Soccer 4 e Pro Evolution Soccer 5. Non è facile, perché da allora il calcio, i videogiochi e le gerarchie dell’industria stessa, sono state completamente rivoluzionate. PES 2012, dopo una lunga ed appassionata prova approfondita, al verdetto non risulta essere ancora il migliore, ma probabilmente un gioco di calcio che è tornato a divertire (quasi) come un tempo. E già di per sé è forse una vittoria.

Scendendo in campo la sensazione che si respira è quella del rinnovamento (perlomeno apparente), della voglia di rifare tutto dall’inizio e tentare una via sicura, che porti certo al realismo ma anche a quell’immediatezza che tanto fece le fortune della serie anni fa. C’è da dire che il primo contatto con il pallone nel nuovo Pro Evolution Soccer 2012 è spiazzante, perché la rinnovata fisica della palla è completamente rivista da quella di dodici mesi fa.

Gli appassionati possono esultare perché la sfera non è più attaccata letteralmente ai piedi del calciatore che ne è in possesso, come purtroppo accadeva negli ultimi anni. Al contrario, questa volta ha fisica e volere proprio, e mantenerne il controllo ed il possesso non è più semplice come può inizialmente sembrare. Uno scatto troppo profondo, uno stop eccessivamente accentuato, un dribbling forzato e mille altre variabili possono far perdere facilmente il pallone, favorendo dunque il recupero degli avversari. C’è da dire in questo senso che tale piccola rivoluzione cambia totalmente i volti e lo svolgimento delle partite: che si stia pareggiando 0-0 o vincendo 6-1, le sensazioni di appagamento e divertimento sono tali come nei bei tempi andati, e nel corso dei 90 minuti simulati difficilmente si cadrà nella noia.

La nuova fisica viene supportata peraltro da una intelligenza artificiale per i giocatori in campo (almeno gli avversari) finalmente rinnovata, realistica nei movimenti sia offensivi che difensivi, anche se forse in quest’ultimo si registra ancora qualche pecca, soprattutto per quanto riguarda le chiusure degli spazi alla squadra avversaria. Lo stesso purtroppo non si può dire per i portieri, che sembrano addirittura timorosi nel prendere il pallone, tanto da rendersi protagonisti di papere inenarrabili. Un difetto che Konami promette di risolvere con una patch proprio per il giorno d’uscita. Per questo ci si riserva un eventuale aggiornamento di valutazione se le cose dovessero realmente migliorare.

Ad aggiungere sale ad un piatto che è già di per sé abbastanza ricco è una novità assoluta per la saga che, attraverso il secondo analogico, permette di controllare un altro calciatore durante l’impostazione di gioco. In pratica, questa è utilizzabile durante le fasi d’azione, spingendo l’atleta prescelto ad un maggiore movimento in profondità; oppure sovviene utile nei calci da fermo, prendendo questa volta letteralmente il controllo di un secondo giocatore per guidarlo nei movimenti e tentare di anticipare l’avversario, sugli sviluppi di un calcio di punizione o d’angolo.

Tutto questo permette di dare vita a fraseggi maggiormente realistici e coinvolgenti, meno affidati al caso e più naturale conseguenza di quanto fatto in campo. Tuttavia, c’è ancora qualche difetto strutturale, ereditato da un motore di gioco che non è mai riuscito a decollare in questi anni, rappresentando il vero tallone d’Achille delle ultime produzioni Pro Evolution Soccer.

Innanzitutto le movenze dei giocatori paiono a volte mal adattarsi alla fisica del pallone: il controllo a 360 gradi è meno incisivo che in FIFA e questo crea qualche problema nelle situazioni di gioco più strette, in cui il tempismo dovrebbe farla da padrone. I dribbling continuano inoltre ad essere eccessivamente portati a favore dei calciatori più abili. Non che sia errato, anzi, ma la differenza tra Messi e un giocatore qualunque, per fare un esempio, è talmente ampia da sfavorire in maniera troppo sbilanciata gli avversari del talento del Barcellona.

La CPU, se è abbastanza reattiva per i giocatori avversari, ancora delude un po’ per i compagni di squadra, che a volte mancano di concretizzare azioni ad evoluzione rapida, come scambi uno-due o verticalizzazioni improvvise, concluse con successo più per sbavature della difesa che per reali qualità espresse dal reparto offensivo. Deludono inoltre in parte i contrasti, e come questi vengano valutati dagli arbitri. Scontri apparentemente innocui vengono infatti considerati fallosi dai direttori di gara, spezzando molte volte eccessivamente il ritmo di gioco.

L’impressione continua giocando a PES 2012 è quella di trovarsi di fronte sì, ad un gioco che sa certamente divertire ed intrattenere l’utente, ma al contempo davanti ad un cantiere palesemente aperto, cui miglioramenti sono ancora in fase di evoluzione, anche concettualmente nella menti degli sviluppatori, e confermando che ci vorrà ancora qualche anno, perlomeno un paio, prima di poter vedere Pro Evolution Soccer tornare a diventare un avversario pericoloso per FIFA. E magari chi lo sa, riconquistare il trono del genere, ad oggi improbabile.

Per quanto concerne invece le modalità presenti, Pro Evolution Soccer 2012 dimostra forse di essere ancora il migliore. Quelle principali, Diventa un Mito e Master League, sono state messe insieme in una sorta di Football Life, un nome che meglio esprime il concetto delle novità introdotte in entrambe. Gli sviluppatori giapponesi hanno infatti puntato parecchio su tutti gli aspetti riguardanti ciò che accade fuori dal campo. Dunque, che si decida di essere l’allenatore o una promettente stella del calcio futuro, bisognerà saper gestire i rapporti con dirigenza (la quale assegnerà persino degli obiettivi stagionali e per partita, alcuni particolari), squadra, tifosi e naturalmente stampa. In quest’ultimo caso tuttavia non sarà possibile interagire direttamente, nel senso che le conferenze stampa hanno cut-scene già predefinite, ma nel complesso tutto è molto più realistico e coinvolgente, e se si mettono nel mezzo anche licenze importanti come quelle di Champions League, Europa League, Copa Libertadores e Supercoppa UEFA, ricostruite nella struttura alla perfezione. Allora si capisce che quando si tratta di entrare nel dettaglio, il PES Team ha ancora una marcia in più rispetto a EA Sports.

Da questa parte delude però parecchio come, ancora una volta, le rose siano aggiornate soltanto al 31 luglio 2011. Sebbene Konami abbia promesso l’arrivo di un DLC a giorni che risolverà la cosa, è inammissibile che un titolo venduto a prezzo pieno debba presentarsi con una mancanza di questo tipo, perché Eto’o ancora all’Inter o addirittura Pastore in forza al Palermo, non sono dimenticanze che dagli appassionati vengono digerite facilmente, specie se si considera che la concorrenza non ha problemi di questo tipo. Considerato poi che il DLC sì ci sarà, ma anche che la percentuale di utenti che non possono collegare la console online non è bassissima, si capisce che forse sarebbe meglio evitare cose simili con Pro Evolution Soccer 2013, anche perché l’aggiornamento delle rose è direttamente correlato alle statistiche dei calciatori, che non sono per forza di cose aggiornate al loro reale valore, e alcune persino sballate.

Per chiudere il discorso sulle modalità di gioco, si può ancora una volta affrontare la Champions League o la Copa Libertadores singolarmente, così da poter assaporare il fascino delle grandi competizioni immediatamente, e svolgere anche delle amichevoli con la musica della Champions in sottofondo. Da segnalare l’ottima modalità allenamento, che permette di affrontare sfide studiate non solo per ottenere punti così da poter sbloccare materiale extra, ma anche per imparare al meglio come giocare per poi mettere in pratica quanto appreso sui reali campi da gioco.

Konami ha comunque dimostrato già lo scorso anno di voler puntare fortemente sull’online. Pro Evolution Soccer 2011 in questo senso aveva lanciato novità molto importanti dal punto di vista delle modalità presenti, soprattutto attraverso l’esportazione nelle vaste lande di Xbox Live e PlayStation Network della Master League, con tutte le funzioni di quella che i giocatori hanno imparato a conoscere ed apprezzare nel corso degli anni. Con PES 2012, Konami ha ulteriormente potenziato questa modalità, introducendo la possibilità di poter modificare letteralmente gli stili di gioco, così da poterli adattare meglio alle caratteristiche dei singoli. Inoltre, sempre per quanto concerne i calciatori, sono presenti adesso i contratti a tempo, così da poter rendere più profonda anche la gestione economica del club.

Potenziata anche la modalità Comunità, che permette ora di creare gruppi al massimo da 100 persone, le quali potranno sfidarsi tra loro e comunicare attraverso apposite bullettin board. Inoltre, è stata confermata la possibilità di poter affrontare match a gruppi di otto, funzionante ma lontana ancora dall’11 vs. 11 che permette invece la concorrenza. Sono state adottate peraltro misure più severe per i cosiddetti quitter, ossia coloro che abbandonano all’improvviso una partita per evitare magari la sconfitta.

Per ultima, arriva l’integrazione con Facebook attraverso l’inedito servizio myPES, che entra in beta proprio oggi per poi debuttare in maniera definitiva nel mese di ottobre. Grazie a myPES, i giocatori potranno condividere i propri risultati direttamente sul social network, e sfidare gli amici registrati in maniera immediata. Tutti piccoli accorgimenti quelli elencati, che contribuiscono a migliorare di parecchio un comparto già lo scorso anno molto importante. Konami certo comprende quanto sia importante il gaming online in questa generazione e per questo prova ad adattare al meglio la sua simulazione calcistica. Riuscendoci peraltro.

La lunga recensione si conclude con un’analisi sul motore grafico. Visivamente, PES 2012 riesce a restituire un aspetto forse più realistico del concorrente, merito di un utilizzo più azzeccato dei vari colori, con la giusta gradazione e non quindi troppo accesi come accade in FIFA. La verisimiglianza dei giocatori più importanti è inoltre impressionante, con una cura nei particolari nella realizzazione dei volti incredibile. Il tutto è coadiuvato da un impianto di illuminazione realistico e convincente, anche se lo stesso non si può ancora purtroppo dire delle animazioni, singolarmente ben fatte, ma talvolta fin troppo slegate tra loro, dando vita ad un movimento meccanico non propriamente simile alle movenze umane. Interessante la cura nel dettaglio a bordo campo, con la presenza di panchine, allenatori, steward in movimento e persino qualche dirigente tanto per rendere più realistiche le situazioni.

Delude invece ancora una volta il comparto sonoro. Seppur la campionatura delle battute sia molto varia, la telecronaca affidata alla nuova coppia Pierluigi Pardo e Luigi Marchegiani non convince, a causa soprattutto di commenti solitamente un po’ innaturali, insieme a momenti di silenzio improvvisi, rotti poi sullo svolgimento di un’azione pericolosa. Sufficiente l’effettistica generale degli stadi, ma sorprende in negativo scoprire che la maggior parte dei cori siano ancora riciclati dagli episodi della scorsa generazione.

In sintesi, il problema vero di Pro Evolution Soccer è che ogni anno procede a piccoli passi come se fosse la serie di riferimento, quando invece chi domina ad ogni edizione praticamente rivoluziona in meglio mezza struttura di gioco. PES 2012 è certamente il miglior episodio della saga da quando sono uscite le console in alta definizione. Riesce a divertire come faceva su PlayStation 2, ma i limiti di una struttura tecnica ereditata dalla precedente generazione sono evidenti e tranciano di netto la qualità complessiva. Pro Evolution Soccer è l’immagine riflessa dell’industria giapponese attuale: povera di idee e incapace di tenere testa tecnologicamente ad un occidente sempre più in forma. Pro Evolution Soccer 2012 è consigliato comunque senza riserve agli amanti della serie; chi cerca invece qualcosa di più, probabilmente rivolgerà le proprie attenzioni verso la concorrenza.